influenza ANei casi gravi l’infezione colpisce i polmoni e può uccidere in tre modi diversi

Fonte: Corriere della Sera
di Adriana Bazzi

La vecchia pratica dell’autopsia, che ormai trova più spazio nelle serie televisive alla Csi che nelle indagini della medicina clinica, ci sta fornendo qualche prova del modo in cui il virus H1N1 uccide le persone. Alcuni ricercatori brasiliani hanno condotto la prima ricerca post- mortem, su 21 vittime della nuova influenza, per studiare le precise cause di decesso. «La mancanza di informazioni sulla fisiopatologia di questa nuova malattia è un problema – ha motivato Thais Mauad dell’Università di San Paolo, uno degli autori dello studio – perché limita la possibilità di studiare terapie efficaci».

MALATTIE PREESISTENTI - Ecco quello che i ricercatori hanno trovato e pubblicato sulle pagine dell’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. La maggior parte dei pazienti, tutti morti nei mesi di luglio e agosto 2009, aveva un’età compresa fra i 30 e i 59 anni e tre su quattro soffrivano già di malattie come cardiopatie o tumori. Tutti, anche coloro che, apparentemente, erano in buone condizioni di salute prima di infettarsi con l’H1N1, hanno manifestato una forma acuta e progressiva che li ha portati rapidamente alla morte. Di solito i pazienti che sviluppano un’influenza benigna manifestano febbre, tosse e dolori muscolari; quelli osservati dai medici brasiliani, invece, avevano presentato difficoltà di respiro con febbre, ma non sempre dolori muscolari.

ANCHE I BRONCHI – Le autopsie, praticate dagli anatomopatologi dell’Università di San Paolo su queste persone hanno poi confermato la compromissione polmonare, ma hanno evidenziato tre diversi tipi di danno al polmone: il che sta a indicare che l’infezione uccide in tre modi diversi. «Tutti i pazienti – ha spiegato Mauad – presentavano i segni della polmonite acuta, ma in alcuni casi abbiamo osservato anche la presenza di una bronchiolite necrotizzante e, in altri, di un’emorragia polmonare». Più nel dettaglio: i pazienti con bronchiolite presentavano una co-infezione batterica, mentre i pazienti che già soffrivano di una malattia cardiovascolare erano andati più facilmente incontro a emorragia. E’ indispensabile, quindi, non solo seguire con attenzione i pazienti a rischio di sviluppare complicanze, ma anche valutare le terapie caso per caso: di fronte a gravi insufficienze respiratorie è necessario il ricovero in terapia intensiva che prevede un’assistenza respiratoria e un supporto emodinamico adeguato. «Nel 38 per cento delle persone esaminate - ha aggiunto Mauad – abbiamo evidenziato una broncopolmonite batterica: è importante saperlo e soprattutto prevederlo in modo da somministrare accanto agli antivirali, anche gli antibiotici più adatti».

TEMPESTA DI CITOCHINE - I ricercatori hanno anche osservato, in alcuni individui, una condizione associata all’infezione nota come «tempesta citochinica» (le citochine sono sostanze infiammatorie): si tratta di una risposta immunitaria esagerata che si verifica nei polmoni e che può contribuire all’insufficienza respiratoria e all’esito fatale della malattia. «Studiare più a fondo il significato della risposta immunitaria nei casi gravi – ha concluso Mauad – può aiutare mettere a punto nuovi approcci di cura».