Brexit, la stangata delle università per gli italiani che studiano in Inghilterra

Dall’autunno 2021 gli studenti europei, italiani inclusi, saranno equiparati agli extracomunitari. Invece di 10 mila euro l’anno potrebbero pagarne anche 40 mila.

Fonte: Corriere.it
di Luigi Ippolito, corrispondente da Londra

La Brexit costerà cara agli studenti italiani. I ragazzi europei che vanno a studiare in Inghilterra, dopo l’uscita di Londra dalla Ue saranno equiparati agli extracomunitari: e questo vuol dire che le rette universitarie risulteranno più che raddoppiate. Già ora andare a studiare Oltremanica non è proprio una scelta economica: l’università costa 9.250 sterline l’anno (circa 10.500 euro, retta unica per inglesi ed europei). Ma per gli altri, per esempio cinesi e americani, è una vera stangata: le lauree umanistiche costano circa 20 mila sterline l’anno (quasi 25 mila euro), per Informatica si arriva a 30 mila sterline (quasi 35 mila euro) e per Medicina si toccano le 34 mila sterline (circa 40 mila euro per un anno di corsi).

La stangata d’autunno 2021
Per il prossimo anno accademico le cose dovrebbero restare invariate, dato che vige ancora il periodo di transizione post-Brexit durante il quale ci saranno pochi effetti pratici: ma dall’anno successivo gli europei (e gli italiani) dovrebbero vedersi equiparati a tutti gli altri studenti internazionali. Esiste ancora un margine di dubbio, perché in teoria si potrebbero stipulare degli accordi ad hoc, ma sembra difficile, perché si tratterebbe di una discriminazione verso gli extra-europei. E’ dunque probabile che si verifichi un calo delle iscrizioni europee alle università inglesi. Ma va detto che negli anni successivi al referendum che ha sancito la Brexit, nel 2016, le immatricolazioni negli atenei di Londra e dintorni hanno continuato a crescere, con un vero boom di arrivi dall’Asia.

Dieci cinesi per un italiano
L’internazionalizzazione delle università inglesi è fortissima: qui studiano ormai quasi mezzo milione di giovani stranieri, concentrati soprattutto a Londra. Allo University College London, il più importante ateneo della capitale, gli stranieri superano il 50 per cento del totale mentre alla London School of Economics sono addirittura oltre il 70 per cento (e anche a Oxford e Cambridge ci si aggira attorno al 40 per cento): per capirci, a Roma e Milano gli studenti stranieri sono solo il 6 per cento e al Sud non si supera l’1-2 per cento. Ora, di questa massa di stranieri nelle università inglesi gli europei rappresentano solo il 30 per cento: i cinesi da soli sono 120 mila, mentre gli indiani viaggiano attorno ai 30 mila, rispetto ai 13 mila italiani (e altrettanti francesi o tedeschi). Se si va a fare un giro a UCL o alla LSE, sembra di essere finiti in un campus di Pechino o di Hong Kong: e dunque non sarà qualche milanese o parigino in meno che metterà in crisi l’attrattiva globale del sistema educativo britannico.