Il report: studiare è l’unico modo per fare carriera

A volte i dati confermano ciò che già sappiamo ma più spesso smontano false credenze. Ad esempio, quella per cui i giovani nel mondo ritengano l’istruzione poco importante o inutile per trovare lavoro. Lo dimostra l’ultimo report di Citigroup, banca d’investimento internazionale, dal titolo “Education: power to the people – Exploring Opportunities for Private Capital in Education”.

Fonte: Nuvola.corriere.it
di Barbara D'Amico

Il sondaggio, condotto su un campione di 2500 persone in cinque paesi (Stati Uniti, Brasile, Cina, India e Regno Unito) ha indagato se e quanto i nati prima e dopo il 1980 (millennial) siano soddisfatti del loro percorso formativo. Ma, soprattutto, se il titolo e gli studi condotti siano oggi in linea con quanto richiesto dal mercato del lavoro e permetta loro di fare carriera.

Soddisfatti dei propri studi Il dato più importante è questo: il 76% degli intervistati si è detto soddisfatto del proprio titolo di studio o qualifica ottenuta e il 71% ha visto crescere il proprio stipendio. Quando però si scompone il campione tra giovani dei paesi sviluppati e giovani dei paesi in via di sviluppo le cose cambiano. Nel mondo occidentale e nelle aree economicamente forti il livello dei salari cresce “solo” per il 57% del campione e in generale gli intervistati – specie i giovani uomini – sono molto più disillusi sulle proprie prospettive di crescita rispetto ai colleghi dei paesi emergenti.

Paesi avanzati ed emergenti Nelle zone povere del mondo, infatti, il 95% di chi ha risposto all’intervista ritiene che studiare sia un’aspirazione importantissima per i propri figli, l’unica in grado di garantire un futuro. Percentuale che scende di quasi 10 punti se la domanda la si fa nei paesi più avanzati. E’ come se la formazione fosse uno strumento di riscatto sociale in cui si crede meno nelle aree ricche che nelle aree povere.

Un fenomeno reso ancora più drammatico dal gender gap. Per le nate dopo il 1980 in un paese sviluppato, ad esempio, riuscire a trovare i soldi per studiare ha rappresentato un ostacolo alla propria formazione nel 67% dei casi: esattamente come le giovani di un paese in via di sviluppo. Per i ragazzi, discorso diverso: i millennial si sono sentiti ostacolati nella formazione a causa di motivi economici nel 64% dei casi contro il 70% dei colleghi cresciuti in un stato emergente.

App e formazione online C’è però un elemento che mette d’accordo tutti: lo studio e la formazione sono un mercato in continua crescita in cui la sfida sarà integrare ancora di più app e dispositivi digitali con la necessità di ottenere titoli, superare esami, apprendere quello che serve per il proprio lavoro. Il 63% infatti indica le app educational come elementi integrativi della formazione classica mentre solo per il 22% queste possono sostituire la classica scuola. Un dato utile per investitori e attori del panorama formativo, visto che – ricorda sempre il Report – solo il 2% dell’industria scolastica a livello mondiale oggi è digitalizzato e in generale l’industria della formazione muove un business di quasi 5 mila miliardi di euro (5 trilioni di dollari).

Pubblico vs privato C’è poi un ultimo dato interessante: quando si chiede la preferenza tra sistema scolastico pubblico e privato, la percentuale si eguaglia (36%). Nei paesi avanzati, però, le scuole e le università private crollano negli indici di preferenza fino al 20% contro il 47% dei paesi in via di sviluppo. Cosa vuol dire? Forse, che lo studio si conferma essere la migliore soluzione contro la disoccupazione ma proprio per questo necessita di uno sforza congiunto – pubblico e privato – perché le sfide saranno durissime nel prossimo futuro e il fabbisogno formativo crescerà non solo nei paesi emergenti ma anche in quelli più ricchi dove il problema più grande oggi è cercare di abbattere i costi della formazione.

A scuola per sempre Lo dimostra l’ultimo dato raccolto dal Report e secondo cui sempre più persone vedono la formazione non più come una fase di passaggio che si chiude al massimo con l’Università, ma come uno sforzo da portare avanti per tutta la loro vita. Una fotografia utile e che ancora una volta smentisce l’adagio secondo cui sarà la tecnologia a mangiare posti di lavoro. No, non sarà colpa dei robot, ma dell’ignoranza.