Università, dalla dea Cerere alla scuola di Salerno. Storia di una corporazione

Da oltre mille anni rappresenta gli studi superiori e specialistici, ma solo da pochi anni frequentarla non è riservato al clero o ai figli delle famiglie nobili.

Fonte: Corriere.it
di Paolo Fallai

Una particolare categoria di parole ha visto il suo significato crescere e strutturarsi nel corso del tempo, fino a cristallizzarsi nella sua ultima espressione, dimenticando in qualche modo le sue origini. Fa parte di questa famiglia una delle parole più usate del nostro piccolo bagaglio: università.

Istruzione superiore

Pochi dubbi sul fatto che indichi l’istituzione, pubblica o privata, chiamata a completare il ciclo di studio e formazione dopo la scuola secondaria superiore. Così come la conosciamo è articolata in facoltà, corsi di laurea, dipartimenti e rilascia titoli accademici e professionali, lauree triennali o «magistrali» per quei corsi che durano 5 o 6 anni.

L’origine

Dal latino universĭtas, che significa «totalità, universalità», derivato di universus. Che non è stato subito un sinonimo di cosmo, ma più semplicemente voleva dire «tutto intero», essendo composto di unus «uno» e versus, participio passato di vertĕre «volgere»; in sintesi, come ci ricorda il vocabolario Treccani, «volto tutt’intero nella stessa direzione». Già aver chiarito l’etimologia offre un’immagine di questa parola più densa di quanto avremmo frettolosamente supposto.

L’evoluzione medievale

Proprio questa sua «universalità» ha fatto sì che nel medioevo il suo significato evolvesse in corporazione, insieme di persone associate. Ed è quindi abbastanza comprensibile che sia stata associata ad una «corporazione di studenti» nel momento della fondazione di una accademia dedicata allo studio, a Bologna nel 1088, secondo una data individuata con entusiastica approssimazione da una commissione di cui faceva parte anche Giosuè Carducci che non seppe resistere nel 1888 alla rotondità dell’anniversario.

Un primato mondiale

Ma che l’Università di Bologna sia stata la prima istituzione, nel mondo occidentale, dove «maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano ad applicarsi al diritto» non ci sono davvero dubbi ed è un primato che dovrebbe renderci orgogliosi. Se non altro perché sono italiane gran parte delle prime università: Modena (1175), Padova (1222), Napoli (1224), Siena (1240), Macerata (1290), Roma «La Sapienza» (1303, con una «bolla» di papa Bonifacio VIII), Perugia (1308), Firenze (1321). Per fare un piccolo confronto Parigi sarà fondata nel 1180, Oxford «solo» nel 1284.

Insidiato da un precedente leggendario

In realtà un centro studi di formazione superiore e interamente dedicato alla medicina, esisteva già prima del fatidico 1088: è la Scuola Medica Salernitana, le cui basi teoriche si rifacevano alle lezioni di Ippocrate e Galeno ma che non disdegnava di mettere a confronto elementi della tradizione greco latina con i contributi delle culture araba ed ebraica. Non esiste un atto di fondazione della scuola di Salerno e solo una leggenda la fa risalire genericamente all’alto medioevo. Ma tanto basta far considerare la scuola salernitana come antesignana delle moderne università e a salvare il primato bolognese.

Sviluppo del significato

Non può sfuggire che per molti secoli l’accesso allo studio e alla formazione superiore, fossero riservati al clero e a una ristretta categoria di privilegiati. L’universalità dell’università era molto parziale e si è presa una sua rivincita solo nel 20º secolo con l’istruzione di massa. Non sarebbe male ricordare, ogni volta che si riflette sulle politiche dell’istruzione, che questa universalità rappresenta una delle conquiste più importanti dell’uomo moderno. Se non altro per combattere gli ostacoli di natura logistica e amministrativa (oltre alle posizioni dichiaratamente ideologiche) che tendono far tornare lo studio un privilegio per pochi.

Una cura materna

L’Università di Bologna per prima e molte altre università dopo di lei, si fregiano dell’epiteto «alma mater» studiorum. È una locuzione latina che significa «Madre che alimenta». Nell’antica Roma era il titolo con cui identificare Cerere, dea madre della terra e della fertilità. È la divinità che i greci chiamavano Demetra. Entrambe poste a tutela del nutrimento dei nostri corpi, come le università dovrebbero sovrintendere a quello delle menti.