Cosa succede se non pago le tasse universitarie in tempo?

Quali sono le conseguenze del ritardato pagamento delle tasse universitarie: sanzioni, blocco della carriera, esami preclusi, cambio di facoltà impossibile.

Fonte: Laleggepertutti.it
di Paolo Remer

Il pagamento periodico delle tasse universitarie è un onere pesante, considerato l’ammontare che gli Atenei richiedono per iscriversi e frequentare i loro corsi di laurea. Le spese sono elevate, spesso superano i mille euro all’anno e si aggiungono a quelle che gli studenti fuori sede debbono sopportare per alloggio e mantenimento. Talvolta non si riesce a fronteggiarlo e si arriva in ritardo rispetto alle scadenze; può anche succedere di dimenticarsi di pagare entro i tempi previsti, anche perché le università non inviano quasi mai ai propri iscritti dei solleciti o messaggi per ricordare l’adempimento.

Allora, sorge la preoccupazione: che sia tu lo studente, oppure il genitore che provvede al mantenimento degli studi di tuo figlio, ti chiederai cosa succede se non pago le tasse universitarie in tempo? È una buona domanda che è bene porsi prima che il fenomeno si verifichi ed è anche un quesito che pone molti interrogativi: ti preoccuperai infatti di cosa succederà alla carriera universitaria, se diventa precluso dare i successivi esami, se sono previste maggiorazioni e penalità per chi paga in ritardo ed a quanto ammontano, se è possibile recuperare in seguito le rate non pagate e se c’è riscossione coattiva per questi debiti non saldati come accade per imposte e tasse.

In questo articolo, esamineremo proprio le conseguenze dei pagamenti tardivi su tutti questi aspetti. Per ora ti anticipo che le tasse universitarie servono alla sostenibilità degli Atenei e quindi ogni università è particolarmente attenta ai pagamenti e si cautela dagli inadempimenti in modo da evitarli e quasi costringere gli studenti a pagare, omettendo certe prestazioni in loro favore se e fino a quando non provvedono.

Inoltre, tu stesso devi avere ben chiaro il da farsi, riguardo al tuo progetto universitario prima ancora delle tasse: se intendi proseguire gli studi dove li hai incominciati ti conviene metterti in regola quanto prima con le tasse e ci sono, come vedremo, le possibilità per farlo anche dopo le scadenze, con conseguenze solo economiche e solitamente non troppo gravi.

Se hai intenzione di abbandonare gli studi oppure vuoi iscriverti ad un’altra facoltà o ad un altro Ateneo, non ti puoi facilmente liberare dai vecchi debiti scappando e lasciandoli insoluti; dovrai, invece, definire le pendenze pregresse con la tua vecchia università, comunicando nei modi previsti la rinuncia al percorso che avevi inizialmente intrapreso per ottenere il necessario via libera, che però passa innanzitutto attraverso la regolarizzazione del pagamento delle tasse, altrimenti non riuscirai né a concludere il rapporto con l’università di appartenenza né ad arrivare alla nuova.

L’obbligo di pagamento delle tasse universitarie

Le tasse universitarie riguardano sia l’iscrizione sia la frequentazione e l’obbligo di pagarle scatta già nel momento dell’immatricolazione iniziale. Il percorso universitario è suddiviso in anni accademici che non coincidono con gli anni solari ma hanno carattere convenzionale: comprendono due anni contigui, dall’autunno del primo all’estate del successivo (ad esempio, l’attuale è 2019/2020). L’obbligo di pagarle sorge, quindi, al momento dell’iscrizione, a partire dal primo anno e per ciascuno dei successivi. I periodi precisi di ciascuna annualità variano da università a università e vengono stabiliti in base ad un apposito calendario accademico.

Le tasse universitarie non vanno pagate tutte e subito, cioè prima di cominciare a frequentare i corsi di laurea secondo il piano di studi stabilito ed i percorsi formativi da seguire. Le università consentono quasi sempre il pagamento rateale, cosicché l’importo viene suddiviso in due, tre o anche quattro rate, che così arrivano fino alla primavera successiva. Quindi, le condizioni ed i termini di pagamento si conoscono fin dall’inizio, ci si può pianificare ed anzi è bene farlo, come vedremo.

L’importo delle rate da pagare è generalmente commisurato all’Isee del nucleo familiare di appartenenza dello studente: in questo ambito c’è un indicatore specifico previsto proprio per gli universitari, chiamato Iseeu (Isee universitario), valido non solo per le agevolazioni sulle tasse ma anche ai fini delle altre prestazioni previste dal sistema Dsu (Diritto allo studio universitario), come l’accesso alle borse di studio.

Quanto maggiore è il reddito, tanto maggiore sarà la fascia di tasse in cui lo studente rientrerà; sono variazioni consistenti, di parecchie centinaia di euro all’anno. Alcune università prevedono l’esenzione totale per coloro che hanno redditi redditi minimi.

Ci sono due tipi di tasse

La tassa universitaria sembra unica ma non lo è: bisogna distinguere tra la parte di tassa regionale (istituita con legge [1] e regolamentata dalla Regione dove ha sede l’università) e la quota di contributo universitario, posto a carico dello studente e destinato a coprire i servizi di vario genere che l’università gli fornisce in ogni ambito, didattico o amministrativo, compresi quelli sportivi e ricreativi.

La tassa regionale va versata in unica soluzione al momento stesso dell’iscrizione (talvolta una piccola quota viene spalmata sulle rate successive, ma il grosso va corrisposto all’inizio). Viene, quindi, riscossa per prima, dall’università per conto della Regione. Se non viene pagata subito, l’ateneo blocca la procedura e non consente di completare l’iscrizione stessa. L’importo medio è di 140 euro annuo per la maggior parte delle Regioni italiane; alcune prevedono tre fasce, da un minimo di 100 ad un massimo di 160 euro. Sono esenti gli studenti particolarmente meritevoli, i disabili e gli invalidi riconosciuti con percentuale maggiore del 66%.

Il contributo universitario invece è regolamentato da ogni Ateneo con propri provvedimenti, in base a criteri generali di «equità, gradualità e progressività» stabiliti dalla legge [2]. Gli importi sono differenziati (tenendo conto dell’Isee di cui abbiamo parlato prima) non solo per ciascuna università ma anche in base ai vari tipi di corsi di laurea; comprende sempre anche l’imposta di bollo, pari a 16 euro. Di solito la prima rata va pagata subito al momento dell’iscrizione oppure entro un mese dall’avvenuta iscrizione, che altrimenti non viene perfezionata.

In via generale, la legge di Bilancio 2017 ha istituito una “no tax area” che permette a chi ha un Isee inferiore a 13.000 euro di non pagare l’iscrizione all’università ed ha chi ha un Isee fino a 30.000 euro di beneficiare di riduzioni sulle tasse universitarie, variabili a seconda delle fasce. Ad esempio, per chi ha un’Isee di 30.000 euro le tasse non potranno superare il 7% della differenza tra l’Isee e il valore di 13.000 euro.

Per il primo anno, si può accedere alle agevolazioni in base ai requisiti economici che abbiamo descritto; dal secondo anno in poi per mantenerle bisognerà anche rispettare alcuni criteri di merito, tra cui l’essere in corso ed aver raggiunto un certo numero di Cfu (crediti formativi), almeno 10 al secondo anno e 25 negli anni successivi.

Ora che abbiamo esaminato come sono fatte le tasse universitarie, quali sono le voci che le compongono ed esposto le principali esenzioni ed agevolazioni (se vuoi approfondire questi aspetti puoi leggere chi non paga le tasse universitarie e tasse universitarie: agevolazioni) possiamo occuparci delle conseguenze per chi non paga le tasse universitarie in tempo.

Tasse universitarie: cosa succede se non pago?

Quanto alla tassa regionale abbiamo già visto che va pagata all’atto dell’iscrizione, altrimenti l’università non consente allo studente l’ammissione ai propri corsi di laurea: non si potrà validamente frequentarli. Del resto, l’Ateneo riscuote questo tributo per conto della Regione al quale deve riversarlo e ciò costituisce un suo preciso e inevitabile obbligo, che non ammette deroghe e non consente scappatoie.

Quindi, non è concretamente possibile evitare il pagamento se si vuole frequentare e accedere a tutti i servizi didattici offerti; l’omissione, comunque, se dovesse verificarsi, comporta la preclusione della possibilità di laurearsi fino a quando non saranno regolarizzati tutti i pagamenti dovuti per ciascuna delle annualità pregresse a partire da quella di iniziale iscrizione.

La mora 

Per il contributo universitario, invece, che tra l’altro costituisce la parte più consistente dell’importo complessivo dovuto ogni anno, può accadere spesso di non rispettare le scadenze di pagamento previste. La prima conseguenza negativa in questi casi è la mora, una sanzione apposita prevista per penalizzare dal punto di vista economico chi paga in ritardo. L’importo della mora è prestabilito in base a fasce temporali: cresce in proporzione quanto più il ritardo è maggiore.

Le condizioni concrete variano per ogni università e sono prestabilite dai regolamenti interni. La mora può essere prevista anche sulla prima rata, nei casi di ritardata iscrizione: può capitare infatti che per varie ragioni ci si iscriva in un momento successivo a quello stabilito per l’inizio dell’anno accademico (fino a quando ciò è possibile) ed allora, anche se si paga contestualmente all’iscrizione, sarà dovuta una piccola penale, di solito contenuta in qualche decina di euro. Il contributo universitario viene maggiorato di questa quota sanzionatoria per penalizzare chi si iscrive oltre i termini e così è prevista questa mora automatica posta a loro carico.

Anche per le rate successive è previsto un sistema di mora analogo, commisurato al numero di giorni di ritardo rispetto alla scadenza del termine di pagamento previsto per ciascuna rata. Ogni università prevede le sue specifiche fasce: ad esempio se si paga entro 15 giorni dalla scadenza, oppure dopo 30, 60, 120 e oltre.

L’importo della mora è a volte stabilito a forfait cioè in misura fissa per ogni fascia (ad esempio: 60 euro per chi paga oltre 30 giorni dalla scadenza ma entro i 90) altre volte è commisurato in percentuale all’importo della rata dovuta e sempre considerando il ritardo accumulato (ad esempio il 10% se paghi dopo 30 giorni dalla scadenza ma prima dei 60, il 15% tra il 61esimo ed il 90esimo giorno, ecc).

È bene non aspettare l’ultimo giorno utile per effettuare il pagamento, perchè si rischia che, secondo il canale bancario utilizzato, l’operazione venga contabilizzata in accredito per l’università il giorno successivo e così scatterà inevitabilmente la mora per il ritardo.

Ormai tutte le università mettono a disposizione dei propri studenti una procedura online nell’area riservata del proprio sito, attraverso cui si può verificare tutta la propria posizione e in particolare se si è in regola o meno con il pagamento delle tasse universitarie; così diventa possibile regolarizzare i pagamenti pregressi conoscendo esattamente le rate scadute e gli importi di mora dovuti fino a quel momento. Quello che diventa noto a te quando ti colleghi all’archivio informatizzato, però, è conosciuto ancor prima ed automaticamente dall’università stessa, che così è in grado di prevedere ed applicare un’altra pesante sanzione per chi non risulta in regola con i pagamenti periodici delle tasse: il blocco della carriera universitaria.

Il blocco della carriera universitaria

È la sanzione afflittiva che si applica nei casi di ritardi più gravi e protratti. L’università considera che lo studente è venuto meno ad un suo preciso obbligo e giustamente considera l’omissione del pagamento alla stregua di un illecito.

Gli Atenei tendono ad anticipare questa sanzione alla prima occasione utile, che si verifica di solito nel momento in cui lo studente cerca di sostenere un esame: così la maggior parte dei regolamenti prevede espressamente che per sostenere gli esami occorre sempre essere in regola con il pagamento della contribuzione universitaria e delle eventuali maggiorazioni.

La stessa regola vale anche per chi ha completato il corso e deve sostenere la seduta di laurea discutendo la tesi: anche in tali casi non è possibile laurearsi se prima non è stata regolarizzata la posizione economica eseguendo i pagamenti dovuti, comprese tutte le more applicabili in base ai periodi di ritardo accumulati.

Quindi, in estrema sintesi, se non sei in regola con il pagamento delle tasse universitarie non puoi sostenere esami e laurearti.

Rinuncia agli studi o trasferimento ad altro Ateneo o facoltà

La rinuncia agli studi comporta l’interruzione definitiva del rapporto di frequentazione con l’università. È una scelta che compete allo studente e va effettuata comunicandola all’Ateneo di appartenenza nei modi stabiliti, in genere con un’apposita domanda o dichiarazione.

Si può decidere di fare rinuncia o perchè si vuole smettere di studiare a livello universitario oppure perchè si ha intenzione di trasferirsi in un’altra università dove intraprendere un nuovo cammino accademico (o proseguire quello già avviato iscrivendosi all’analoga facoltà e corso) oppure di iscriversi ad un diverso corso di studi istituito presso la stessa università originaria.

In entrambi i casi, per quanto riguarda le tasse le cose non cambiano. Devi sapere infatti che rinunciando agli studi, qualunque sia il motivo che abbia determinato questa decisione, non dovrai più pagare le tasse universitarie per i periodi successivi ma avrai l’obbligo di sanare le eventuali rate di tasse pregresse e rimaste non pagate. L’università ti richiederà il pagamento nel momento stesso in cui formalizzerai la rinuncia mediante l’apposita comunicazione.

Se non salderai il dovuto, la domanda di rinuncia non sarà perfezionata, con la conseguenza che rimarrai iscritto e sarai tenuto a pagare le tasse anche per i periodi successivi. Insomma, è inutile barare: anzi, a quel punto dovrai pagare anche un’ulteriore tassa, appositamente prevista per le pratiche di rinuncia attivate. Sono previste eccezioni solo in limitati casi, come quando la rinuncia interviene entro i primi mesi dall’avvenuta iscrizione e non si è ancora sostenuto nessun esame.

Se, invece, vuoi cambiare facoltà, anche in tal caso le tasse non pagate rappresentano un’ostacolo concreto perchè l’università potrà legittimamente rifiutarsi di rilasciare i certificati e gli attestati necessari per proseguire altrove. I mancati pagamenti infatti bloccano non solo le prestazioni che l’università fornisce a livello di corsi di studio ma anche quelle di carattere amministrativo, indispensabili per chi in questi casi deve ottenere i documenti necessari per iscriversi ad un nuovo corso di laurea, anche se istituito presso la medesima università di provenienza.

Ad esempio, la nuova immatricolazione in un corso che abbia un percorso di studi simile al precedente anche solo parzialmente (da chimica o biologia a medicina, o da giurisprudenza ad economia o scienze politiche) potrebbe richiedere la convalida degli esami già sostenuti, in modo da ottenere il loro riconoscimento ed evitare di ripeterli; ma serve per questo il rilascio della certificazione da parte dell’università di provenienza e non sarà rilasciata fino a quando lo studente non risulterà in regola con il pagamento delle tasse universitarie.

In sostanza, dunque, non c’è speranza di scappare altrove lasciando pendenze di tasse inadempiute: se non ti metti in regola con i pagamenti non potrai richiedere nessun certificato relativo alla tua carriera universitaria, non riuscirai a trasferirti in un altro Ateneo e non potrai neppure fare passaggi di corso interni all’università dove sei iscritto.