Aumentare la spesa in istruzione e ricerca per una crescita sostenibile e inclusiva

La scelta italiana di ridurre all'osso l'investimento in istruzione e ricerca è masochistica, perché l'innovazione ha un ruolo determinante non solo per sconfiggere l'emergenza climatica, ma per rilanciare la crescita della produttività e della nostra economia.

Fonte: Scuola24.ilsole24ore.com
di Andrea Roventini (Scuola Superiore Sant’Anna Pisa e Ofce Sciences Po Sophia Antipolis)

Le conseguenze disastrose del cambiamento climatico dominano sempre più i titoli dei giornali: incendi in Amazzonia e Siberia, temperature oltre i 50 C. in India, uragani ai Caraibi. Questi eventi estremi non sono “esotici”, ma colpiscono sempre di più i Paesi sviluppati. In una recente ricerca pubblica su Pnas , troviamo che il costo economico associato ai disastri naturali è aumentato di 20 volte negli ultimi cinquant’anni e ha colpito maggiormente i Paesi come il nostro che si trovano nelle zone temperate. Per arginare gli impatti devastanti del cambiamento climatico, è necessario contenere l'aumento della temperature entro il 2050 a 1.5 C. , soglia fissata dalla conferenza internazionale sul clima Cop21 di Parigi .

La buona notizia è che l’emergenza climatica sta scuotendo l’opinione pubblica e mobilitando soprattutto i giovani. In tutto il mondo ci sono state manifestazioni a cui hanno partecipato milioni di bambini e ragazzi per spingere i governi a intraprendere subito azioni concrete contro il riscaldamento globale Il discorso pronunciato da Greta Thunberg davanti ai membri dell’Onu è un j'accuse intergenerazionale.

Che cosa possiamo fare? Cambiare i nostri comportamenti quotidiani non è sufficiente. Neppure possiamo sperare che i mercati risolvano magicamente questa emergenza planetaria. È necessaria una mobilitazione di risorse e un’attività di coordinamento che richiede un ruolo attivo dello Stato paragonabile alla missione Apollo che ha portato l'uomo sulla Luna. Studi autorevoli stimano che il costo di questi interventi sia compreso tra 1% e 2% del Pil annuale. In questo quadro, non basta fissare limiti più rigidi alle emissioni di gas serra o imporre una nuova carbon tax, l'innovazione ed il progresso tecnologico devono avere un ruolo chiave nella lotta al cambiamento climatico.

Purtroppo, il nostro Paese ha tagliato selvaggiamente i fondi per la scuola e l'università ed è agli ultimi posti in Europa per investimento in ricerca e sviluppo sia pubblica che privata e per numero di laureati. Allo stesso tempo, molti di quelli che hanno conseguito una laurea o un dottorato di ricerca sono costretti ad emigrare per trovare un lavoro adeguato alla loro formazione. La scelta italiana di ridurre all'osso l'investimento in istruzione e ricerca è masochistica, perché l'innovazione ha un ruolo determinante non solo per sconfiggere l'emergenza climatica, ma per rilanciare la crescita della produttività e della nostra economia. Per esempio, all'Ilva si potrebbero sviluppare e sperimentare nuove tecnologie basate sull'idrogeno per coniugare innovazione, occupazione, rispetto dell'ambiente con la salute dei lavoratori.

In questo quadro, l'appello dei dottorandi e dottori di ricerca di Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia) è un grido che dovrebbe essere ascoltato dal governo che sta cucendo la nuova legge di bilancio, perché, parafrasando il loro slogan, salvare la ricerca è fondamentale per salvare il pianeta e, aggiungerei, anche la nostra economia!

La sfida del cambiamento climatico va combattuta naturalmente anche a livello europeo e l'Unione Europea si sta muovendo. Nel prossimo programma della Commissione a sostegno della ricerca e dell'innovazione“Horizon Europe” , la lotta al cambiamento climatico ha un ruolo fondamentale. Inoltre, la realizzazione di un European Green Deal è una delle priorità nell'agenda della nuova Presidente della Commissione Ursula von del Leyen. Questa svolta verde sarebbe rinforzata se gli investimenti in università e ricerca fossero scorporati dal calcolo del rapporto deficit/Pil, come proposto dall’Adi.

Il Green New Deal non ha come obiettivo solo la crescita sostenibile, ma anche inclusiva. L'impatto del riscaldamento globale colpirà maggiormente i bambini ed i giovani, aumentando ulteriormente la già elevata disuguaglianza intergenerazionale che affligge il nostro Paese. Ma le politiche economiche che affrontano il cambiamento climatico devono anche ridurre la disuguaglianza dei redditi se si vuole evitare che il costo della transizione verso la sostenibilità sia pagato dalle classi più deboli. Le proteste dei “gilet gialli” in Francia hanno mostrato molto bene cosa succede quando le politiche ambientali inaspriscono la disuguaglianza. Un aumento della spesa in istruzione permetterebbe, oltre a stimolare l'innovazione e la ricerca, di ridurre la disuguaglianza intergenerazionale e di promuovere la mobilità sociale stimolando così una crescita sostenibile ed inclusiva.