sapienzaSe più facoltà saranno accorpate, la dirigenza spetterebbe a rotazione

Fonte: la Repubblica
di Anna Maria Liguori

E i presidi che "perdono il posto" negli accorpamenti delle facoltà? Anche su di loro il dibattito interno alla Sapienza è del tutto aperto. E una delle proposte che nei prossimi giorni potrebbero essere fatte al rettore da un gruppo di dirigenti delle facoltà più deboli, quelle a rischio di sparizione, è questa: copiare la formula che vige nella gestione degli atenei federati (anche se la futura organizzazione della Sapienza nasce con il presupposto di eliminarli). In cosa consiste è presto detto, dare la carica di dirigente delle facoltà accorpate prima ad un preside e poi ad un altro, farli restare in carica a turno per un periodo determinato, in modo da non sopprimere il ruolo di nessuno. Negli atenei federati, "famiglie" di facoltà nate nel 2005, una cosa del genere è stata fatta. È previsto, in base al regolamento interno, che a turno il preside di uno dei cinque atenei federati ne diventi il presidente per un anno. Scaduto il termine subentra il secondo e via si seguito per cinque anni.

Solo una proposta che sembra però già scartata dal rettore Luigi Frati: «Non so a chi può venire in mente una cosa del genere. Io devo semplificare le cose non complicarle. Posso solo dire che le decisione sul futuro ruolo dei presidi è assolutamente prematura. Dobbiamo prima fare il programma di accorpamento delle facoltà. Ma una cosa è certa, prima o poi ad un preside scade il mandato. In base a questo prenderemo, tutti insieme, delle decisioni». Non è ancora dato da sapere dunque in che modo andrà avanti il processo riformatore e di radicale modifica della Sapienza.

Ma a Frati una cosa è chiara: «Credo che la cosa più importante non sarà "cosa farà chi" ma qual è l´obiettivo. Voglio rovesciare il paradigma "università dei professori". Ho il mio paradigma "università degli studenti e della società civile", e questo perché ritengo che se studenti e società civile non si riappropriano dell´università come valore essenziale non ci sarà troppo da sorprendersi se il ministro dell´Economia di turno dirotterà ancora una volta le risorse altrove rispetto ai giovani ricercatori». Frati lo aveva annunciato durante l´inaugurazione dell´anno accademico il 25 novembre: «La nostra responsabilità è enorme e a noi, classe dirigente dell´università, si chiedono scelte forti e fatti concreti».