Che cosa sono le Lauree professionalizzanti al via in 14 Università italianeI nuovi corsi brevi prevedono attività nel mondo del lavoro e sono pensati per creare figure altamente specializzate per affrontare i cambiamenti tecnologici in atto nei vari settori. La strada è però ancora incerta

Fonte: Ischool.startupitalia.eu
di Sara Riboldi

A Fiera Didacta (ma non solo) si è parlato anche di lauree professionalizzanti, i nuovi corsi brevi che prevedono due anni di formazione universitaria e un anno maggiormente dedicato al tirocinio e a periodi pratici in azienda. Un’offerta che affianca quella degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), fino a oggi alternativa alla laurea tradizionale. Il problema fondamentale però resta quello di integrare le offerte formative, creando una sinergia consapevole con il mondo del lavoro.

Il mondo tedesco come modello

Le Fachhochschulen tedesche sono istituti di istruzione superiore universitaria che offrono una formazione teorica ma che allo stesso tempo è diretta alle applicazioni concrete del mondo del lavoro, attraverso tirocini e periodi pratici obbligatori. In parallelo, le università tedesche sono invece maggiormente incentrate sulla teoria, anche se la tendenza resta quella di una maggiore integrazione verso il mondo del lavoro. Entrambe le categorie hanno sviluppato delle cooperazioni con partner aziendali. L’Italia sta tracciando la strada sulla base di questi modelli. Quella tedesca è solo una fra le realtà europee alle quali si è ispirata l’Italia, prima con la creazione degli ITS e poi con le sperimentali lauree professionalizzanti, in partenza.  Ma a che punto siamo?

ITS: oltre l’80% dei diplomati ha trovato lavoro entro un anno

Per quanto riguarda gli Istituti Tecnici superiori, i dati del monitoraggio nazionale 2018 di MIUR e Indire dicono che l’82,5% dei diplomati ITS ha trovato lavoro entro un anno dal diploma. Di questi, l’87,3% ha trovato occupazione in un campo coerente con il percorso formativo intrapreso (Dati analizzati sui percorsi che si sono conclusi tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016). Per quanto riguarda il tasso di occupazione, la mobilità sostenibile registra un tasso pari all’84,03%, seguita dalle Nuove tecnologie per il Made in Italy (83,90%) e dall’efficienza energetica (82,99%). A occupare meno è il settore delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali (78,40%).

Le figure professionali più richieste

Per quanto riguarda le figure, emergono il Tecnico superiore per le architetture e le infrastrutture per i sistemi di comunicazione (94,74%), il Tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici (93,47%),  il Tecnico superiore per l’approvvigionamento energetico e la costruzione di impianti (93,33%), il Tecnico superiore per il coordinamento dei processi di progettazione, comunicazione e marketing del prodotto moda (91,11%) e il Tecnico superiore di processo, prodotto, comunicazione e marketing per il settore calzature – moda (89,47%). Un risultato che fa capire, al di là dei settori, di quanto siano necessarie oggi figure sempre più specializzate dal punto di vista delle competenze tecnologiche.

Viaggio fra le lauree professionalizzanti

E le lauree professionalizzanti? Per quelle sono state utilizzate le classi di laurea di Agraria e di Ingegneria, almeno per il momento perché poi si dovranno creare classi specifiche. L’obiettivo è di creare figure altamente specializzate, che rispondano alle esigenze delle aziende di trovare persone con le competenze più idonee per affrontare la rivoluzione tecnologica in atto nei vari settori, superando la dicotomia tra il ‘sapere’ e il ‘saper fare’.  Le Università che partecipano al progetto in via sperimentale sono al momento 14 e per ogni laurea professionalizzante al massimo ci possono essere 50 iscritti.

L’Università di Modena e Reggio Emilia, già nota per l’innovazione del suo metodo didattico per molti corsi in modalità blended, ha attivato il Corso di Ingegneria per l’Industria Intelligente, mirando a formare tecnici altamente professionalizzanti da inserire in aziende che sfruttano le tecnologie dell’industria 4.0. Il Politecnico di Bari ha attivato il corso di laurea professionalizzante in ‘Costruzioni e gestione territoriale e ambientale, l’Università di Bologna e la Federico II di Napoli hanno attivato Ingegneria meccatronica, mentre l’Università Politecnica delle Marche ha attivato il corso di Tecniche della costruzione e gestione del territorio.

Singolari le scelte dell’Università di Bolzano e di Firenze, che hanno rispettivamente attivato il corso di laurea professionalizzante in Ingegneria del Legno e in Tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo, edilizia. Del resto la filiera del legno in Italia è sviluppata e per stare al passo con le tecnologie bisogna essere formati. La Conduzione del mezzo navale è la scelta dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, mentre l’Università degli Studi di di Padova ha optato per le Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio.

Ingegneria della Sicurezza è l’opzione dell’Università di Palermo, Ingegneria delle tecnologie industriali quella del Salento, mentre la scelta dell’Università degli Studi di Sassari è Gestione energetica e sicurezza. Infine, a udine è protagonista il corso di Tecniche dell’edilizia e del territorio, mentre l’Università degli Studi di Siena ha attivato il corso in Agribusiness, per preparare tecnici nel mondo dell’agraria, soggetto più che mai alle innovazioni tecnologiche.

Lauree professionalizzanti, utopia o realtà?

La strada sembra essere tracciata: la volontà di creare figure altamente specializzate e integrate nel mondo del lavoro fin dalla loro formazione pare essere il nuovo futuro. Tuttavia, sono ancora molte le incertezze, a partire dall’abilitazione. Bisogna infatti aspettare le leggi per rendere i corsi abilitanti a tutti gli effetti, dando la possibilità di iscriversi all’albo professionale. Le incertezze, però, riguardano anche l’integrazione effettiva con le altre possibilità formative, a partire dagli Istituti Tecnici Superiori per arrivare alle Università tradizionali, che – si sa – hanno in generale una propensione maggiormente teorica sebbene si stiano avvicinando al mondo delle imprese. Bisognerà aspettare per vedere cosa effettivamente accadrà.