p4pLa battuta esce fin troppo facile: avendo The Pirate Bay appena abbassato la leva del proprio, vien da dire morto un tracker, se ne fa un altro. Invece non è una battuta

Fonte: The New Blog Times
di Marco Valerio Principato

È proprio quel che potrebbe accadere nell’arco di qualche tempo, se i progetti già in atto a vari livelli porteranno ad una più vasta diffusione del Provider Portal for Peer to Peer, o P4P, con conseguenti sostanziali vantaggi per la Rete Internet nella sua interezza.

In effetti non si tratta di una vera e propria novità, ma nell’ultimo meeting della Internet Engineering Task Force (IETF), terminato la scorsa settimana, sono emersi ulteriori propositi proprio in direzione dello sviluppo di questa tecnologia.

Purtroppo sino ad oggi parlare di P2P – lo puntualizza anche Technology Review – è sempre stato sinonimo di pirateria per gli osservatori esterni, di ladrocinio di banda per i provider Internet e di infrazione alle regole per enti regolatori, in testa la statunitense FCC. Ciò non toglie che, se intelligentemente impiegato, il P2P può offrire, contrariamente a quanto sulle prime si potrebbe pensare, vantaggi enormi sotto il profilo del traffico.

L’idea – chiarisce la rivista del MIT – ha avuto origine dagli studi compiuti da Hayong Xie, laureando dell’Università di Yale nel 2006. Da allora, sotto l’egida della IETF, i provider hanno iniziato a vederne i vantaggi: invece di far partire un file centinaia di migliaia di volte dallo stesso server per più client, lo si dissemina con un meccanismo P2P e lo si reperisce, appunto, attraverso un meccanismo di tracking.

Essendo un modo molto efficiente di distribuire dati, l’interesse è rapidamente cresciuto. La prima azienda ad adottarlo in maniera pulita e ufficiale è stata Pando Networks che, lavorando proprio con il Dr. Xie, ha esteso il concetto a giganti come Verizon, Telefonica, AT&T e la stessa Comcast, il provider statunitense nel tempo dimostratosi tra i più “nemici” del P2P e che, invece, ha iniziato a capire dove potrebbero emergere più vantaggi che svantaggi. E non è il solo.

Con l’esperienza sviluppata in questi anni, Pando Networks ormai è in grado di costruire delle mappe dei nodi, basandosi sulle informazioni fornite dai relativi applicativi installati sui client (ne ha in circolazione circa 30 milioni, con nomi di prestigio come NBC.com e Nexon America).

Secondo Xie, la domanda per questo tipo di distribuzione di dati non potrà che crescere: per il 2013 è previsto che il solo video costituirà il 60 per cento del traffico Internet. Senza una tecnologia come il P4P, l’attuale Rete non sarebbe in grado di fronteggiare tanto traffico se non con una radicale crescita infrastrutturale, di costo ben superiore.

Se ben ci si riflette, peraltro, il concetto non differisce troppo da quello che ogni buon progettista, impegnato nell’ottimizzazione delle risorse in una realtà enterprise complessa, adotta per distribuire servizi come l’aggiornamento di Windows sfruttando il WSUS invece della connessione diretta, o come l’adozione di più server Exchange nelle varie sedi di una grande realtà, che limitano il traffico email locale alla sola rete locale.

Occorrerà dunque superare ostacoli sostanzialmente psicologici, come l’associazione mentale tra il concetto di peer to peer e la pirateria. C’è poi da superare anche – almeno limitatamente agli Stati Uniti – ostacoli di carattere normativo: così com’è, il P4P sembrerebbe infatti violare proprio quelle disposizioni sulla Neutralità della Rete su cui la FCC stessa si è tanto battuta.

Non sarà facile. Sia secondo Xie che gli esperti sentiti dalla rivista del MIT potranno occorrere ancora due o tre anni perché si superino i freni alla diffusione del sistema.

Ma ci si dovrà decidere, il tempo comincia a stringere.