Test ingresso, università Negli ultimi anni, sta crescendo il numero degli atenei che prevedono – in autonomia – di far svolgere le prove d’accesso alle aspiranti matricole. L’area tecnico-scientifica la più selettiva

Fonte: TGCOM24

Siete aspiranti Farmacisti, Psicologi, Ingegneri industriali o informatici? Allora fate attenzione alla città in cui decidete di studiare, questo è il consiglio di Skuola.net. Perché non è così scontato che riuscirete a frequentare le lezioni e a sostenere gli esami. Queste, infatti, sono solo alcune delle facoltà che hanno fatto registrare un boom dei test d’ingresso a livello locale, ‘autogestiti’ dalle singole università. Perché i corsi di laurea ad accesso programmato non solo quelli esplicitamente indicati dalla legge (la n.264 del 1999) - Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura, Scienze della formazione primaria, Professioni sanitarie - e che hanno un numero di posti fisso a livello nazionale. L’autonomia universitaria, infatti, consente agli atenei di stabilire dove e come applicare lo strumento del numero chiuso.

Accesso programmato, in crescita quello volontario
Attualmente, i corsi che prevedono test d’ateneo sono quasi mille: gli ultimi dati disponibili, estrapolati dalla piattaforma Universitaly e riportati dal Rapporto sulla condizione studentesca CNSU 2018 ci dicono che nel 2017 sono stati ben 972. Numeri mai registrati in precedenza. Che seguono, probabilmente, il recente rinnovato appeal degli studi universitari. Visto che, dopo il picco del 2014 (965 corsi ad accesso programmato locale), c’era stata una netta inversione di tendenza che aveva riportato i corsi selettivi a quota 926. Quelli, però, erano gli anni in cui la crisi economica aveva spinto alla fuga dagli studi post diploma.

L’autonomia universitaria genera disparità
Con la ripresa delle immatricolazioni, dunque, riparte la corsa verso l’alto (tra i parametri per autorizzare i test d’ingresso c’è anche la proporzione tra studenti e professori). Così può capitare spesso e volentieri di trovarsi di fronte a un paradosso. Se, ad esempio, a Milano un corso di studi prevede piena libertà nell’immatricolazione, non è detto che lo stesso identico corso organizzato a Bari sia esente dalla selezione all’ingresso. Ma quali sono le facoltà che hanno sfruttato di più questa opportunità, soprattutto per i corsi triennali? Dove, in pratica, per potersi iscrivere sarà quasi certo di dover passare per il filtro delle prove preliminari? Quelle più ‘cattive’ rientrano sicuramente nell’area tecnico-scientifica.

Le facoltà tecnico-scientifiche le più selettive (per scelta)
Come anticipato, Farmacia e Ingegneria industriale svettano su tutte le altre (con circa 60 corsi ad accesso programmato locale); subito dietro – con 40 corsi – le Biotecnologie e le varie branche dell’Ingegneria dell’informazione (informatica, elettronica, telecomunicazioni, ecc); seguono Economia, Psicologia e Biologia (immediatamente sotto quota 40). Nel caso di Farmacia, Biotecnologie, Biologia e Psicologia, tra l’altro, i corsi a numero chiuso superano di gran lunga quelli ad accesso libero. Mentre per quel che riguarda Ingegneria Industriale, Ingegneria dell’informazione ed Economia, pur essendoci parecchi corsi con le prove preliminari, quelli aperti a tutti rimangono ancora la maggioranza. Basta saper scegliere l’ateneo.

Lauree umanistiche (e magistrali) no problem
Pochissimi problemi, invece, per chi è orientato verso le lauree umanistiche: sono una rarità le facoltà che fanno svolgere i quiz per immatricolarsi, ad esempio, in Lettere o in Filosofia. Stesso discorso per le lauree magistrali, dove in tutte le aree quasi mai si fa un’ulteriore selezione, considerando anche il minor numero di iscritti rispetto alle triennali; unica eccezione Psicologia (ma c’è da considerare il ciclo unico).

Quasi 1 facoltà su 2 decide di organizzare i test d’ingresso
Un passaggio, quello dei test d’ingresso, che ormai accomuna gran parte delle aspiranti matricole. A conti fatti, nelle prossime settimane, in circa 4 corsi di laurea su 10 gli studenti si dovranno cimentare con le prove d’accesso. Un numero facilmente ricavabile: nell’anno accademico 2017/2018 sono stati 4441 i corsi attivati dalle varie facoltà italiane, 720 sono quelli ad accesso programmato obbligatorio, 972 quelli ad accesso programmato volontario. Totale: 1692 corsi di laurea, il 38%. Se fossero solo quelli stabiliti per legge ci si fermerebbe al 16%. Mentre, isolando quelli in cui i quiz sono facoltativi, il dato schizza ulteriormente: 45%, praticamente la metà.