Girl Power, «Diventare ingegnera? Ci vuole un bel caratterino»Ho 27 anni, vengo da Molfetta, in provincia di Bari, e ho frequentato il liceo scientifico nella mia città, poi il corso di laurea triennale in Ingegneria industriale e la specialistica in Ingegneria gestionale a Bari

Fonte: Repubblicadeglistagisti.it
di Rossella Nocca

Ho scelto questa facoltà perché mi sembrava più attinente alle mie capacità, molto più razionale e poco dispersiva: un corso di studi compatto e molto pratico, diverso  da Ingegneria meccanica perché più attento ai processi nel loro insieme, con una visione orientata alle interconnessioni tra le parti di un processo fino alla totalità dell’insieme, piuttosto che alla singola macchina. Questo è un approccio che ancora oggi, nelle mie attività lavorative quotidiane, prediligo.

Nella mia famiglia sono tutti medici, quindi escludo a priori che qualcuno abbia potuto influenzarmi. Quando ho comunicato ai miei la mia scelta, sono stati contentissimi, conoscevano le mie inclinazioni per le materie ingegneristiche rispetto a quelle mediche e sono stati molto contenti quando hanno visto che ho puntato su ciò che mi piaceva fare piuttosto che sentirmi condizionata da ciò che facevano loro. Qualcuno ha fatto all’inizio la classica domanda “Perché non Medicina come i tuoi genitori?” e la risposta è sempre stata “Perché preferisco poter ambire a qualcosa che è affine a quello che mi piace fare piuttosto che a quello che altri mi immaginerebbero a fare.

Ho sempre studiato presso il Politecnico di Bari: avevo la fortuna di risiedere a pochi chilometri da uno dei tre politecnici d’Italia e tutt’ora non mi pento della formazione che mi ha dato. Tutte le esperienze all’estero che ho vissuto sono stati viaggi studio, nel periodo tra il liceo e l’università, e poi di piacere. Sono una persona che ama esplorare a fondo le mete: penso che l’indipendenza e la maturità che ti dà organizzare un viaggio in completa autonomia ti faccia crescere a prescindere dallo scopo del viaggio in sé. Sicuramente la passione per i viaggi mi ha fatto prendere scelte in maniera molto più leggera rispetto a chi pensa troppo prima di spostarsi anche solo di qualche chilometro.

Nel mio corso di laurea la proporzione tra uomini e donne era circa 70 a 30 e a Ingegneria meccanica il divario era ancora superiore. I miei colleghi hanno sempre avuto per le ragazze del nostro corso un atteggiamento di curiosità e ammirazione - mai di discriminazione - dovuto anche al fatto che notoriamente le ragazze sono più precise nello svolgere il proprio compito. 

Ho cominciato a lavorare già durante l’Università, portando avanti un progetto di tesi magistrale che prevedeva un tirocinio presso un’azienda di servizi della mia città. Dopo la laurea, ho dedicato i successivi sei mesi all’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo degli ingegneri e poi, poco prima dell’esito, ho conosciuto il mondo Nestlé. Ho accettato subito la posizione di stagista come Project Planner e mi sono trasferita da Molfetta a Benevento, dove lavoro attualmente. Subito dopo l’esperienza di stage per cui sono stata assunta, mi è stato proposto di continuare la collaborazione con il team del progetto Benevento e adesso sono in apprendistato sempre presso la sede di Benevento.

Inizialmente lo scopo per cui l’azienda cercava nuove figure era l’enorme progetto Nestlé da oltre 50 milioni di euro per fare dello stabilimento Buitoni di Benevento l’hub internazionale per la produzione di pizza surgelata made in Italy. Dopo i primi giorni di formazione canonica, mi è stato assegnato il ruolo di Planner, che all’inizio voleva dire tutto e niente, ma che poi ho capito consistere nel raccogliere tutte le informazioni relative alla gestione delle attività di un intero progetto, nel riuscire ad avere una visione più o meno generale dell’andamento del progetto per ogni reparto. Al momento mi occupo di due progetti che consistono nel revamping dell’intero sito produttivo, sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista di utilities, a cui si inseriscono le installazioni di nuove linee di produzione di pizza. 

Venendo direttamente dall’università, l’impatto con una realtà così ampia, strutturata, e ricca di informazioni del tutto nuove per me è stata la sfida più grande da affrontare, perché dovevo imparare contemporaneamente nuovi concetti e nuove attività - come se fossero materie - e poi dovevo capire con quale logica di interconnessione si interfacciavano tra di loro, per poter assegnare la giusta sequenza temporale a ogni attività.

Per mia grande fortuna ho trovato un ambiente di lavoro giovane e molto reattivo al cambiamento: un team che ha reagito all’ingresso di nuove figure cercando di portarci subito a un buon livello di autonomia, sicuramente un team orientato al risultato più per passione che per lavoro. Nel reparto di engineering l’ago della bilancia pende ancora verso la componente maschile per numero di impiegati uomini/ ingegneri. Ma non ho mai avvertito discriminazione, anzi il mio diretto superiore nonché Project Manager di entrambi i progetti per cui faccio pianificazione ha sempre posto l’attenzione sul mio carattere deciso e grintoso di “donna” come una caratteristica distintiva.

A 18 anni volevo diventare il direttore di una grossa struttura sanitaria, così da poter gestire tutte le figure interne. Ad oggi le mie ambizioni non sono cambiate, anzi, si sono anche più radicate: il percorso di formazione per cui sono stata assunta è finalizzato al Project Management. L’unica cosa che è leggermente cambiata è che adesso ho obiettivi di crescita anche all’interno del mondo Nestlé: mi sono appassionata, grazie anche al supporto della mia SHE (Safety, Health, Environment) manager, oltre che amica, al mondo della sicurezza, quindi certamente vorrei approfondire le mie skills di gestione anche in questo settore.

Consiglierei a tutte le ragazze che ritengono di avere un bel caratterino e che preferiscono materie più razionali e pragmatiche di intraprendere il percorso dell’ingegneria: ogni ingegneria ha i suoi lati più oscuri e quelli più splendenti, ma tornando indietro penso che farei sempre la stessa scelta. Fortunatamente nella mia generazione si sta sempre più sfatando il mito dell’ingegnere “uomo”, per cui anche il mio appello alle giovani matricole ha una base più solida a cui appigliarsi!