Caso FB-Cambridge Analytica, guida definitiva alla privacy sui social networkC’è modo di usare i social network, senza rischiare di ritrovare i propri dati nelle mani di società specializzate? Guida ad un uso consapevole

Fonte: Corriere della Sera
di Nicola Di Turi

Il caso Facebook-Cambridge Analytica e il Nudging
È il caso delle ultime settimane. Cambridge Analytica avrebbe carpito i dati di oltre 87 milioni di iscritti a Facebook nel mondo, profilandone psicologia e comportamento, in base allo studio della loro attività. Il social network non avrebbe impedito che i dati venissero estratti dalla piattaforma. Così il fondatore Mark Zuckerberg è stato convocato dal Congresso degli Stati Uniti per un paio di sedute-fiume, in cui i senatori americani gli hanno posto decine di domande sul caso. Ma c’è modo di usare i social network, senza rischiare di ritrovare i propri dati nelle mani di società specializzate nel “nudging”, ovvero nell’utilizzo di informazioni personali per proporre contenuti che influenzino le volontà degli utenti?

#DeleteFacebook e la mannaia della GDPR
A seguito della deflagrazione dello scandalo, il co-fondatore di WhatsApp Brian Acton ha lanciato l’hashtag #DeleteFacebook, sottolineando come potrebbe essere giunta l’ora di cancellare il profilo Facebook personale. La protesta è montata rapidamente, ma Facebook dall’alto dei suoi 2,2 miliardi di iscritti nel mondo potrebbe trovarsi di fronte ad una sfida ben più importante rispetto a quella di un calo degli utenti. Il caso è scoppiato a poche settimane dall’approvazione della normativa europea GDPR, che sostanzialmente impone ai colossi tecnologici di proteggere i dati degli iscritti. E dal prossimo 25 maggio la nuova direttiva europea disporrà multe salate alle società ritenute responsabili di non aver recepito gli standard di sicurezza minimi a difesa dei dati personali dei consumatori. Multe comminate in proporzione ai bilanci miliardari delle società stesse.

Facebook e privacy, guida ad un uso consapevole
Il social fondato da Mark Zuckerberg ha pubblicato una pagina su cui gli iscritti di tutto il mondo possono verificare di non essere coinvolti tra gli 87 milioni di profili rivenduti a Cambridge Analytica. Cliccando invece su Impostazioni > App e Siti Web si possono gestire le autorizzazioni concesse alle app sviluppate da terzi per accedere al proprio profilo, decidendo eventualmente di fare un passo indietro. Si possono infine cancellare le registrazioni nelle località visitate accedendo a Registro Attività > Cronologia delle Posizioni. Per evitare inoltre di concedere a Facebook l’accesso alla posizione da cui si sta usando l’applicazione in un determinato momento, è sufficiente pubblicare contenuti senza indicarla.

Instagram e privacy, guida ad un uso consapevole
Restando nell’alveo delle società controllate da Menlo Park, anche con Instagram si può provare a proteggere meglio i propri contenuti. Un’alternativa resta quella di impostare il profilo come privato, così da restringere alla cerchia di seguaci e follower la platea di chi può visualizzare le nostre foto. Dall’app di Instagram è sufficiente sfiorare l’icona dell’ingranaggio sulla pagina personale e selezionare l’opzione per rendere il profilo privato. Un’altra opzione per concedere meno informazioni a Instagram è quella di cancellare la cronologia delle ricerche, selezionando la voce Cancella la Cronologia delle Ricerche dal menu che si apre sfiorando l’icona dell’ingranaggio. Per ciascuna foto si può inoltre decidere di non indicare la geolocalizzazione dello scatto, oppure cancellare ex-post l’indicazione della località, modificando le foto pubblicate in passato. Pubblicando una Storia invece si può cliccare sull’icona dell’ingranaggio in alto a sinistra prima di scattare, per scegliere di nascondere il contenuto ad alcuni seguaci selezionati, impendendo la visualizzazione del contenuto che scomparirà in ogni caso nell’arco di 24 ore.

WhatsApp e privacy, guida ad un uso consapevole
Per frenare la condivisione di informazioni personali su WhatsApp si può cominciare a impedire la visualizzazione di Ultimo Accesso, Immagine del Profilo, Info a chi non è tra i nostri contatti, accedendo a Impostazioni > Account > Privacy. Si può inoltre evitare di presentarsi con nome e cognome, inserendo su Impostazioni > Nome e Cognome soltanto le iniziali, o anche solo il proprio nome. Infine nella pubblicazione degli Stati, ovvero foto che scompaiono nell’arco di 24 ore come su Instagram, si può impedirne la visualizzazione a chi non è tra i contatti della rubrica accedendo a Impostazioni > Account > Privacy > Stato > I miei contatti.

Google+ e privacy, guida ad un uso consapevole
Non esattamente diffuso alla pari di Facebook, in Italia Google+ si è ritagliato una fetta di iscritti tra gli utenti dell’ampia gamma di servizi offerta gratuitamente da Alphabet-Google. La multinazionale raccoglie tutte le informazioni rilasciate dagli iscritti al social network Google+ come i mi piace (+1), i commenti e le persone bloccate. Basta accedere però alla pagina dedicata per ritirare il consenso all’accesso alle singole informazioni e alle pubblicazioni personali.

Twitter e privacy, guida ad un uso consapevole
L’uccellino blu raccoglie invece automaticamente tutte le geolocalizzazioni dei tweet pubblicati dagli utenti. Per ciascun post si può disabilitare la funzione al momento della pubblicazione. Mentre per cancellare tutte le geolocalizzazioni dei tweet del passato in un colpo solo è sufficiente accedere a Impostazioni e Privacy > Privacy e Sicurezza > Cancellare le informazioni di localizzazione. Twitter inoltre consente agli utenti di autenticarsi con il proprio profilo su siti che richiedono una nuova iscrizione, evitando così di compilare diverse volte le informazioni richieste. Per ritirare la concessione dell’accesso al proprio profilo alle app di terze parti è sufficiente però visitare Impostazioni e Privacy > App > Revocare accesso.

LinkedIn e privacy, guida ad un uso consapevole
Esistono sostanzialmente due opzioni che tornano molto utili a chi sta cercando lavoro usando il social network per professionisti LinkedIn. La prima consente di non mostrare gli aggiornamenti apportati al profilo e alla carriera, de-selezionando di volta in volta l’opzione che invita a condividerli con la propria rete di contatti. Inoltre quando appare l’invito a notificare automaticamente la propria volontà di cambiare azienda ai cacciatori di teste, si può evitare di concedere l’autorizzazione quando la piattaforma la richiederà.

Snapchat e privacy, guida ad un uso consapevole
Snapchat consente di scattare foto e girare video brevi, inviandoli a una lista di contatti predefiniti. Gli scatti scompaiono dopo 24 ore al massimo e vengono cancellati anche dagli archivi della società. Le impostazioni di base consentono soltanto a contatti e amici di inviare messaggi a un utente, ma ci sono due funzioni che si possono impostare per aumentare il livello di privacy dell’applicazione. Alla voce Chi Può Mandarmi Snap? si può selezionare Tutti o Amici. Alla voce Chi Può Vedere la Mia Storia? invece l’utente può impostare una lista selezionata di contatti ai quali consentire l’accesso.

YouTube e privacy, guida ad un uso consapevole
La piattaforma musicale per eccellenza consente di tenere sotto controllo le informazioni che condividiamo da iscritti. Gli utenti possono infatti evitare che Mi Piace, Iscrizioni e Playlist Salvate diventino pubbliche e vengano mostrate sul profilo pubblico cliccando su questa pagina.

«Se è gratis, il prodotto sei tu»
Sembra uno slogan, eppure i dati personali sono stati definiti “il nuovo petrolio” ormai nel decennio scorso. Tutte le piattaforme social che ci concedono un’identità virtuale e una piazza pubblica su cui riversare pensieri, ricordi e scatti hanno accesso in tempo reale alle informazioni personali che decidiamo di rendere pubbliche. Su queste informazioni vengono studiate campagne pubblicitarie mirate, per cui i dati concessi diventano il valore di scambio alla base delle condizioni d’uso. Ricordiamo perciò che probabilmente “meno è meglio” può essere l’unica arma per difenderci da noi stessi. Prima di essere costretti a rincorrere dati e contenuti che abbiamo deciso di pubblicare più o meno consapevolmente.