uduProvocazione dell'Unione degli universitari: «Chi fa le riforme non ascolta mai gli studenti»

Vogliono rapire il ministro dell'Istruzione e chiedere in cambio un riscatto di «due miliardi di euro da consegnare all'università italiana» e il ritiro del disegno di legge di riforma del sistema universitario varato oggi dal governo. Loro sono gli studenti che aderiscono all'Udu, l'Unione degli universitari, che per promuovere la manifestazione già indetta a Roma per il prossimo 6 novembre hanno pensato bene di girare un miniclip in cui inscenano il finto rapimento della titolare del dicastero di viale Trastevere. «Il ratto della Gelmini», così si intitola il filmato, è già in circolazione su YouTube. «Abbiamo rapito Mariastella» si legge nel comunicato a caratteri rossi su fondo nero che scorre al termine del video, dopo le immagini in cui si ricostruisce il sequestro -. Nè manager nè baroni per l'università libera, pubblica, di qualità per tutti».

«NESSUNO CI ASCOLTA» - Dietro all'ironia utilizzata per richiamare l'attenzione («non intendiamo offendere nessuno o inneggiare alla violenza - precisano, forse anche per prevenire polemiche tipo quelle scatenate dall'apertura del gruppo «Uccidiamo Berlusconi» su Facebook -, stiamo solo usando uno strumento libero usato anche ai tempi dei romani: la satira»), c'è malumore tra gli studenti per le nuove norme varate dal Consiglio dei ministri. «Chi fa le riforme continua a non ascoltare chi le subisce - commentano amaramente quelli dell'Udu sul loro sito Internet -. Non c’è stato alcun tavolo di discussione con gli studenti sui temi della governance e del diritto allo studio. L’università appartiene a chi la vive a chi la frequenta quotidianamente, a chi attraverso lo studio sogna di costruirsi un futuro con il proprio impegno e la propria determinazione, appartiene agli studenti».

«FAVOLE DELL'ORRORE» - Anche la Rete degli studenti prende posizione contro la riforma e contro il ministro, che lunedì ha annunciato l'intenzione di sposarsi e di scrivere un libro di favole. «Forse sarà una raccolta di tutte le balle che ha raccontato sulla scuola e sull'università pubblica in questi mesi e sul suo operato - commentano polemicamente quelli della Rete -. Attendiamo di vederla nelle librerie augurandole di non fare tanti errori come quando legifera». E poi aggiungono : «sitratterà di un libro di favole dell'orrore». Quanto alla nuova organizzazione degli atenei, « la proposta del governo è l'ennesima ipoteca sul futuro del Paese e di noi giovani. Il governo vuole distruggere l'università pubblica, riducendola ai minimi termini, togliendo qualsiasi spazio di democrazia e privatizzando quanto possibile. Tutto questo come al solito senza un disegno qualificazione: l'unica cosa chiara è la volontà di risparmiare».

LE REAZIONI DEL PALAZZO - Dal mondo politico sono arrivate le reazioni positive della maggioranza. Per la presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea (Pdl), si avvia «una nuova stagione dell'Università italiana» e il Ddl Gelmini «puntando su nuove scelte sul piano organizzativo, dell'innovazione e della valutazione, va in questa direzione: rafforza la competizione fra gli atenei e riqualifica gli stessi introducendo dosi massicce di qualità e premialità». Di segno opposto il giudizio di Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca del Prc-Se, che definisce il disegno di legge un «vero pastrocchio che avrà un difficile iter parlamentare». «Il sistema di governo degli atenei verrà asservito agli interessi dei privati - sottolinea in una nota -attraverso una riforma dei consigli di amministrazione, il ruolo degli studenti verrà ulteriormente ridimensionato e un colpo di accetta verrà sferrato sulla testa dei ricercatori precari. La scelta di mettere ad esaurimento il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato sarebbe infatti ipotizzabile se ci fosse se non altro la volontà politica di investire risorse sui nuovi reclutamenti, ma questo non sembra rientrare nei disegni del governo Berlusconi». Maria Pia Garavaglia, del Pd, dice di sperare «che questa volta il giudizio sul provvedimento possa nascere non dalle colonne dei giornali ma da un confronto parlamentare fra maggioranza e opposizione. Si può discutere su tutto, a condizione che l'intento non sia quello di fare propaganda. Il tema in questione è troppo importante per il futuro del Paese per relegarlo a strumento di lotta politica».

L'APERTURA DEI RETTORI - Aprono alle proposte del governo invece i rettori che attraverso il loro presidente, Enrico Decleva, parlano di «un'occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell'universitá italiana». Per Decleva, che guida la Conferenza dei rettori, «potranno essere opportuni ulteriori approfondimenti», tuttavia «è essenziale che anche nel nostro Paese si siano determinate le condizioni per affrontare in un'ottica coerente e di ampio raggio urgenze e criticità altrove superate da tempo». I responsabili degli atenei mettono però le mani avanti: e indicano come «indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all'avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010».