Numero chiuso università, Antonio Felice Uricchio: Dopo la sentenza del Tar che ha bocciato la stretta della Statale di Milano sugli iscritti alle lauree umanistiche, ecco come la pensa il rettore dell'Università degli studi di Bari

Fonte: la Repubblica
di Corrado Zunino

Antonio Felice Uricchio, rettore dell'Università degli studi di Bari (45.000 iscritti, 7.200 matricole), nel luglio 2016 lanciò all'interno del suo ateneo la campagna "Stop al numero chiuso". Disse, spiegandola: "Dobbiamo intervenire per fermare l'emorragia d'iscritti che negli ultimi dieci anni ha colpito la nostra università. Vogliamo allargare la platea di ammessi ed eliminare completamente lo sbarramento all'accesso".

Rettore, un anno dopo? Ha eliminato gli sbarramenti? Ha riaperto i corsi a numero chiuso?
"Poco, sinceramente poco".

Quanti?
"Quattro. E per il prossimo anno accademico altri quattro".

Perché fatica a riallargare i corsi di laurea?
"Perché i conti non tornano mai. Il parametro della numerosità degli studenti si scontra sempre con il numero dei docenti. È difficile trovare la quadra con questi bilanci".

Quanti docenti ci sono all'Università di Bari?
"Millecinquecento".

E quanti dovrebbero essere per garantire lezioni libere a tutti in condizioni accettabili?
"Almeno 150 in più".

Un ateneo, a livello locale, riesce a incidere sul destino dei suoi corsi a numero programmato?
"Se non si cambiano le regole e i finanziamenti nazionali, limitatamente. Noi ci stiamo muovendo: abbiamo chiesto un aiuto alla Regione Puglia per allargare Professioni sanitarie ".

L'Università di Bari accusa difficoltà nelle immatricolazioni.
"Di fronte ai test da superare in Italia molti nostri studenti fuggono in Europa e segnatamente nell'Est Europa. In tutti gli atenei della Puglia, negli ultimi dieci anni, il numero degli immatricolati è sceso del 27 per cento. A Bari i neoiscritti si sono ridotti del 21 per cento. Questa regione detiene il record di migrazione universitaria: seimila ragazzi ogni anno scelgono di studiare nel Nord Italia, il tasso di uscita dalla regione è pari al 35 per cento. Al contrario, il nostro tasso di attrattività è del 5 per cento".

Che fare?
"Serve una forte riflessione a livello nazionale, la politica fin qui è stata timida. Devo dire che ho ascoltato l'intervento a Cernobbio della ministra Fedeli e ho trovato un'ottima notizia l'annuncio dei 400 milioni di euro da investire sulla ricerca di base delle università. Servono nuovi ricercatori, nuovi e giovani, oltre ai docenti".

Qual è il vostro rapporto tra richiedenti corso e studenti ammessi in aula?
"A Medicina uno a dieci: trecento posti disponibili, tremila candidati. Nelle lauree scientifiche, uno a quattro: tremila posti, dodicimila candidati. Con il numero chiuso troppi studenti non riescono a coltivare i propri interessi".