via academyLa classifica del Via Academy sulle università italiane più prestigiose ma anche quelle che forniscono più ricercatori

Fonte: La Stampa
di Flavia Amabile

In questi giorni la classifica del Times sulle migliori università del mondo ha creato un dibattito acceso sul perché ancora una volta le università italiane non appaiano nemmeno tra le prime cento. Per dare un contributo al dibattito in rete mi ha inviato una lettera Mauro Degli Esposti, uno dei cervelli italiani in fuga che vive all'estero continuando a guardare da lontano all'Italia e a provare a fare qualcosa.

Tra le tante iniziative, Mauro ha dato vita insieme ad altri cervelli il VIA-Academy, un'accademia virtuale che vorrebbe mettere in comunicazione tanti altri cervelli italiani in fuga nel Regno Unito e in Europa. Il suo contributo al dibattito di questi giorni è la lettera ma anche una classifica del tutto diversa dalle altre. Si chiama Via-25, e per la prima volta prende in considerazione anche la storia e il prestigio delle università italiane e che rovescia sensibilmente i risultati di altre classifiche più note.


''World ranking delle universita' italiane: piangere o valutare bene?

Come ogni anno di questi giorni, il supplemento Higher Education del Times pubblica la sua oramai famosa classifica delle migliori universita'  del mondo, 'world ranking'. E a noi Italiani che ci teniamo allo stato dell'universita' viene quasi da piangere. Come ha dichiarato ieri con marcato disappunto il ministro Mariastella Gelmini, nelle prime 200 universita' del mondo c'e' solo un'italiana, quella di Bologna, che quest'anno si colloca alla 174esima posizione (e pure ex equo ad altre due, Tsukuba in Giappone e all'istituto KTH in Svezia). Le altre universita' italiane che rientrano nel Times World ranking allargato fino alla 400esima posizone rimangino nella stessa sequenza dell'anno scorso: Roma La Sapienza seconda, seguita dal Politecnico di Milano, Padova e Pisa.

Dobbiamo quindi rassegnarci ad un confermato declino delle nostre migliori universita' a livello mondiale, come rilevo' con disappunto un editoriale del Times di esattamente un anno fa (9-10-08) dal titolo: ma che fine ha fatto l'Universita' di Bologna? Oppure non e' che sia il caso di valutare bene il merito delle universita' italiane, il quale non e' necessariamente misurato bene dal world ranking del Times? In effetti, il prestigio relativo di una universita' non e' misurabile in assoluto e qualsiasi classifica non puo' che dare una valutazione limitata del 'merito' che quell'universita' ha accumulato nel tempo. E Bologna del tempo ne ha avuto piu' di tutte le altre universita' del mondo occidentale - ben nove secoli! In effetti, per me che ho lavorato sia alla venusta Alma mater di Bologna che alla nuovissima Monash university di Melbourne e' sconcertante vedere come la seconda si collochi cosi' meglio di Bologna nel world ranking del Times (alla 45esima posizione!). Cio' non corrisponde certo al prestigio percepito quando uno dice a colleghi che si incontrano in giro per il mondo - sai, io lavoro alla Monash; M O N A S H what? La differenza fra prestigio percepito e valore di ranking assegnato dal Times, la cui elaborazione e' poi affidata all'agenzia Quacquarelli Symonds Ltd, deriva dall'uso dei criteri scelti da questa agenzia per quantificare il valore delle universita'. Questi sono 'biased' per il sistema anglosassone e comprendono la percentuale di studenti e scienziati stranieri - chiaramente altissima in universita' come la Monash che vivono proprio sulle rette di studenti asiatici.

Le universita' italiane generalmente hanno pochi studenti e tantomeno scienziati stranieri, il rovescio della medaglia dell'esodo di cervelli italiani all'estero. Pero' dall'analisi di questo esodo si puo' estrarre un ranking delle universita' italiane che danno la miglior preparazione, o predisposizione, per lavorare e fare carriera all'estero. Facendo un censimento fra i colleghi qua in UK connessi alla Virtual Italian Academy (VIA) si evince la seguente classifica di provenienza accademica, in ordine decrescente: Milano, Roma 1 La Sapienza, Bologna, Padova, Napoli, Pisa e Torino. Questo ranking 'di basi per di fuga', se si vogliono chiamar cosi' le universita' da cui proveniamo, quasi combacia col ranking delle prime sette universita' italiane elaborato dalla Universita' di Leiden, nel suo ranking orange top-250 delle universita' europee. Questo orange ranking e' basato solo sulla produzione scientifica delle universita', calibrata in modo accurato a seconda del diverso impatto dei vari campi della conoscenza. Quindi, esiste una forte corrispondenza fra il merito delle universita' italiane misurato sulla base della loro produttivita' scientifica e la distribuzione dei loro laureati che ora lavorano in UK - dove attualmente risiedono un quarto di tutti i cervelli fuggiti dall'Italia.

Se uno va pero' a guardare la corrispondenza fra il ranking del Times e quello orange top-250 di Leiden si ritrova un basso valore di correlazione, mentre e' molto alto con quello derivato dai colleghi della VIA e, udite udite, anche quello recentemente stilato dalla UDU rifacendo i conti con i parametri usati dal ministero. Parametri che, ricalibrati attraverso astrusi filtri amministrativi, hanno prodotto il primo ranking 'ufficiale' delle Universita' italiane da parte del Ministero, lo scorso luglio - la cosidetta classifica Gelmini delle 27 universita' virtuose. Un ranking molto importante, perche' determina la distibuzione di parte dei (sempre piu' limitati) fondi che il ministero assegna quest'anno alle singole universita'.
Sorprendentemente, l'analisi comparativa di questo ranking ufficiale con altri rankings prodotti usando criteri internazionali, sia Times che Leiden o VIA, mostra dei valori di correlazione intorno a zero! E' come se il ministro Gelmini, o chi per lei, avesse scelto un gruppo 'random' di atenei italiani e li avesse disposti in una clasifica a casaccio, senza considerare i risultati covergenti di altri rankings.
La realta' di fondo e' che mentre in UK Cambdridge e Oxford saranno sempre fra le prime universita' (anche se talvolta Oxford scende sotto una di Londra come e' successo quest'anno nel world ranking del Times), cosi'in Italia Padova e Bologna rimarranno probabilmente sempre fra le prime 3-4 universita' nazionali, riflettendo la loro plurisecolare storia, nonostante che il prestigio consolidato nel tempo si stia progressivamente appannando.

Ha quindi ragione il ministro Gelmini a scandalizzarsi dei bassi livelli che occupano le universita' italiane nei ranking internazionali. Ma dovrebbe pure assicurarsi che le classifiche di 'merito' stilate dal suo ministero siano congruenti con gli stessi ranking internazionali!

Mauro Degli Esposti


Classifica VIA25

1 - 8.13 Padova
2 - 7.93 Bologna
3 - 7.12 Milano
4 -  7.02 Roma 1 La Sapienza
5 - 6.99 Torino
6 - 6.33 Pisa
7 - 5.81 Firenze
8 - 5.20 Pavia
9 - 5.12 Trento
10-  5.06 Napoli
11- 5.02 Trieste
12 - 4.97 Genova
13 - 4.88 Politecnico MI
14 - 4.20 Politecnico TO
15 - 3.62 Modena RE
16 - 2.94 Ferrara
17 - 2.90 Bari
18 - 2.72 Roma 2 Tor Vergata
19 - 2.68 Palermo
20 - 2.66 Ancona
21-  2.61 Udine
22 - 2.56 Catania
23 - 2.48 Siena
24 - 2.48 Parma
25 - 2.46 Venezia