Università in campo contro il caro tasse: «Sconti-farsa dal governo»Il pro rettore della Bicocca: «Far pagare il 7% su redditi Isee tra 13 e 30mila euro penalizza i redditi medi». Dalle aliquote «calmierate» agli sconti ai più bravi, così gli atenei virtuosi di tutta Italia provano a tutelare le famiglie

Fonte: Corriere della Sera
di Antonella De Gregorio

Studiare alla Bicocca di Milano, dal prossimo anno accademico, per 94 ragazzi su cento costerà di meno: tra i 350 e i 400 euro, in media. Il nuovo regolamento delle tasse universitarie recepisce e modifica, in senso più favorevole agli studenti, le indicazioni contenute nella Legge di stabilità, che chiedeva di alzare a 13mila euro (da 5mila) il reddito Isee che garantisce l‘esenzione dalle tasse. E di prevedere, al di sopra di quella «no tax area», fasce calmierate, con un aliquota massima del contributo del 7%. «Abbiamo reinterpretato queste norme. Eliminando le fasce di reddito e introducendo un sistema progressivo, che tutela anche redditi medi e medio-alti, soprattutto in presenza di buoni risultati di studio», spiega Paolo Cherubini, prorettore vicario e alla didattica dell’ateneo milanese. Che definisce «una farsa» i limiti previsti dalla legge di bilancio: «Se applicato al suo massimo, il 7% sui redditi Isee da 13mila a 3omila euro, comporterebbe una maggiorazione delle tasse nella stragrande degli atenei italiani. Non parliamo neppure di cosa comporterebbe, se presa alla lettera, l’assenza di qualsiasi tetto sugli Isee sopra i 30mila». «Atenei virtuosi come il nostro - conclude - possono permettersi di detassare effettivamente tutti i redditi bassi, medi, e medio-alti. Ma chi ha maggiori precarietà di bilancio non avrà altra scelta che tenersi vicini ai massimi previsti dalla legge, di fatto quasi nullificando l’impatto del provvedimento».

Rivoluzione

Così, un po’ a sorpresa, l’ateneo milanese si trova a «sorpassare a sinistra il governo». «No tax area» a 13mila euro; eliminazione della tassa d’iscrizione e di altri contributi per la prima rata; un’aliquota contributiva crescente, tra i 13 e i 76mila euro Isee, ma che non supera mai il 5, 1 o il 6,1%, a seconda del corso di studi. E anche con Isee massimo, l’aliquota resta ampiamente inferiore al 7 per cento indicato dalla legge. Soprattutto in presenza di buoni risultati di studio.
Ma poiché si tratta non di alzare le tasse a chi rimane indietro, ma di abbassarle agli altri, i fuori corso non verranno tartassati. A loro, però, non si applicheranno gli sconti previsti per chi dimostra di totalizzare almeno dieci crediti il primo anno e 25 dal secondo (sui 60 annuali). Comunque la si veda, una piccola rivoluzione nel Paese dove il diritto allo studio è sempre meno un diritto ed è il punto debole del sistema, con le percentuali più basse di beneficiari di borse di studio (il 12%).

Lo Student Act

Questa volta però le università non potevano farne a meno: dall’anno prossimo lo «Student Act» impone di far pagare le tasse in modo diverso tra gli studenti meno abbienti, tenendo in considerazione anche il loro percorso di studi. L’intervento serve a far fronte alle difficoltà di molte famiglie e a contrastare la malattia che ha svuotato le aule universitarie. Lo ha appena ribadito l’ufficio statistiche europeo, Eurostat: l’Italia è ancora penultima in Europa - davanti solo alla Romania - con il 26,2% di trentenni in possesso di un’educazione di livello universitario, anche se negli ultimi anni cresce più rapidamente degli altri, l’1% l’anno.

«Fondi non sufficienti»

Per consentire alle università di abbassare la contribuzione degli studenti - che al momento è la terza più alta d’Europa - sono stati stanziati 55 milioni di euro per il 2017 e 105 milioni dal 2018. Oltre all’incertezza su come verranno distribuiti i fondi per compensare la riduzione di entrate che verrà generata da questa novità (incertezza che «rischia di portare a effetti paradossali, incrementi anziché riduzioni delle tasse», dice Cherubini), c’è il problema che «non sono lontanamente sufficienti, qualora il provvedimento raggiunga l’effetto desiderato di ampliare l’accesso agli studi per i meritevoli meno abbienti». Il provvedimento del governo «va nella direzione giusta nella struttura e nelle intenzioni - sostiene il prorettore - , ma nei numeri è inadeguato. I suoi limiti sono legati alla vexata quaestio del deficit strutturale del finanziamento universitario, che fa sì che le tasse pagate dagli studenti sono essenziali alla sopravvivenza dell’università».

Ma c’è anche chi alza le tasse

«C’è chi risponde all’incertezza creandosi un recinto di cautela, quasi un fondo di garanzia», dice Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari. A Padova, per esempio, le associazioni degli studenti hanno denunciato un progressivo aumento delle tasse per tutti gli studenti con Isee superiore a 28mila euro.

Più facile studiare

Uno strappo in avanti, per facilitare l’accesso agli studi e premiare gli studenti che cercano di proseguire regolarmente nel loro percorso, lo ha fatto anche Brescia, dove la «no-tax area» arriva fino a 15mila Isee, la fascia calmierata fino a 30 mila, senza aumenti e differenziazioni per studenti fuori corso. A Catania, no-tax area a 15mila Isee e fascia calmierata a 51mila, con un’aliquota al 2,50%. Alla Statale di Milano è stata taglia la prima rata. L’università di Bologna, tra le prime a intervenire, ha esteso la no tax area fino a 23mila euro e la fascia calmierata fino a 50mila, con un’aliquota al 9% per gli Isee fino a 30mila e al 5% per la fascia 30-50mila, con esonero totale dei contributi studenteschi per iscriversi a qualunque corso di laurea (oltre a abolizione della tassa di laurea, riduzione dei costi di accesso ai test di ammissione).

Tasse personalizzate

Alla Sapienza di Roma, il nuovo regolamento che recepisce la Legge di bilancio andrà agli organi collegiali nel mese di maggio. Ma già dallo scorso anno è stato introdotto un sistema di tasse «personalizzate» e alleggerite, soprattutto per le fasce di reddito medio basse. Rimarranno in vigore le agevolazioni per le famiglie con più studenti iscritti all’ateneo, il 20 per cento di sconto per gli studenti con reddito Isee fino a 30mila euro, oltre ai bonus destinati ai 3mila iscritti più bravi da usare per l’iscrizione all’anno successivo, alle riduzioni di 300 euro per gli immatricolati con voto di maturità sopra al 95/100 e all’esenzione totale per i diplomati con 100/100. Non si è ancora adeguata la Federico II di Napoli, dove si sta studiando come rimodulare le fasce di contribuzione - che dal prossimo anno accademico non potranno più essere le attuali 19 - che dovranno tener conto anche delle agevolazioni per «merito» e «merito particolare», oltre alle esenzioni di legge e a quelle per famiglie con più studenti.