gelminiTra le solite mille polemiche riprendono (forse) i concorsi universitari; e fra poco verrà presentato (forse) il disegno di legge per la riforma di governance e reclutamento

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Roberto Perotti

Tutti temi di cui si discute da decenni; e finché non si introduce il principio che anche nell'università chi sbaglia paga, per altri decenni se ne discuterà.
Ma c'è una riforma che comporta enormi e palesi vantaggi per studenti e famiglie, è semplicissima da applicare, e non costa niente. Attualmente i test di ammissione hanno una struttura semplicemente perversa (l'ho già denunciato sul Sole 24 Ore del 12 settembre): il test di medicina si svolge lo stesso giorno in tutti gli atenei, e benché sia lo stesso in tutta Italia, vale solo nell'università dove è stata sostenuta.
Se uno studente fallisce in quell'ateneo, non potrà dunque fare il medico, anche se in molti casi il suo punteggio gli avrebbe consentito di essere ammesso in altri istituti. Lo stesso vale per altri corsi con numero chiuso. Ma è ancora peggio di così. Per esempio, il risultato del test di medicina è stato reso noto dopo la scadenza di ingegneria: sappiamo di studenti che hanno fatto il test di medicina ma si sono iscritti, loro malgrado, a ingegneria per non rischiare di rimanere esclusi da entrambi i corsi.
Questo è un colossale spreco di talenti, che scoraggia e amareggia gli studenti fin dall'inizio anziché entusiasmarli e motivarli come dovrebbe avvenire. La situazione attuale è così palesemente assurda che non ci dovrebbe nemmeno essere bisogno di una denuncia (e in realtà, dopo la pubblicazione del mio articolo ci sono state simili denunce sul Sole 24 Oree da parte di Andrea Ichino, Ignazio Marino, Alessandro Merli). Eppure la soluzione è di una semplicità disarmante, e non costerebbe assolutamente nulla. Per ogni corso di laurea, il test si deve tenere, come ora, lo stesso giorno in tutti gli atenei, ma ben prima di settembre, diciamo entro il 30 aprile; la graduatoria di ogni test è nazionale. Ogni università ammette chi vuole sulla base di questa graduatoria e, se vuole, di altri criteri.
Come funzionerebbe un tale sistema? Entro due settimane un lettore ottico ha scannerizzato le risposte ed esce la graduatoria nazionale (o ancora prima, se il test si fa al computer). Entro fine maggio ogni ateneo manda un'e-mail agli ammessi: «Caro Luigi, ti abbiamo ammesso. Congratulazioni. Per favore facci sapere entro fine giugno se accetti». Se Luigi risponde «Grazie, ma ho deciso di accettare l'ammissione presso un altro ateneo», partono le e-mail del secondo turno a Paola ed Enrico, con scadenza fine luglio, e poi del terzo turno, finché per inizio settembre ogni ateneo ha riempito tutti i posti disponibili (o se i candidati rimasti non sono di suo gradimento, può decidere di non riempire tutti i posti).
Oltre a eliminare tutte le assurdità di cui sopra, questo sistema assegna magicamente gli studenti migliori agli atenei migliori, e via scendendo. Gli atenei sono costretti a migliorare l'offerta se vogliono evitare di soccombere lentamente: non hanno più a disposizione un bacino di studenti prigionieri, senza alternative solo perché hanno sostenuto il test in una particolare città.
Qualcuno obietterà che un test in aprile interferirebbe con la maturità: ma poiché è nella stessa data per tutti, non favorisce né danneggia nessuno in particolare. Una seconda obiezione è che gli atenei non possono più utilizzare il voto di maturità come criterio di ammissione; in realtà questo è un bene, date le ben note differenze sul significato dei voti di maturità in diverse aree del paese.
Di fronte alla follia della situazione attuale, e alla semplicità della soluzione, spicca ancora una volta l'assenza di proposte concrete da parte dei rettori e del ministero. I rettori di Bari, Piemonte Orientale e Tor Vergata hanno cortesemente risposto il 20 settembre su questo giornale, esponendo alcune proposte discusse (ma non approvate) alla Conferenza dei rettori. Purtroppo esse vanno esattamente nella direzione sbagliata. L'istituzione di una banca dati di 10mila domande, da cui ogni anno estrarre a sorte un test differente per ogni studente, ovviamente impedisce di attuare la riforma più importante: la graduatoria nazionale. Se la ratio di questa proposta è di evitare la consueta fuga di notizie, la soluzione è affidare i test alla Ets, l'azienda americana che da decenni amministra con successo i test Sat e Gre in tutto il mondo lo stesso giorno. La maggioranza dei rettori sembra contraria alla graduatoria nazionale anche per la «ristrettezza dei tempi», ma anche qui la soluzione è semplicissima: anticipare il test, come avviene nel resto del mondo.
Signora ministro, la Conferenza dei rettori le ha cortesemente offerto su un piatto d'argento la possibilità di tirare un rigore a porta vuota per fare un balzo di popolarità fra gli studenti e le loro famiglie, senza colpo ferire. Prenda lei l'iniziativa; e se, come a volte succede, la sua struttura dovesse essere un po' lenta ad attivarsi, ci pensi lei personalmente, bastano tre righe e due commi: «1) La graduatoria dei test di ammissione è nazionale; 2) I test devono svolgersi entro il 30 aprile di ogni anno».
È veramente così semplice. Non aspetti; quest'anno ormai è perso, ma dall'anno prossimo lei può mettere la parola fine a un enorme, insensato spreco di risorse intellettuali, e dare un segnale concreto agli studenti: l'università italiana ha tutto l'interesse a motivarvi e ad entusiasmarvi, non a punirvi e scoraggiarvi come avviene ora.