Gli U2 all'Olimpico di Roma, tutte le emozioni del rock liveVenerdì 8 l'attesissimo evento kolossal che celebra i trent'anni della band irlandese. Da "Boy" al recente "No line on the horizon", fra storie d'amore e roventi tensioni sociali

Fonte: la Repubblica
di Pietro D'Ottavio

"Un amore... una vita... insieme... sorelle... fratelli. Un amore... una vita... un'unica cosa... ma non siamo uguali. Dobbiamo sostenerci l'un l'altro... un'unica cosa...". Libera traduzione di frammenti dal più potente degli inni rock firmati U2: "One", annata 1992, dall'album "Achtung Baby". Forse l'apice assoluto della vita artistica della più "famosa rockband del pianeta". Di sicuro una delle pochissime musiche in grado di contendere a "Imagine" di John Lennon il titolo di più bella canzone del secolo. Lo zenit di una incredibile avventura che era iniziata in una Dublino al crepuscolo degli anni Settanta: quattro "Boy", quattro ragazzi irlandesi che ruotavano intorno alla Mount Temple School, dove il batterista Larry Mullen aveva affisso in bacheca un annuncio piuttosto banale: "Cercasi musicisti per formare una band". Salvo il fratello di quel gigante della chitarra che è The Edge (Dick Evans, il quinto membro della band, fuoriuscito poco dopo), il gruppo è sempre rimasto lo stesso: con la voce da brividi di Bono e il basso elettrico formato "mitraglia" di Adam Clayton.

E all'alba degli anni '80 viene pubblicato "Boy", il primo della ventina di album firmati dagli U2. Che in trent'anni hanno lasciato un segno indelebile lungo la linea d'orizzonte del rock. Fino al più recente "No Line on the Horizon", in primo piano nella scaletta del concerto in cartellone allo Stadio Olimpico di venerdì 8. Di gran lunga l'evento rock dell'anno: un fiume in piena di musica elettrica, trascinante, epica, travolgente. Emozioni rock tra storie d'amore e prese dirette delle incandescenti tensioni sociali irlandesi, a partire dal racconto del dramma della guerra civile e di religione tra cattolici e protestanti, tra militanti e l'esercito britannico. Scenario che portò gli U2 a scrivere "Sunday Bloody Sunday", su quella domenica 30 gennaio 1972 che mise in ginocchio Derry, con 26 manifestanti caduti sotto il fuoco dei militari inglesi.

Un affresco drammatico e viscerale che ha ampliato la risonanza mondiale sulla vicenda e proiettato la band verso il successo. Era il 1983 e l'album "War" fece conquistare definitivamente un posto di primo piano nel gotha del rock agli U2. Ma non era un punto di arrivo: Bono, The Edge e compagni hanno continuato a cercare di rinnovarsi, ad esempio andando alle radici del blues con l'album "The Joshua Tree" ('87) e insieme a BB King in "When Love Comes to Town (da "Rattle and Hum", '88). Per poi cambiare le carte in tavola, rimescolando il rock con l'elettronica in "Achtung Baby" del '91. E ancora altre mutazioni sonore, cercando di non perdere mai di vista la rotta iniziale...

Viaggio che ha portato gli U2 a scrutare questo orizzonte senza linea, che poi tanto somiglia alla modalità con cui naviga a vista il mondo degli anni Dieci. Un lungo percorso che la band rimette insieme in un concerto in larga parte antologico. Un live kolossal come da tradizione U2, che a Roma non poteva trovare altra collocazione se non quella dello Stadio Olimpico, pronto a diventare teatro della lunga cavalcata rock della band irlandese. Con in primo piano le canzoni più nuove a partire da "Magnificent". Ovvero l'ultimo grande inno della band, autentico volo sospeso sul filo delle emozioni rock.