Maria Stella GelminiMentre, come previsto, oggi il Senato ha approvato definitivamente il contestato decreto Gelmini sulla scuola, le proteste degli studenti non si fermano

Fonte: Reuters
di Paola Diana e Massimiliano Di Giorgio

Medi e universitari pensano ad organizzare una manifestazione al Quirinale, per chiedere al Capo dello Stato di non firmare la legge, mentre il partito di Antonio Di Pietro annuncia un referendum abrogativo.
La ministro Maria Stella Gelmini ha invece commentato, con un secco comunicato, che "La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà".
Il sit in degli studenti "in difesa della scuola pubblica" a piazza Navona - cominciato ieri, poi interrotto per il nubifragio che si è abbattuto sulla Capitale e ripreso stamattina - è esploso in un boato dopo che stamattina l’aula di Palazzo Madama ha detto sì con 162 voti favorevoli, 134 contrari e tre astenuti, alla conversione del decreto in legge.
Proteste si sono svolte anche in altre città: a Milano ci sono stati momenti di tensione tra studenti e polizia ma senza serie conseguenze, a Firenze due cortei spontanei hanno bloccato la circolazione delle auto nel centro, e cortei si sono svolti a Napoli.
A Roma alcune migliaia di ragazzi, tra la curiosità dei turisti che di solito affollano piazza Navona, hanno ritmato "buffoni, buffoni" e il classico slogan di tutte le stagioni di protesta, "Se non cambierà, lotta dura sarà".
Dopo il voto, una delegazione di senatori del Pd e dell’Italia dei Valori è scesa per incontrare gli studenti in piazza, sotto l’occhio delle tv ma anche di decine di agenti di polizia in tenuta antisommossa.
Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, ha detto che la battaglia contro il decreto proseguirà davanti alla Corte Costituzionale, mentre il capo dei senatori dell’Idv, Felice Bellisario, ha promesso agli studenti di continuare la lotta, "se servirà, anche con un referendum abrogativo", suscitando applausi entusiasti.
Dopo che alla Camera il governo ha imposto la fiducia sul decreto, al Senato la maggioranza ha bocciato compattamente tutti gli emendamenti dell’opposizione.

FORSE PROTESTA AL QUIRINALE. DOMANI SCIOPERO NAZIONALE
Ma gli studenti anti-Gelmini sembrano determinati a giocare un’altra carta, prima dell’eventuale ricorso al referendum, con l’appello diretto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Sciolto il sit in, parte dei manifestanti di piazza Navona si è messa in marcia, in un corteo improvvisato, verso l’ateneo della "Sapienza", dove si terrà un’assemblea per decidere come proseguire la protesta, dopo il voto di Palazzo Madama, e mentre la ministro Gelmini annuncia che entro una settimana presenterà anche il suo piano sull’Università.
E in molti, dicono gli stessi studenti vorrebbero organizzare nei prossimi giorni una manifestazione al Quirinale, per sollecitare l’intervento del capo dello Stato, che nei giorni scorsi aveva chiesto il dialogo sulla riforma.
Domani, intanto, a scendere in piazza a Roma saranno i sindacati, con una manifestazione unitaria contro il decreto - ormai divenuto legge - Gelmini.
Nelle intenzioni degli organizzatori lo sciopero del 30 ottobre sarebbe dovuto avvenire prima del voto finale del Senato, ma l’opposizione - che oggi, Udc compresa, ha votato compatta contro il decreto - ha accusato la maggioranza di aver stretto il calendario dei lavori in aula proprio per battere sul tempo i sindacati.

SCONTRI IN PIAZZA TRA GIOVANI DI DESTRA E DI SINISTRA
Intanto, stamattina, dopo il voto del Senato, studenti e giovani appartenenti a un gruppo di estrema destra e loro coetanei militanti di centri sociali si sono scontrati in piazza Navona, e la polizia, intervenuta per sedare le violenze, ha fermato 11 persone.
I due gruppi - aderenti del Blocco Studentesco e militanti di due centri sociali romani dell’area "antagonista", dicono testimoni - si sono affrontati con fumogeni e bastoni, danneggiando anche i tavolini di un bar.
Alcuni testimoni dicono che gli scontri sono iniziati quando i giovani del Blocco Studentesco hanno tentato di aprirsi uno spazio all’interno della manifestazione, e alcune foto li ritraggono mentre impugnano bastoni con entrambe le mani.
La polizia, intervenuta per sedare le violenze, ha reso noto di aver fermato 11 giovani, tutti militanti di estrema destra, la cui posizione viene ora vagliata presso il commissariato Trevi.
Negli scontri, ha detto un funzionario della Questura, sono rimasti feriti, ma in modo lieve, un ispettore e due agenti.
Gli scontri, terminati quando la polizia è intervenuta in forza in piazza, non hanno provocato feriti né contusi.
Poche decine di minuti prima, un altro scontro analogo nella vicina piazza delle Cinque Lune, aveva provocato il ferimento, seppure lieve, di due giovani.
Non è la prima volta che nelle manifestazioni di questi giorni si verificano scontri interni tra i dimostranti. Alle proteste partecipano infatti anche giovani di estrema destra, che contestano la riforma Gelmini e il governo, ma che incontrano l’ostilità di altri gruppi di studenti.
E stamattina la Rete degli Studenti, il "sindacato" di medi e universitari vicino al centrosinistra, ha condannato "chi ha cercato di trasformare la piazza in un teatro di guerra".
"Le forze dell’ordine sono intervenute su richiesta dei manifestanti che volevano proseguire pacificamente quando la situazione, già tesa dalla mattinata, stava precipitando", dice un comunicato.

CHE DICE LA RIFORMA GELMINI
Il contestato provvedimento che prende il nome dalla ministro accorpa misure di vario tipo. Per esempio punta a contenere il costo dei libri di testo scolastici, stabilendo che essi dovranno durare almeno cinque anni, e insieme reintroduce la vecchia figura del "maestro unico" o "prevalente", affiancato da quelli di religione e di inglese.
Torneranno i voti espressi in numero, coi decimi, e col 5 in condotta si rischierà la bocciatura. Si studierà l’educazione civica. Ma sarà bloccato anche il turn over degli insegnanti che vanno in pensione, con la scomparsa di 87mila posti in tre anni.
La legge non parla in modo specifico del tempo pieno, ma dato che l’orario del "maestro unico" sarà di 24 ore settimanali, in molti - soprattutto le famiglie dove entrambi i genitori lavorano - temono che questo significherà una riduzione degli orari di presenza a scuola, o un aumento delle attività a pagamento. Il premier Berlusconi ha però assicurato che con le nuove norme sarà invece possibile estendere il tempo pieno, utilizzando meglio gli insegnanti.
Il provvedimento destina anche 20 milioni di euro all’edilizia scolastica, ma riduce complessivamente la spesa per la scuola elementare di 7,8 miliardi di euro, pur promettendo di impiegare il 30% di questa somma per premiare i docenti più meritevoli.
Da giorni, intanto, protesta anche il mondo dell’università, contro i tagli previsti per gli atenei in buona parte dalla legge 133, la manovra finanziaria triennale dello scorso agosto, chiedendo in particolare il ritiro degli articoli 16 e 66 sulla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, sui tagli al fondo per il finanziamento ordinario delle università e sul blocco del turnover del personale.