Lavoro, Ocse: più laureati in Italia ma il titolo «rende» meno che altrove

La buona notizia è che in Italia stanno aumentando i giovani laureati. Resta il problema che la loro quota è comunque inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi avanzati e i loro guadagni e tassi di occupazione sono più bassi della media del mondo industrializzato.

Fonte: Ilsole24ore.com
di Giuliana Licini

La buona notizia è che in Italia stanno aumentando i giovani laureati. Resta il problema che la loro quota è comunque inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi avanzati e i loro guadagni e tassi di occupazione sono più bassi della media del mondo industrializzato. Servono, in ogni caso, più incentivi per indirizzare gli studenti verso l'università e magari anche verso le facoltà più premianti dal punto di vista del lavoro.

L’Ocse torna, come ogni anno, a dare “Uno Sguardo all'Istruzione” nei 36 Paesi avanzati, più alcuni Paesi partner e nel caso della Penisola non manca di prendere nota dei miglioramenti del quadro, che tuttavia si mescolano alle tante situazioni bisognose di miglioramenti.

«Tra le note positive c'è che la quota di laureati in Italia tra i giovani sta aumentando, ma se le prospettive del mercato del lavoro fossero migliori aumenterebbero anche più velocemente», sottolinea Giovanni Maria Semeraro, economista dell'Ocse tra gli autori del rapporto, in un colloquio con Radiocor.

In Italia, solo il 19% dei 25-64enni ha un’istruzione universitaria, la metà della media Ocse che è del 37%, ma tra le generazioni più giovani c'e' un aumento. La quota di 25-34enni con un titolo di studio di istruzione terziaria ha infatti raggiunto il 28% nel 2018 (34% per le donne), nonostante il loro tasso di occupazione sia del 67%, rispetto all'81% dei 25-64enni.

La quota di laureati resta però a fondo classifica (solo il Messico tra i Paesi Ocse ne ha di meno), ben al di sotto della media Ocse, che è del 44%, oltre che lontanissima dal 70% della Corea e dalle percentuali attorno al 60% di Canada e Irlanda.

L'Ocse stima per altro che se la situazione attuale rimarrà invariata, il 37% degli italiani si iscriverà per la prima volta a un corso di studio universitario prima dei 25 anni, sempre sotto la media Ocse (45%), ma in miglioramento rispetto ai dati attuali.

I giovani con diploma di scuola secondaria superiore in Italia sono il 48%, sopra la media Ocse (44%) e quelli che non hanno neppure raggiunto questo livello sono il 24%, contro il 15% Ocse, e in questo caso è una delle quote più elevate tra i Paesi avanzati.

Il tasso di occupazione premia i giovani laureati (81%) rispetto ai diplomati (71%), ma in entrambi i casi si tratta di livelli sotto le medie Ocse (76% e 85% rispettivamente). «L’occupazione dei laureati, soprattutto per i giovani del Sud, è più alta rispetto ai diplomati, ma non di molto e in due-tre regioni del Sud i laureati hanno addirittura un piccolo svantaggio dei guadagni attesi», rileva in proposito Semeraro.

In Italia sono peraltro apprezzate le lauree di secondo livello (22% atteso per gli under 30 contro il 14% medio Ocse), forse anche perché garantiscono maggiori probabilità di occupazione (83% per le specialistiche contro il 73% delle triennali).

A favorire l’entrata nel mondo del lavoro sono, peraltro, soprattutto alcuni indirizzi, che però non sono tra i più frequentati. Il tasso di impiego per i laureati nel campo delle tecnologie informatiche e della comunicazione (87%) e in ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia (85%) è relativamente vicino alla media Ocse (solo 3 punti più basso). La quota di 25-64enni con un titolo d'istruzione terziaria in ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia è relativamente bassa (15%), anche se è leggermente più alta (17%) tra i neolaureati.