Brexit, rischio stangata per gli studenti europei: le rette potrebbero triplicare

Nuova vittima della Brexit in arrivo: gli studenti europei. Dall’anno accademico 2021-2022, secondo una proposta svelata dalla testata Buzzfeed, il governo potrebbe incrementare le rette universitarie per le decine di migliaia di iscritti che si trasferiscono dal Vecchio Continente.

Fonte: Scuola24.ilsole24ore.com
di Alberto Magnani

Oggi gli studenti Ue pagano lo stesso livello di tasse universitarie dei propri colleghi britannici, sia per le lauree di primo livello (bachelor of arts) che per le eventuali lauree di secondo livello (master of arts). La proposta di Downing street equiparerebbe di fatto gli studenti italiani o tedeschi ai colleghi provenienti da tutti i paesi extraeuropei, dagli Stati Uniti alla Cina.

Una scelta che farebbe impennare in valore assoluto i costi per gli studi universitari, già schizzati all’insù ai tempi del governo di David Cameron “grazie” alla scure sull’istruzione voluta dal governo conservatore. Attualmente un iscritto Ue paga fino a 9.250 sterline l’anno per un bachelor, in linea con gli standard dei colleghi britannici. La proposta del governo farebbe lievitare l’esborso fino ai costi-record che si sobbarcano gli studenti extra-Ue: dalle 10mila alle 38mila sterline l’anno per l’equivalente di un corso triennale, oscillando comunque tra 11mila e 32mila sterline a un livello magistrale.

I rischi per «l’industria» dell’istruzione britannica
La proposta deve essere ancora essere formalizzata e a maggior ragione ratificata dal parlamento britannico, ma sta già scatenando qualche malumore. Anche perché non è esattamente una mossa imprevedibile, rispetto a quanto era già trapelato negli anni di trattativa sulla Brexit. Il ministro dell’Istruzione Damian Hinds aveva assicurato che l’equivalenza delle rette si sarebbe mantenuta fino al prossimo anno accademico, il 2019-2020, senza dare indicazioni sui suoi progetti successivi. Hinds non ha smentito ai media inglesi l’ipotesi del rialzo a danno degli studenti Ue, in coerenza con gli estremi di una rottura «Hard» con il Vecchio Continente. A risentire della svolta, però, potrebbero non essere solo gli aspiranti studenti europei. Un rincaro delle rette e più in generale uno strappo brusco dall’Europa, come hanno denunciato gli stessi rettori degli atenei britannici, rischia di penalizzare il «tesoretto» degli studenti europei per l’università britannica.

Gli iscritti con passaporto Ue, secondo i dati del portale governativo Study in Uk, equivalgono a quasi 140mila dei 458.490 studenti che frequentano le università del Regno Unito. Il paese che invia più giovani nei college britannici è proprio l’Italia (13.985), seguita da Francia (13.660) e Germania (13,545). Numeri che si traducono in una quota,rilevante, delle entrate generate dalla «industria» dell’istruzione internazionale nel Regno Unito. Solo nel 2016, secondo gli ultimi dati menzionati sempre da Study in Uk, gli studenti europei hanno contribuito a generare 5,1 dei 22,6 miliardi di sterline di valore aggiunto iniettato nell’economia britannica dagli iscritti stranieri. Senza contare i contributi versati all’erario britannico dai laureati che decidono di trattenersi sull’Isola. Un’ indagine di London Economics , una società di consulenza, ha rivelato che la coorte di laureati europei nel 2016-2017 dovrebbe generare un gettito di 1,1 miliardi di sterline l’anno.

Il regalo alle università Ue che parlano inglese
L’impennata dei costi ridimensionerebbe l’appeal della scelta britannica, spostando magari l’attenzione sui paesi Ue giàattrezzati con corsi di laurea in lingua inglese: dalla Germania ai Paesi Bassi,tra l’altro da tempo meta di pellegrinaggio degli stessi studenti inglesi in fuga dal caro-rette. È vero che gli atenei olandesi impongono rette più alte della media europea, con un costo di 2.087 euro annui per il prossimo anno accademico. Ma si tratta di una valore che è già pari a meno di un quarto delle tasse attuali per una laurea di primo livello nel Regno Unito, senza considerare neppure il paragone in caso di una equiparazione agli studenti extra-Ue. Il concorrente più agguerrito sembra però essere la Germania, meta di oltre 350mila studenti internazionali nel 2016 (dati del QS World University Rankings). In questo caso, la presenza di corsi in lingua inglese si accompagna al fattore del costo medio: zero, visto che i corsi di laurea triennali sono gratutiti negli atenei pubblici. La Deutscher Akademischer Austauschdiens, il servizio nazionale di scambio accademico tedesco, conteggia oggi oltre 110 corsi triennali in inglese e, più in generale, oltre 1000 opzioni fra vari livelli di studio.