Doppia stretta del ministero sui poteri attribuiti all’Anvur

Una stretta in due tempi. È quella che il ministero dell’Istruzione ha messo a punto sulle funzioni e i poteri dell’Anvur, l’agenzia che valuta università e ricerca. In un primo momento si procederà per via amministrativa. E solo dopo si rimetterà mano alle norme. Nell’ottica di riordinare l’intero sistema di valutazione di competenza del Miur.

Fonte: Scuola24.ilsole24ore.com
di Mar. B. ed Eu. B.

Il primo tempo

La prima fase è già in atto. Nelle linee guida sull’accreditamento dei corsi di dottorato - messe a punto dal capo dipartimento Università, Giuseppe Valditara, e condivise dal ministro Marco Bussetti - il Miur ha cercato di semplificare le regole per gli atenei. Riducendo di fatto il ruolo dell’Agenzia di valutazione. Per costituire il collegio dei docenti di dottorato, infatti, basterà aver pubblicato almeno tre prodotti scientifici su fonti qualificate e aver superato gli indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale per i prof associati. Senza più spazio, dunque, per gli algoritmi applicati dall’Anvur. E lo stesso discorso vale per i requisiti richiesti al coordinatore dei corsi. Che dovrà solo dimostrare di aver coordinato percorsi di ricerca o progetti nazionali o internazionali oppure diretto riviste scientifiche o comitati editoriali.

L’obiettivo dichiarato di viale Trastevere è che l’organismo attualmente guidato da Paolo Miccoli si concentri sulla valutazione dei risultati anziché su quella dei processi. E una conferma ulteriore giunge dagli indirizzi che lo stesso Valditara ha inviato all’Anvur ai fini dell’approvazione delle attività per il triennio 2019-2021. In quel documento l’idea di spostarsi dai processi ai risultati appare in maniera ancora più lampante. Ad esempio quando si raccomanda la revisione del regolamento sulla classificazione delle riviste «tenendo nella dovuta considerazione la necessità di assicurare l’applicazione di criteri oggettivi e predeterminati per la valutazione delle riviste previsti dalla normativa, criteri da cui i gruppi di lavoro possono discostarsi solo eccezionalmente e motivatamente». Al tempo stesso, per evitare situazione di incompatibilità, si suggerisce alla stessa Agenzia di procedere «alla selezione dei gruppi di lavoro per la valutazione delle riviste attraverso call pubbliche, con una chiara predeterminazione dei criteri di scelta e con la previsione di clausole volte ad evitare che siedano nei gruppi soggetti in potenziale conflitto d’interesse». Un restyling che riguarderà anche la terza fase della “famosa” Vqr 2015-2019. la valutazione della qualità della ricerca, infatti, avverrà sulla base di nuove linee guida del Miur che predeterminerà «i criteri e i parametri» dei giudizi.

Il secondo tempo

La strategia complessiva del ministero emerge in maniera ancora più dettagliata in un documento di quattro pagine sulla «valutazione dell’università e della ricerca» a firma dello stesso Valditara, che è stato inviato a tutti i rettori per raccogliere le loro osservazioni. Lì dentro, senza troppi giri di parole, viene bocciato l’attuale funzionamento dell’Anvur, reo di aver introdotto una «dittatura dell’algoritmo» e una «serie di distorsioni». Da qui l’indicazione a un suo radicale ripensamento con diversi compiti – dall’accreditamento dei corsi alla predisposizione delle soglie per l’abilitazione – da riattribuire al ministero indicando anche la possibilità di inserire l’Anvur «come specifica e autonoma sezione» all’interno di una futura «agenzia nazionale di valutazione del sistema dell’istruzione e della ricerca» guidata da un comitato direttivo in versione riveduta e corretta. Con il risultato di riportare indietro le lancette di una decina d’anni.

Lo strumento con cui procedere era stato già individuato. Con una delega ad hoc sull’intero sistema di valutazione gestito dal Miur inserita nel disegno di legge semplificazioni che doveva accompagnare il decreto approvato la settimana scorsa dal Senato. Ma quel testo non è mai arrivato in Parlamento. O per lo meno non ancora.