palcoSembra sia stata finalmente trovata la chiave per aprire lo splendido centro cittadino al grande pubblico nazionale ed internazionale

Fonte: Il Giornale di Rieti
di Ottorino Pasquetti

Sembra proprio che la chiave necessaria ad aprire quello scrigno prezioso che è il centro storico reatino, cerca e cerca per lunghissimi decenni, provando e riprovando, sia stata finalmente trovata. Il successo arriso alla prima edizione del “Reatefestival”, giunto ormai alla giornata conclusiva, lascia ben sperare, dal momento che l'edizione 2009, che ci si augura sia la prima di una lunghissima serie, sorprendendo tutti, ha avuto larghi apprezzamenti da parte di critici, esperti, operatori turistici e commerciali, appassionati e di popolo. I giornali nazionali, oltre a quelli locali, con i loro specialisti delle materie del bel canto, della danza, del teatro e del jazz, hanno decretato, anche dal lato di chi proprio se ne intende, incondizionati apprezzamenti e tutti hanno pronosticato il conseguimento di avveniristici e ambiti traguardi.

Molti tra i cittadini, i più responsabili, si sono detti anche che le prospettive future del Reatefestival potrebbero essere ancor più ampie e favorevoli, e certamente lo saranno, solo se si riuscisse, come certamente avverrà, di allargare il paniere delle istituzioni facenti parte degli enti organizzatori, che per questa prima edizione sono stati la Fondazione Flavio Vespasiano, presieduta dall'oramai quasi reatino sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta e dal sindaco del Comune di Rieti Giuseppe Emili, MiBac, Arcus Arte Cultura Spettacolo, Fondazione Varrone, Cariri, Confindustria Rieti, Fodazione Capelletti, CPL Concordia- Energia che migliora la vita, GCM – Gruppo CentralMotor SpA, BOMBYX-MORI), coinvolgendovi quelle che per ora sono rimaste fuori e ancora mancano.

Ma che fuori non potranno restarci a lungo nel superiore interesse cittadino e nella consapevolezza che sarà ancor più apprezzato e prezioso il lavoro di chi s'impiegherà nella ricostituzione di un clima più collaborativo e costruttivo tra enti locali, da far seguire all'attuale stato di gelo seguito alle elezioni di giugno. Qui deve farsi spazio la saggezza e la consapevolezza di chi persegue l'unità degli intenti e bandisce e rigetta la divisione, che è sempre dannosa, perché la divisione ha sembianze diaboliche. Di certo non c'è nulla da suggerire a nessuno di quanti, sia a livello locale e ancor più a livello nazionale, dimostrano quotidianamente di essere capaci di conquistarsi un Nobel in riappacificazioni e riunificazioni, se questo genere di Nobel davvero esistesse.

Ma torniamo al nostro bellissimo e restaurato centro storico, frutto di recenti, imponenti e generalizzati interventi pubblici e privati, detto della bontà della chiave che lo ha aperto, per sottolineare come, in questi giorni del “Reatefestival”, esso sia apparso in tutto il suo splendore, letteralmente esploso sotto il tersissimo cielo di questo agosto senza fine e dai giorni caldissimi e dalle notti piene di musica e di canti, di danze e di scenografie, di lunghi conciliaboli condotti all'aperto, come si faceva ai bei tempi antichi, negli spazi occupati da pub, bar e ristoranti lungo le vie e le piazze rimaste animate fino all'alba.

La sorpresa di questo “Reatefestival”, oltre alle performance degli artisti, è stata soprattutto quella di come sia apparsa bella Rieti ai suoi visitatori. Non erano attesi tanti ospiti illustri, - e giustamente se ne vanta l'assessore alla cultura Gianfranco Formichetti, - né tanti artisti, musicisti, cantanti e danzatori, tanti giornalisti e tanti stranieri e tanti ospiti italiani venuti anche da lontano e non solo dalla Capitale, quanti se ne sono visti in giro con in mano guide, cartine e programmi, molti a chiedere e moltissimi di loro a congratularsi anche con semplici ed ignari cittadini cui domandavano indicazioni e notizie.

Ad essi si sono aggiunti spesso coppie di pellegrini della Via Francigena e del Cammino di Francesco ed in alcuni casi gruppi di camminatori verso i conventi della Valle Santa, cosicché la città ha mostrato anche ai suoi abitanti un volto che si vorrebbe fosse di ogni giorno. Il complesso della cattedrale basilica e del Palazzo papale è stato un fondale che non tutte le piazze italiane sono in grado di fornire. Piazza del Comune, altra cornice da fotografare da varie angolature, con il Palazzo di Città in grande spolvero, imbandierato ed infiorato, con la facciata di Palazzo Dosi tornata a risplendere e a diffondere il fascino delle sue linee architettoniche così pregevoli e così ben curate dai restauratori.

E poi l'Arco di Bonifacio VIII, artefici del restauro Fondazione Varrone e Comune di Rieti, e la Chiesa di San Domenico con l'organo pontificio Dom Bedos-Roubo, tra i più grandi del mondo, suonato da Marc Pinardel, il tutto reso disponibile per l'imprevedibile realizzazione di un gruppo di cittadini guidati da un semplice prete, don Luigi Bardotti, venuto da lontano, e da un medico, Enzo Tarani, reatino nato nei rioni popolari, con un grande amore per la sua città.

E quindi il Palazzo delle Poste e quello dei marchesi Vincenti Mareri, freschissimo anch'esso di restauri; e per finire il grande complesso del teatro comunale Flavio Vespasiano, intelligentemente salvaguardato dal traffico nella parte che affaccia su via Garibaldi, nella splendidezza della sua nuova veste, dentro e fuori, riservato agli eventi più significativi del Reatefestival, come l'indimenticabile concerto del Don Giovanni di Mozart, che vi si è tenuto domenica sera, per la direzione dell'americano Kent Nagano e dellaTafelmusik Baroque Orchestra. Sarà ancora Nagano, magica bacchetta del top internazionale dei direttori d'orchestra, a guidare la Tafelmusik nel concerto di chiusura e di arrivederci di domani sera in piazza Cesare Battisti.

La kermesse musicale, come a Spoleto per il Festival dei Due Mondi, si svolgerà innanzi alla Cattedrale e tra la quinta di Palazzo del Governo e la Loggia del Vignola, anch'essi restaurati di recente, per risentirci l'anno prossimo, quando andrà in onda ancora un'edizione, la seconda, di questo indovinato Reatefestival, generato dal nulla, ma nato dalla volontà di quanti tra gli organizzatori, gli esperti e i tecnici vi hanno lavorato con passione e nel nascondimento, con tanta professionalità, arte e fantasia.