Scappa - Get Out

Scappa - Get OutUn interessante graffio narrativo su un tema scottante, il razzismo onnipervasivo nella società americana

Regia di Jordan Peele. Con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Stephen Root.
Genere Horror, Ratings: Kids+13, produzione USA, 2016. Durata 103 minuti circa
Orari: Multisalamoderno.com

Chris è un ragazzo di colore destinato, come molti, a compiere l'infausta impresa di andare a conoscere la famiglia della sua fidanzata. Quest'ultima, all'apparenza dolce e innocente, manca di comunicare ai suoi il colore della carnagione di Chris, e quello che parte come normale weekend si trasforma presto nel più inquietante (e razzista) degli incubi.

È già stato definito il thriller dei record. Non solo per gli incassi da capogiro registrati negli Stati Uniti, dove è uscito a fine febbraio, ma anche per l'accoglienza entusiasta da parte di pubblico e critica. Get Out: Scappa - proiettato in anteprima al Bari International Film Festival - segna l'esordio dietro la macchina da presa dell'attore Jordan Peele.

Non male scegliere per il debutto cinematografico un film di genere che mira ad essere insieme spaventoso e satirico. Peele tenta la strada della suspense, sulla scia di classici che arbitrariamente mischia e reinterpreta, senza soluzione di continuità nè di genere: un curioso mix tra Rosemary's baby e Indovina chi viene a cena, con un pizzico di inquietudine e mistero stile The wickerman.

Interessante il graffio narrativo su un tema scottante, il razzismo onnipervasivo nella società americana, ultimamente affrontato con uno sguardo anti-nostalgico al passato (vedi i vari 12 anni schiavo, Il diritto di contare, Loving). Stavolta lo sguardo è al presente, ai pregiudizi e alla discriminazione che contaminano la società contemporanea.
Notevole la prova attoriale di Daniel 'Sicario' Kaluuya che affronta un copione tutt'altro che facile, tanto meno scontato, e tiene testa a un cast di tutto rispetto. Spiccano la suocera esperta di ipnosi (occhio alla tazzina di caffè) Catherine Keener e il cognato demoniaco Caleb Landry Jones - quando spunta lui in un film non preannuncia nulla di buono.

Guai a lasciarsi abbagliare dal successo oltreoceanico, si rischia di entrare in sala con aspettative troppo alte e restare delusi. Conviene aspettarsi un prodotto commerciale che sì, tiene con il fiato sospeso, incuriosisce, delle volte intriga persino, ma si attesta sul livello medio di thriller già visti. Il tocco in più sta nella ricerca (talora forzata) della battuta, in uno humor nero che tutto pervade e che rivela, in fondo, la voglia del regista di prendersi - giustamente - poco sul serio.

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