Alien: Covenant

Alien: CovenantSequel di Prometheus e prequel di Alien: ambizioni filosofiche, fallimento di genere

Regia di Ridley Scott. Con Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir.
Genere Fantascienza, produzione USA, 2017. Durata 121 minuti circa
Orari: Multisalamoderno.com

L'astronave Covenant trasporta migliaia di embrioni in direzione di un pianeta dalle caratteristiche idonee alla colonizzazione da parte degli umani. A causa di un'avaria l'equipaggio è costretto a interrompere il sonno criogenico: una volta svegliatosi, intercetta un segnale radio da un pianeta molto vicino, anch'esso conforme come caratteristiche atmosferiche e precedentemente non individuato.
Delle molte imprese revivaliste in atto nella Hollywood odierna, una delle più ardue consiste nel ridare vita a una saga procrastinata (e "brutalizzata") oltre il lecito. Ignorando per di più il risultato di un prequel, Prometheus, che ha messo d'accordo in negativo critica e pubblico. Ma Ridley Scott non si tira indietro di fronte alle sfide. Nel titolo del film ricompare la dicitura "Alien", anche solo per risollevare l'incasso, ma fin dalle prime immagini è chiaro come il film sia un ibrido tra il prequel dedicato agli Ingegneri e il primo Alien, il thriller sci-fi che ha cambiato il volto del cinema di genere nel 1979. "Ibrido" è in effetti uno dei due termini-chiave a cui ricorrere per leggere tra le righe di Alien Covenant: l'altro è "creazione".

Il sequel-prequel di Scott si gioca tutto sull'equilibrio tra queste due polarità, creazione e contaminazione. Dall'incipit che sembra richiamare A.I. e L'uomo bicentenario di Asimov, in un ambiente asettico in cui l'intelligenza artificiale raggiunge il suo apice e si interroga sul libero arbitrio, al consueto viaggio interplanetario, che ripropone, in forme più complesse, i medesimi temi.

Una nuova, ennesima odissea nello spazio, un'infinita citazione in cui le variazioni sono impercettibili aggiustamenti: androide (buono o malvagio), rapporto con una nuova specie potenzialmente superiore, lotta dell'uomo contro lo xenomorfo per ribadire la propria intelligenza. Ma interrogarsi sulla natura della ri-creazione della saga - remake, reboot o remix? - ha poco senso una volta preso atto che ognuna delle tre ipotesi rimarrebbe superflua. Alien sembra aver detto tutto ciò che andava detto e aver svolto un ruolo egregio, ma esauritosi, nella storia del cinema. Forse il quinto episodio (o meglio 3.1) di Neill Blomkamp avrebbe potuto aggiustare le storture di Fincher e Jeunet, ma nella sostanza le possibilità di creare un ponte invisibile, che da un singolo alieno raggiunga il monolito di Kubrick e l'origine della vita, sono naufragate insieme al Prometheus. Ad Alien: Covenant non resta che unire i puntini, scrivere il già scritto, replicare ad libitum. Con parentesi scult, come una scena sexy anni 80 sotto la doccia, degna di Zalman King, che risultano più godibili dei seriosi monologhi o dei corpo a corpo tra androidi, che invece strizzano l'occhio alle tendenze superoistiche dell'action odierno. Ha poco senso parlare di occasione mancata, quando l'occasione, in effetti, non è mai esistita.

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