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Borse di studio alternative? Si oltreoceano ma non in Italia PDF Stampa E-mail
Borse e Concorsi
Martedì 02 Febbraio 2010 09:23
unusualNegli USA c’è spazio per borse di studio dai requisiti e dagli obiettivi decisamente originali, se non proprio bizzarri. Come una borsa che premia gli studenti mancini o quella che premia i "vatussi". In Italia succede qualcosa del genere?

Fonte: Unimagazine
di Daniele Pluchino

Il sistema universitario degli Stati Uniti si caratterizza per l’alta presenza di atenei privati e per la grande varietà dell’offerta, determinata anche dall’estensione del paese e dalle grandi differenze geografiche, produttive, culturali e sociali. Forse anche per questo motivo oltreoceano c’è spazio per borse di studio dai requisiti e dagli obiettivi decisamente originali, se non proprio bizzarri.

Come non definire così una borsa che premia gli studenti mancini? Accade alla Frederick and Mary F. Beckley Scholarship. Essere mancini in fondo è un patrimonio naturale, così come l'appartenere alla dinastia olandese Lambert and Annetje Van Valkenburg. Una Scholarship dedicata a questo casato premia con 1000 euro gli eredi certificati. 
Volendo si trova anche qualcosa si più utile: alla Sophie Major Memorial Duck Calling Contest ci sono in palio 2000 dollari per chi progetta il miglior richiamo per anatre. 5000 dollari sono a disposizione per gli studenti che abbiano deciso di approfondire lo studio della patata. A bandire la borsa è un istituto che più dedicato non si può: la Potato Industry Scholarship. 
Poteva mancare l’incentivo all’altezza? No, infatti c’è: nell’Oregon un’organizzazione favorisce il percorso di studi dei ragazzi alti, almeno un metro e novanta gli uomini, un metro e cinquantacinque le donne. Si chiama Tall (appunto) Clubs International Scholarship, è a Portland e premia i “vatussi” con 700 euro ma a patto che scrivano una riflessione su "cosa significa per me essere alto". Discriminazione per i più bassi? No, ci pensa la Billy Barty Foundation che, in onore dell’omonimo attore “alto” appena 118 centimetri, incentiva gli studenti che si mantengono sotto il metro e ventitre.

In Italia succede qualcosa del genere? Sulla base di una ricerca che abbiamo fatto, sembrerebbe di no. D'altra parte è noto che il nostro sistema universitario non abbia una tale disponibilità di fondi da poter sovvenzionare queste "nicchie" di studio. Ce lo ha confermato anche il dottor Giuseppe Caruso, dirigente dell’area didattica dell’Università degli studi di Catania: "In base alla mia esperienza all’Università di Catania e in tutta Italia, le borse di studio vengono assegnate solo e sempre sulla base dei meriti e dei titoli. Anche da noi capita di bandire borse su argomenti particolari, oppure indirizzate a studenti che provengo da una sola facoltà o che si sono dedicati a uno specifico tipo di studi. In questo caso chiaramente sono pochissimi i candidati dotati dei requisiti d’accesso; ma si tratta sempre di requisiti di merito o titoli". 

Un’altra fonte universitaria ci ha ribadito il concetto, aggiungendo che "nelle università pubbliche è impossibile se non illegale fare questi bandi, bisogna evitare qualsiasi discriminazione, non hanno senso certi requisiti".

In Italia piuttosto i criteri di selezione o assegnazione sono contestati per l'eccessiva difformità o per la scarsa trasparenza. Qualche giorno fa il Politecnico di Torino ha bandito un concorso in controtendenza con questa abitudine italiana. 17 nuovi ricercatori delle facoltà di Ingegneria e Architettura dell'ateneo torinese saranno scelti solo sulla base della valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, eliminando i colloqui. L'obiettivo è quello di utilizzare criteri di assoluta trasparenza, sulla base di quanto stabilito dalla nuova normativa del ministro Gelmini. Un plauso convinto è giunto dall'Apri, associazione precari della ricerca, che definisce il bando "un caso del tutto inedito in Italia, che pone il Politecnico di Torino come esempio virtuoso per tutte le altre università e per lo stesso Ministero. Un esempio che però non viene seguito dagli altri atenei - aggiungono dall'associazione - che nei concorsi stabiliscono un limite massimo di pubblicazioni o indicano un profilo scientifico piuttosto 'anomalo' del candidato".
 

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