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Otto anni dopo l'11 settembre: gli Stati Uniti cercano una svolta PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 11 Settembre 2009 17:33
torriL’America 8 anni dopo. Sono cambiate molte cose da quell’11 settembre che portò morte e distruzione nel cuore della metropoli americana. Ma le cose che sono cambiate non sono quelle su cui puntava l’amministrazione Bush

Fonte: Il Messaggero
di Marco Guidi

La guerra in Iraq si è rivelata non solo inutile nella guerra al terrorismo, ma anzi ha aperto ai fanatici islamisti un nuovo fronte impensabile fino a che c’era Saddam Hussein. Anche in Afghanistan le cose non stanno andando bene. Gli errori di Bush, ma soprattutto di Rumsfeld, autore e teorico di una strategia dissennata stanno ancora avendo delle conseguenze e hanno portato la situazione a un punto critico. D’altra parte nessuno dei grandi responsabili dell’attacco alle Twin Towers e al Pentagono è stato catturato. Osama bin Laden, ammesso che sia ancora vivo e in salute, dovrebbe trovarsi nella inaccessibile (per gli americani) zona di Parachinar, nella Cintura Tribale che, in Pakistan confina con l’Afghanistan, dove la sola legge è quella delle tribù Pashtun sempre più legate ai talebani. Ayman al Zawahiri dovrebbe essere più a Nord, forse ai confini dello Swat. E il principale protettore di al Qaeda è stato segnalato a Quetta, città pachistana al confine meridionale con l’Afghanistan dove il peso del governo di Islamabad è minimo.

Ma intanto l’America volta pagina anche nel modo di affrontare i postumi dell’attacco più sanguinoso dopo Pearl Harbor. Non più la guerra senza fine al terrorismo, proclamata dall’amministrazione repubblicana, ma il “lavoriamo tutti insieme” di Obama. Un modo per reagire positivamente a uno shock che dura ancora. Tant’è che, secondo un’indagine, i newyorchesi hanno ancora paura dei grattacieli, così tipici della loro città. Costruzioni troppo alte non sono gradite perché genererebbero angoscia in chi le guarda, ci lavora o ci abita vicino.

Le celebrazioni di oggi sono state precedute da due notizie a modo loro unite. La prima riguarda il nuovo look dell’unico responsabile dell’attacco, quel Khaled Sheikh Mohammed condannato alla prigione a vita come uno degli ideatori e supporter degli attacchi che tra le 8 e le 9,30 del mattino di otto anni orsono sconvolsero la città e distrussero le Torri Gemelle oltre a causare danni al cuore stesso della difesa americana, il Pentagono. Khaled è stato fotografato in abiti tradizionali arabi, con una barba lunghissima, un’immagine che ricorda vagamente il primo Osama bin Laden.

La foto, fornita dalla Croce Rossa ai famigliari del terrorista ha richiamato presso molti commentatori americani le numerose manchevolezze dell’intelligence nel prevenire un attacco che poteva essere impedito se solo si fossero valutati a tempo e meglio molti rapporti dell’Fbi e di altre agenzie. Né, in queste rievocazioni, sono mancate voci che chiamano in causa direttamente l’ex presidente George W. Bush. E’ stato ricordato, per esempio, l’unico volo che sia decollato dagli Stati Uniti il 12 settembre. Un jet di linea diretto in Arabia Saudita, con a bordo alcune decine di membri della famiglia Bin Laden, socia in affari con i Bush. Gente che non aveva a che fare con l’attentato ma che era portatrice comunque di un cognome troppo ingombrante e poteva attirare l’attenzione sugli stretti contatti di affari ma anche personali con la famiglia dei due Bush.

Certo, un bilancio dell’attentato è devastante. Non solo per i quasi tremila morti ma soprattutto per gli effetti sconvolgenti della politica americana, che hanno portato, tra Iraq e Afghanistan a circa cinquemila perdite tra le truppe Usa e non hanno, al momento, ottenuto alcun risultato positivo.
 

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