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Sfratto all'istituto della Montalcini. «A rischio il lavoro di una vita» PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 04 Settembre 2009
ebriIl Premio Nobel Rita Levi Montalcini e la Fondazione Ebri da lei creata per gli studi sul cervello potrebbero essere costretti ad interrompere la loro attività entro il 30 settembre. A causa dello sfratto

Fonte: Corriere della Sera
di Giovanni Caprara

Dipenderà da quanto domattina deciderà il giudice in seguito al ricorso presentato dalla Fondazione. La vicenda ha toni un po' incredibili ma dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come il mondo della ricerca, quel poco che sopravvive, possa essere annientato senza grandi rimpianti.

La storia ha inizio nel 2001 quando Rita Levi Montalcini affronta l'ennesima avventura della sua vita istituendo la Fondazione Ebri (European Brain Research Institute). Senza scopo di lucro, l'unico obiettivo è lo studio del sistema nervoso centrale, dai neuroni al cervello, sia in condizioni normali che patologiche. Lo scopo è capire le basi delle malattie neurologiche e neurodegenerative come ad esempio l'Alzheimer, con l'obiettivo di sviluppare delle cure. Il tutto partendo dalle scoperte per le quali le è stato assegnato il Premio Nobel nel 1986. Negli otto anni di vita la Fondazione ha creato un gruppo di quaranta ricercatori, tutti giovani, alcuni dei quali fatti rientrare dall'estero. Proprio uno di questi, Alberto Bacci arrivato dall'Università americana di Stanford, era uno dei pochi italiani a ricevere un finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca per portare avanti le sue indagini. La Fondazione Ebri è ospitata nei locali di proprietà di una società immobiliare che controlla anche la Fondazione Santa Lucia, un «Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico»; in pratica un ospedale specializzato nella riabilitazione neuromotoria di chi ha subito danni cerebrali. Nella sede che ospita la Fondazione Ebri in via Fosso Fiorano, nei pressi del grande raccordo anulare, ci sono anche dei laboratori del Cnr. La zona è in grande sviluppo urbanistico.

Il 22 luglio la Fondazione Ebri riceveva dalla Fondazione Santa Lucia un'ingiunzione in cui si chiedeva di lasciare liberi i locali appunto entro la fine di settembre. Nei mesi scorsi erano sorte alcune difficoltà economiche che avevano ritardato alcuni pagamenti nei servizi. E da qui sembra essere nata l'iniziativa di sfratto. «Ma ora tutto è stato regolarizzato e lo dimostreremo al giudice», precisano in Fondazione. Ma le cose non sono semplici. Se la vicenda procede, per il 18 settembre è prevista l'interruzione anche della corrente elettrica con tutti i problemi che possono derivare ai laboratori dove vivono le cavie necessarie agli studi. «L'ultimo capitolo della mia vita si sta rivelando il più importante dal punto di vista scientifico — dice in una nota il Nobel — con i formidabili risultati che l'impiego del fattore di crescita delle cellule nervose sta dando nelle applicazioni cliniche e anche nelle altre ricerche condotte dall'Ebri sul funzionamento del cervello per affrontare la grande sfida per prevenire e curare le malattie che lo colpiscono». Ma qui i risultati e la scienza non contano. Lo sfratto non guarda in faccia i Nobel e gli sforzi compiuti nella ricerca. Rimane l'amarezza per una vicenda inaspettata. «Con la Fondazione Santa Lucia abbiamo sempre avuto buoni rapporti di collaborazione scientifica» aggiungono nella Fondazione Ebri che svolge la sua attività grazie a donazioni. Naturalmente questo la espone a difficili momenti che potrebbero essere risolti se nel nostro Paese (come accade ad esempio negli Statti Uniti) si manifestasse da parte dei privati una maggiore sensibilità alla ricerca. Ma c'è pure una beffa finale. La Fondazione Ebri vanterebbe un credito di circa un milione di euro da parte di alcuni ministeri. Forse il risveglio della burocrazia ora potrebbe evitare il peggio.
 

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