Iscrizione Newsletter
Per ricevere periodicamente la nostra newsletter iscriviti inserendo il tuo indirizzo e-mail. Attenzione: il servizio è attivo solo per le caselle @campus.rieti.it rilasciate con la University Card.
| Clima: le attuali tecnologie potrebbero salvare il nostro pianeta |
|
|
|
| Attualità |
| Giovedì 20 Agosto 2009 10:03 |
Secondo uno studio dell'università californiana di San Diego, quello che si deve fare è "semplicemente puntare alla riduzione delle emissioni di materiali incombusti (black carbon) e dell'ozono, e alla maggiore diffusione delle tecnologie già esistenti"Fonte: ANSA Il pianeta si può salvare dal riscaldamento globale utilizzando le tecnologie attuali. A svelare la formula per mitigare i cambiamenti climatici è lo studio pubblicato sul numero di settembre di Foreign affairs e condotto da Veerabhadran Ramanathan, dell'Istituto di oceanografia dell'università di San Diego, e Jessica Seddon Wallack, direttore del Centro per il finanziamento dello sviluppo dell'Istituto indiano per la gestione finanziaria e la ricerca, a Chennai. Per Ramanathan è possibile "guadagnare tempo" contro il riscaldamento globale perché, spiega, con "la piena applicazione delle attuali tecnologie di controllo delle emissioni si potrebbe compensare gli effetti del riscaldamento da uno a due decenni di emissioni di CO2". Un impegno che, secondo lo studio, non solo potrebbe concedere "più tempo per la creazione di un'efficace riduzione della CO2, ma avrebbe enormi vantaggi per la salute pubblica e per l'economia". I benefici sarebbero istantanei: "puntare alla riduzione delle emissioni di black carbon e ozono - osservano Ramanathan e Wallack - sono i frutti più facili da raccogliere nell'immediato. L'applicazione è fattibile, e i vantaggi sarebbero numerosi e immediati". Il black carbon è una forma di ossido di carbonio che assorbe la luce. L'ozono è un gas creato da reazioni tra altri gas come il monossido di carbonio e il metano, e spesso prodotto da attività umane e ai livelli più bassi dell'atmosfera, è un gas a effetto serra con un effetto di riscaldamento pari a circa il 20% di quello della CO2. Sulla base di calcoli relativi a un documento del 2008, i due autori rilevano che "la società ha già varcato la soglia oltre la quale gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici sono assicurati". Per questo, osserva Ramanathan, è "chiaro che dobbiamo andare oltre la semplice riduzione delle emissioni di CO2 per coprire l'ingestibilità del cambiamento climatico". Sia black carbon che ozono sono, infatti, "tecnologicamente e politicamente obiettivi trattabili per un'azione politica immediata. La sfida è la sensibilizzazione". Secondo gli autori "sia il black carbon sia l'ozono restano nell'atmosfera solo per alcune settimane al mese, rispetto ai secoli in cui rimane nell'atmosfera la CO2". Tra le tecnologie che basterebbe utilizzare, "l'adeguamento di un milione di trattore-rimorchi diesel con filtri per il particolato" che produrrebbe effetti "pari a 5,7 milioni di autovetture tolte dalla strada". Le sfide principali, secondo gli autori, si trovano "nel motivare l'adozione di tecnologie per ridurre le emissioni dei veicoli diesel e di tecnologie per bruciare combustibili da biomassa in modo più efficiente e accessibile in tutto il mondo". Ramanathan sta ora studiando "l'effetto sul riscaldamento globale della combustione di biomassa" nell' ambito del progetto Surya, che misura l'effetto della sostituzione dei tradizionali metodi di cottura nell'India rurale con tecniche di combustione alternative. Mentre Wallack e Vish Krishnan, della Rady school dell'università della California di San Diego, stanno individuando come rimuovere gli ostacoli su grande scala per l'adozione di tecnologie per la combustione di energie rinnovabili. "La nostra ricerca - conclude Ramanathan - fornisce un enorme incentivo per aiutare gli oltre 3 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno e sono costretti a cucinare e riscaldare le loro case con combustibili da biomassa come il letame, residui di raccolto e legna da ardere". |
Ultime Notizie
- Rieti. Allarme neve, Bastioni: «Ancora un fine settimana all'insegna dei disagi»
- WebTv da record: più di 2 milioni di utenti per i 60 anni di Vasco
- Obesità, Saverio Cinti: «Scovato il "serbatoio" segreto del tessuto adiposo»
- Così appassionati di videogiochi da farci la tesi? Wired vi premia
- Da Fondazione Crui, 22 tirocini all’Ispra in ricerca e tutela ambientale
- Entro il 2012 la risposta sulla 'particella di Dio'
- In funzione il cuore che non batte, diventa anche un film
- Medicina “fa le scarpe” a Formazione
- L'UDU vince il ricorso sui punteggi minimi ai test d'ingresso
- Ministero degli Esteri, concorso per 35 posti di segretario di legazione in prova
Più Lette della Settimana
- Entro il 2012 la risposta sulla 'particella di Dio'
- Lettera aperta: Non vogliamo il posto fisso, vogliamo le opportunità che ci vengono negate
- Bachelor. Appello al Ministro Fornero: far presto per non dissipare generazioni di neolaureati
- Abolizione del valore legale e tasse più alte: in mille firmano un appello per dire no
- Posizione del CIMEA sul valore legale della laurea
- "Internet sarà l'equivalente di quello che negli anni '50 era l'automobile"
- Unimusic 2012 - Concorso musicale universitario
- Posto fisso, polemica per la “doppia monotonia” della figlia del ministro Fornero
- Monti: “Che monotonia il posto fisso”
- Schizofrenia e disturbi sociali, studio italiano ne svela la natura





Secondo uno studio dell'università californiana di San Diego, quello che si deve fare è "semplicemente puntare alla riduzione delle emissioni di materiali incombusti (black carbon) e dell'ozono, e alla maggiore diffusione delle tecnologie già esistenti"







