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Scoperto in Usa il gene anticancro. I ricercatori sono due 'cervelli in fuga' PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 18 Agosto 2009 11:16
cancerAntonio Iavarone e la moglie e collega Anna Lasorella, lasciarono l'Italia dopo 5 anni di ricerca all’università Cattolica di Roma, accusando apertamente l’ateneo di nepotismo. Ora la scoperta scientifica che potrebbe dare una svolta alla cura contro il tumore al cervello

Fonte: La Nazione
di Gloria Ciabattoni

LA LORO è una storia di cervelli in fuga a fine lieto-amaro: lieto per la scoperta che hanno fatto, amaro perchè è avvenuta fuori dall’Italia. Era il 1999 e Antonio Iavarone e la sua collaboratrice e moglie Anna Lasorella, dopo 5 anni di ricerca all’università Cattolica di Roma, se ne andarono negli Stati Uniti, accusando apertamente l’ateneo di nepotismo. Decisione sofferta ma irreversibile: gli scienziati approdarono a New York, nell’Albert Einstein College of Medicine, e successivamente alla Columbia University Medical Center di New York, dopo avere ottenuto l’aspettativa in seguito ad uno scontro con l’università giunto fino al Tar del Lazio. Affrontarono anche una causa per diffamazione, conclusa a loro favore.

ORA DALLE pagine della prestigiosa rivista ‘Developmental Cell’ annunciano di aver scoperto un gene- chiave di uno dei più maligni tumori al cervello, il glioblastoma multiforme. Far regredire nello sviluppo le cellule staminali adulte è possibile da tempo utilizzando un cocktail di geni: così si ottengono le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), ma il problema era fare in modo che queste cellule staminali tornassero adulte. Iavarone e Lasorella hanno trovato una proteina capace di distruggere alcune delle proteine-chiave utilizzate per ottenere le Ips e di far ripartire quindi la trasformazione delle cellule staminali in cellule adulte. La proteina, come il gene che la produce, si chiama Huwe1, ed impedisce alle cellule che li alimentano di moltiplicarsi, quindi il tumore cerca di liberarsene. «Abbiamo scoperto - spiega Iavarone - che la stessa proteina viene eliminata durante lo sviluppo del glioblastoma multiforme». Anna Lasorella ha dimostrato che nel topo, in assenza di Huwe1, le cellule staminali si moltiplicano in modo incontrollato, per cui la formazione dei neuroni è compromessa e lo sviluppo del cervello procede in modo anomalo. Poichè sia le cellule staminali che le cellule tumorali hanno in comune la capacità di crescere molto rapidamente, Iavarone ha ipotizzato che l’attività di Huwe1 possa essere bassa nelle cellule dei tumori del cervello umano. Per gli scienziati la scommessa è «aumentare la funzione di Huwe1 nelle cellule tumorali. Questo potrebbe consentire una corretta riprogrammazione di queste cellule e permettere la rigenerazione delle cellule neurali perse nel corso di malattie neurodegenerative».

AMARE le considerazioni di Antonio Iavarone commentando il clamore suscitato dalla scoperta: «Tutto nel sistema universitario italiano sembra fermo a dieci anni fa - dice- e l’ Italia ha un sostanziale disinteresse nei confronti della scienza. Uno dei motivi per cui dopo le nostre proteste allora in Italia non si fece niente è perchè
quella situazione era generalizzata. E d’altro canto i governi che in Italia si sono succeduti in questi anni non hanno mai pensato di modificare il sistema della ricerca».
 

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