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Vestire alla Harvard: l'ateneo Usa fa cassa cedendo il nome a una linea per giovani PDF Stampa E-mail
Attualità
Lunedì 17 Agosto 2009 09:32
harvardPolemiche a Harvard: la più celebre e ricca università del mondo ha venduto il nome a una azienda di abbigliamento maschile che produrrà una linea di vestiti per giovani d'elite

Fonte: Il Sole24ORE

I proventi della nuova linea «Harvard Yard» serviranno a finanziare borse di studio, ma tra gli studenti serpeggiano polemiche: Perpetuerà gli stereotipi che siamo una scuola per bianchi ricchi», ha protestato il giornale studentesco Harvard Crimson dopo dopo l'annuncio dell'accordo di licenza decennale con il Wearwolf Group. Pantaloni kaki a partire da 195 dollari, camice da 160 e oltre, cappotti da 495, e poi anche completi a righine «seersucker», cravattini, golf da cricket, bermuda, «rifletteranno la qualità la tradizione e l'eccellenza di Harvard», ha detto Jeffrey Wolf, vice presidente della casa di moda che venderà abiti in stile «preppy» col marchio Harvard nei migliori department store d'America. Molti capi saranno battezzati col nome di celebri edifici del campus: ad esempio le camicie con le asole cremisi - i colori dell'ateneo - saranno chiamate Yenching e Holyoke. Lo stile è ispirato da foto di studenti di Harvard anni Cinquanta e Sessanta e mirato a uomini tra i 25 e i 45 anni.
La crisi finanziaria
La più celebre e ricca università del mondo negli ultimi mesi ha scoperto di essere piena di debiti. Per l'università la cessione del nome porta dunque di una più che benvenuta iniezione di fondi. Lo scorso giugno Harvard ha infatti annunciato una perdita del 30% del suo «endowment», il patrimonio, che ha costretto a congelare i salari dei professori, a tagliare posti di lavoro e a ridurre gli acquisti delle biblioteca e le proposte in menù della mensa per gli studenti. L' università taglierà 275 posti.
Ciò nonostante l'annuncio della nuova linea di moda «preppy» - un look che da anni trova i suoi interpreti negli Usa in Ralph Lauren e Tommy Hilfiger - ha scatenato l'ironia di comici e accademici: la rivista Chronicle of Higher Education, per esempio, ha aggrottato le sopracciglia pubblicando un blog dal titolo «I miei kaki hanno fatto Harvard».
Le polemiche sono arrivate sul campus: «Non è bene per l'immagine di Harvard: già ci portiamo dietro lo stereotipo di essere una scuola da ricchi», ha commentato J.P. Stiltz, che gioca nella squadra di polo e viene dal Kentucky. E anche Nicholas Navarro, afro-americano classe 2010, si è mostrato ambivalente: «Dovrei essere contento perchè i guadagni finiscono in borse di studio per gente come me, ma rafforza i preconcetti che siamo una università per bianchi». Detto questo, l'iniziativa di Harvard rientra in un trend di grandi istituzioni che, in mezzo alla crisi, decidono di «prestare» il proprio marchio a iniziative commerciali distanti anni luce dal proprio mandato: è di due giorni fa l'annuncio che il New York Times ha concluso un accordo per un «club dei vini» che vende ai bottiglie di pregio per abbonamento.
 

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