| Il fisiologo Alberto Minetti: "Oggi l'uomo non sa più camminare" |
| Attualità |
| Venerdì 14 Agosto 2009 13:09 |
«La vita sedentaria ci fa compiere movimenti anomali»Fonte: La Stampa di E.M. Una distrazione o un banale inciampo in una pietra può costare la vita. Fra le vittime della montagna, molte sono escursionisti, persone che camminano sui sentieri. Camminare appare come l’azione umana più naturale, quindi semplice. In realtà i percorsi accidentati e la quota comportano esperienza anche nell’infilare un passo dietro l’altro. Il professor Alberto Minetti, docente di fisiologia alla Facoltà di medicina dell’Università di Milano, ha compiuto studi approfonditi sull’economia del movimento. Professore, non si sa più camminare? «E’ possibile, ma questa può essere un’impressione. L’evidenza scientifica ci dice che chi viene dal mondo sedentario e affronta un percorso accidentato quale un sentiero alpino può compiere movimenti anomali, quindi pericolosi per l’equilibrio. Per camminare in montagna ci vuole ponderazione, attenzione e rispetto del sentiero. E’ importante saper posare i piedi». A volte l’affaticamento è causa d’incidenti perché irrigidisce le gambe e toglie l’agilità necessaria per evitare ostacoli. Che fare? «Per camminare in modo corretto ci vuole una potenza metabolica costante. Il nostro motore deve girare sempre allo stesso regime. Come un’automobile che deve procedere sempre con il motore a 3000 giri, per esempio, sia in piano sia in salita, quindi dobbiamo cambiare marcia. Ognuno deve trovare la marcia giusta su di un sentiero e mantenere il motore costante. E’ utile avere un cardiofrequenzimetro e mantenere i nostri battiti cardiaci tra i 130 e i 140 al minuto». Significa procedere sempre alla stessa velocità? «No, questo è l’errore dell’escursionista domenicale che vuole mantenere su terreni diversi la stessa velocità assoluta. La velocità che deve essere costante è quella verticale. Per esempio in un minuto superare 20 metri di dislivello. Lo si può fare con un altimetro da polso». L’appesantimento delle gambe è dovuto a un accumulo di acido lattico nei muscoli, cioè a una fatica eccessiva? «Può avvenire, ma esistono la fatica centrale, di tutto il nostro motore e quella periferica. Così come esiste un controllo nervoso periferico. Con la fatica e il depauperamento delle risorse di energia ogni movimento costa di più. Il recupero diventa così sempre più difficile e possono avvenire incidenti». Un tempo si diceva che il passo giusto è quello del mulo. «Sì, ha un fondamento questo detto. Il mulo se ne frega della velocità, si autoregola, un sistema corretto». Come si fa a consumare meno energia e mantenere così una reattività maggiore in caso di imprevisti? «Ho calcolato che in montagna per raggiungere un punto B dal punto A il percorso di salita meno dispendioso dal punto di vista energetico è una pendenza del 18 per cento. Meno significa avere una strada più lunga da affrontare, di più una fatica che si fa troppo sentire. I sentieri di un tempo hanno tutti una pendenza vicina al 20 per cento». |
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