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| La Nuova America - Addio Harvard. Tutti pazzi per West Point |
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| Attualità |
| Venerdì 14 Agosto 2009 11:57 |
Per Forbes l'accademia è la migliore negli Usa. E la crisi resuscita il sogno di carriera militareFonte: La Stampa di Lucia Annunziata Ha vinto dal 1923 più borse di studio «Rhodes» di Stanford; dal 1982 più «Marshall» di Columbia e Cornell, e più «Truman» di Princeton e di Duke. È West Point, l’Accademia militare che, secondo la lista stilata da Forbes, è divenuta nel 2009 la prima Università americana, dunque del mondo. È la prima volta che questa storica istituzione, che ha dato agli Usa presidenti e condottieri, raggiunge la cima della lista. Ma soprattutto è la prima volta che una scuola pubblica supera le Ivy League dopo molti anni di assoluto dominio. Ci dice qualcosa dell’America, che conta 56 delle prime 200 università nella classifica internazionale, il fatto che questa accademia militare - istruzione pubblica pagata dall’esercito ai meritevoli - sia diventata la migliore? E’ un caso, una tendenza, un’illuminante indicazione sui tempi, o semplicemente una furbata, che i cadetti della «lunga linea grigia» facciano retrocedere al secondo e al quinto posto le più ricche, le più famose, le «private» Princeton e Harvard? Disciplina contro glamour, motivazione contro appeal, bene comune contro business: un altro caso sembra aprirsi nella dinamica fra pubblico e privato nell’America di Obama. Alla discussione non si sottrae nessuno. Prima di tutti «The Choice», la bibbia di genitori e professori, il supplemento educazione del «New York Times», che bombarda la scelta di Forbes: «Di solito non prestiamo attenzione ai vari tentativi di fare liste di scuole e università come se fossero ristoranti o aspirapolvere. Ma persino noi abbiamo notato che Forbes - nella sua “seconda classifica” - ha dato il primo posto a un’istituzione che non è solita vincere tali concorsi». Il veleno è nel sottolineare che si tratta solo del secondo anno che Forbes stila una tale lista. Sospetti di concorrenza sleale, di aggressività di mercato, il cui esito - fa sapere il Times - rischia di cambiare il criterio stesso di selezione dell’eccellenza. Ma nulla di meglio di tali sospetti per farci capire quale enorme giro di interessi si muova dietro il rito estivo delle liste che ogni anno consacrano supremazia e prestigio delle varie università. Un’occhiata ai costi del sistema universitario può dare un’idea di quel che si muove in questo campo. Circa il 70 per cento di chi si avvia all’università in America non ha soldi per pagare gli studi. Lo scarto di impegno economico fra private e pubbliche è un abisso. Un anno in un’università pubblica costa circa 5000 dollari, in una privata, a secondo del prestigio, da 15 a 40 mila. Esclusi i costi di vita, e altre spese degli studenti, intorno a 12 mila per anno. La tendenza recente è stata quella di una crescita dei costi e di una diminuzione dei fondi pubblici. Dal 2002 al 2004 il costo delle università pubbliche è aumentato del 14 per cento, e del 6 per cento quello delle private. Nel complesso, tra il 1982 e il 2007, tre volte più della crescita del salario medio delle famiglie. Il ricorso al prestito studentesco è pratica ordinaria. Perciò le prospettive per il dopo laurea sono sempre più importanti per le università per attrarre famiglie, studenti e fondi. Di qui, l’importanza del riconoscimento delle liste dei top. In un unico circuito virtuoso fra performance, reputazione e attrazione di fondi e studenti. La crisi economica ha accentuato queste tendenze. Solo tre anni fa Harvard era così ricca di donazioni e fondi di ricerca da prendere in considerazione la possibilità di non far pagare gli studenti, concentrandosi solo su coloro che avevano talento. Oggi Harvard vede quasi dimezzato il suo patrimonio, disperso dal fallimento della speculazione finanziaria. Se le scuole pubbliche oggi sono più fragili per mancanza di fondi, le private - come Harvard appunto - si trovano di fronte a un dilemma: rilanciarsi economicamente o diventare terreno di conquista sia intellettuale sia materiale da parte di Paesi che mantengono uno sviluppo più sostenuto, come la Cina. In questo agitato passaggio l’attrazione di una scuola pubblica d’eccellenza come West Point - che traina il successo delle altre quattro scuole dell’esercito Usa - è chiara. La rinnovata popolarità può essere attribuita allo spirito dell’11 settembre, ma gli analisti propendono per la prevalenza di fattori più terreni: «Gratuita, severa, e con un forte incentivo: i migliori hanno più ampia scelta dopo la laurea. E gli ufficiali che hanno servito bene il Paese sono molto valutati dal settore privato». Così come l’esercito Usa è diventato sempre più un’occasione di lavoro per la classe operaia, West Point e le sue sorelle sembrano offrire oggi una via possibile alle nuove difficoltà della classe media. Appare come un nuovo aggiustamento sociale nella permanente flessibilità americana. Insomma, se West Point vince sulle Ivy League, siamo di fronte a un altro caso di ridimensionamento delle vecchie élite, e di espansione dello Stato. |
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