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Sono attualmente 286 gli incarichi, di cui 221 gratis, banditi dall'ateneo pisano. All'appello mancano ancora le facoltà di medicina e ingegneria. E' scattata la protesta: il coordinamento dei precari della didattica e della ricerca ha dato vita campagna di boicottaggio "Io gratis non lavoro"
Fonte: L’Espresso Local Autore: Tiziana Gori Insegnare a stipendio zero? No, grazie. È scontro aperto a Pisa tra i precari e l'università che, sfruttando anche la possibilità offerta dal decreto Gelmini dell'8 luglio 2008, ha deciso di mettere a bando incarichi di insegnamento a titolo gratuito. I bandi di questo genere ci sono sempre stati, ma erano rivolti quasi esclusivamente a esterni (tipo professionisti o professori in pensione). Quest'anno, invece, la proposta di lavorare gratis verrebbe indirizzata a numerosi precari. Sono attualmente 286 gli incarichi, di cui 221 gratis, banditi dall'ateneo pisano. E all'appello mancano ancora le facoltà di medicina e ingegneria. Subito è scattata la protesta: il coordinamento dei precari della didattica e della ricerca ha dato vita, circa un mese e mezzo fa, alla campagna di boicottaggio "Io gratis non lavoro". Ma l'ateneo è andato avanti. Le prime facoltà a chiudere i bandi sono state quelle di lettere e scienze. Il 23 luglio il consiglio di facoltà di lettere ha approvato il lavoro delle commissioni di valutazione, che hanno proposto i nomi dei vincitori. Non tutti i bandi però sono stati assegnati. Secondo il coordinamento 26 su 92, anche grazie alla battaglia che è stata messa in atto, sono andati deserti. Battaglia che è proseguita con l'invio, lo stesso giorno, di una lettera al Miur (ministero della Pubblica istruzione, università e ricerca) per chiedere la verifica di "presunte" irregolarità presenti nei bandi. I precari lanciano dure accuse all'università, che prende posizione per spiegare le sue ragioni. «È una protesta interna che rischia solo di far male all'università - afferma Maurizio Alfonso Iacono, preside della facoltà di lettere - La realtà è che non abbiamo soldi (33mila euro il budget della facoltà, rispetto ai 500mila euro di qualche anno fa, ndr). I precari hanno le loro ragioni, ma prima di loro vengono gli interessi degli studenti. Non posso chiudere la facoltà». Risponde anche il rettore Marco Pasquali: «A differenza degli anni precedenti tutti i bandi per gli incarichi ai docenti sono emanati dal rettore. Il regolamento consente di assegnare incarichi di insegnamento fino a 36 crediti complessivi (sui 180 richiesti) per le lauree triennali e fino a 24 (sui 120 richiesti) per le lauree magistrali». «Per la maggior parte - continua Pasquali - i contratti banditi si riferiscono a insegnamenti complementari che hanno lo scopo di avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, rendendo più completa l'offerta formativa. In genere, infatti, tali contratti vengono stipulati con professionisti esterni, in applicazione di convenzioni con altre università, o con istituti di ricerca». «L'università - replica subito il coordinamento dei precari - ammette di assegnare una quota importante a "volontari interni" per incarichi a titolo gratuito. Ma non è vero che questo avveniva anche negli anni passati. Almeno non in questo numero. E non è vero che i bandi riguardano solo corsi opzionali. Ad esempio non rientrano in questa fascia, a lettere, esami come letteratura italiana, storia dell'arte contemporanea e filologia romanza». Lo scontro, insomma, è a tutto campo. Ora i precari sperano di coinvolgere altre università nella loro lotta. E sarebbe un autunno caldo.
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