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Terminillo: di nuovo minacciato il valore ambientale. E le Associazioni "insorgono" PDF Stampa E-mail
Attualità
Lunedì 27 Luglio 2009 08:06

terminillo3Il Monte minacciato da un ennesimo progetto di ampliamento del comprensorio sciistico, promosso dalla Provincia di Rieti e denominato “Terminillo superski". La preoccupazione per la tutela del Terminillo unisce un folto cartello di Associazioni

Fonte: Il Giornale di Rieti

Domenica 26 luglio il Club Alpino Italiano, ANISA Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte, FIE Federazione Italiana Escursionismo Lazio, Legambiente Lazio, Italia Nostra, Mountain Wilderness Lazio-Umbria, WWF Lazio, UISP Lega Montagna si ritroveranno alle 9.30 al Terminillo, presso il Rifugio “Angelo Sebastiani”. Guidati dal CAI di Rieti, gli escursionisti si incammineranno lungo il sentiero 404, per apprezzare sul campo il valore ambientale del Terminillo.
«Un valore ambientale – spiegano le associazioni - minacciato da un ennesimo progetto (altri in passato, ancor più invasivi, sono stati prodotti e scongiurati) di ampliamento del comprensorio sciistico della montagna reatina, promosso dalla Provincia di Rieti e denominato “Terminillo superski”, evocando ben più noti e frequentati “circhi bianchi”. Un intervento di ampliamento e intensificazione che non ha precedenti in Appennino e che, per ora, non è supportato ufficialmente da nessuno studio pubblico di fattibilità economica e finanziaria, né da valutazioni di impatto ambientale e analisi di incidenza».
«I pochi documenti ufficiali con la descrizione del progetto – spiegano ancora - sono pubblicati sul sito http://www.superskiterminillo.eu/ e contengono scarni, ma significativi, dati: dai 6 km di piste attuali si passa a oltre 42 km di piste; dai 4 impianti di risalita oggi attivi si passa a 16 impianti, più una grande funivia di scavalco per il collegamento dei versanti nord e sud della montagna. A questi interventi si aggiungeranno imponenti strutture accessorie, come gli impianti per la neve artificiale, le opere per la prevenzione e il controllo delle valanghe, le strade di servizio ai cantieri e alle nuove piste, ecc...».
Il CAI Regione Lazio si è fatto dunque promotore di un appello, sul quale si è avuta la convergenza di importanti e rappresentative associazioni, sul territorio e fuori da esso. L’appello, nato da timori e preoccupazioni legittime e diffuse, chiede alle Amministrazioni competenti (la Provincia di Rieti e la Regione Lazio, che ha fornito un primo contribuito di 20 milioni di euro in 3 anni) di produrre i necessari studi di fattibilità e le analisi di impatto e di incidenza ambientale, per poter valutare il progetto sotto il profilo tecnico.
«Nell’appello – aggiungono le associazioni ambientaliste - si ribadisce che la sostenibilità di questo “Terminillo superski” appare, dai pochi numeri noti, improbabile prima di tutto sotto il profilo economico e finanziario: si paventa il rischio che gli interventi progettati si risolvano, in tempi brevi, in un fallimento gestionale ed economico. Come già accade in centinaia di siti sulle Alpi e sugli Appennini, gli impianti resteranno ad arrugginire sui pendii disboscati e inariditi, gli alberghi chiuderanno, l’ecosistema sarà definitivamente compromesso. A fronte delle incerte prospettive economiche, infatti, i costi ambientali del progetto sono certi: saranno colpiti i boschi, le praterie aride d’alta quota, i ghiaioni e gli ambienti rocciosi, con una grave perdita di biodiversità e di forme del paesaggio finora ben preservate. Si stima un taglio di almeno 50 ettari di bosco, mentre interi pendii saranno sbancati e strade e strutture per il parcheggio saranno presumibilmente costruite e/o ampliate».
«Senza contare i danni ambientali e i costi energetici ed economici della neve artificiale, prevista sull’intero comprensorio. Demanio che, a differenza di quello lungo l’arco alpino, è ben più limitato e ridotto: se questo “Terminillo superski” così com’è dovesse decollare, gli interventi si tradurrebbero in danni inferti alla montagna, ben più visibili che altrove. Le ferite antropiche agli habitat qui sarebbero ancor più vistose e il Terminillo perderà l’appeal che lo rende diverso da altre montagne che magari presentano un’estensione ben più vasta (e quindi l’impatto è minore), la pace e l’integrità naturale saranno irreversibilmente alterati».
Altre le ipotesi del cartello di Associazioni per il futuro e per lo sviluppo economico del Terminillo e delle sue genti: «possono esistere delle soluzioni alternative - spiegano - e meno sconvolgenti per l’ambiente circostante, condensabili in queste linee guida:
1. l’istituzione del Parco Regionale e di definitive forme di tutela della montagna e dei suoi ambienti naturali e antropici;
2. l’adeguamento degli impianti sciistici già esistenti e il ripristino di quelli già abbandonati, compatibilmente con gli obiettivi di tutela e valorizzazione ambientale;
3. il sostegno e l’incentivazione da parte di tutte le istituzioni di un piano integrato di interventi al Terminillo nel quale provvedimenti agevolati, nuovi e più moderni servizi, attività produttive agricolo-gastronomiche siano espressione coerente di uno sviluppo sostenibile per le popolazioni residenti e per quelle potenziali, con una rinnovata attenzione alla qualità della vita, alla valorizzazione della specificità dei luoghi (con la creazione del Museo della Montagna), ai prodotti tipici, alla fruizione del paesaggio, al turismo consapevole, ai centri di educazione ambientale per le scuole, fattori che possono costituire occasioni di impresa e di economie stabili nel tempo».
La linea delle Associazioni è chiara: “come e dove fare”, “fare con partecipazione” per il bene comune e in favore del futuro della montagna. «Perciò – concludono - non si esprime contrarietà di principio verso gli impianti di risalita, né si identifica la tutela e la valorizzazione del Terminillo con la cultura del “no” a tutti i costi. L’investimento nella tutela dell’ambiente – lo hanno ribadito nel G8 – comporta una concreta e duratura ricaduta economica».

 

 

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