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L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: così sorvegliamo lo sciame durante il G8 PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 09 Luglio 2009 10:57

sismologoI sismologi seguono la situazione 24 ore su 24. Bene evidenti i segnalini rossi e gialli che indicano i terremoti di diversa intensità avvenuti nelle ultime ore nell'Aquilano e nella zona dei Monti Reatini

Fonte: il Giornale di Rieti

Un terremoto di magnitudo 2,5 o superiore ogni quattro ore: procede con questo ritmo lo sciame sismico generato dal terremoto del 6 aprile scorso nell'Aquilano. A partire dalla mezzanotte della prima giornata dei lavori del G8, sono state più di 30 le scosse di magnitudo compresa fra 1 e 2,8 registrate nella zona dell'Aquilano.
Nella sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) a Roma i sismologi seguono, come sempre, la situazione 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno. Durante i lavori del G8 dell'Aquila l'attività di sorveglianza dell'Ingv è intensa: «il nostro - osserva il presidente dell'Ingv, Enzo Boschi - è un sistema ridondante, strutturato in modo che ci sia sempre personale a disposizione e reperibile. È un'organizzazione che è in piedi da 25 anni e ormai ben sperimentata».
Un'organizzazione che ha retto perfino al terremoto, visto che nella sede distaccata dell'Ingv a L'Aquila i sismologi non hanno più né casa né ufficio: «gli uffici, che erano nel castello cinquecentesco, sono inagibili perché fortemente danneggiati lesionati e con i solai a rischio», spiega Antonio Meloni, direttore della sezione di Roma 2 dell'Ingv, dalla quale dipende la sede distaccata dell'Aquila. «Ci hanno assegnato dei container, ma con il G8 si è fermato tutto. Nonostante ciò - aggiunge Meloni - gli strumenti continuano a funzionare e i ricercatori li controllano dai personal computer assegnati dall'Istituto». Continua a funzionare anche la stazione sismica che si trova nei sotterranei del castello.
Intanto a Roma, al centro dei grandi monitor che riempiono un'intera parete della sala sismica c'è la cartina dell'Italia centrale, dove sono bene evidenti i segnalini rossi e gialli che indicano i terremoti di diversa intensità avvenuti nelle ultime ore nell'Aquilano e nella zona dei Monti Reatini: «qui è in atto una sequenza sismica e la zona è la stessa nella quale nel 1703 è avvenuto un forte terremoto», la cui magnitudo è stimata in 6,5, con una prima forte scossa verso Cittareale e una seconda da Cittareale a Norcia (Perugia), con una rottura estesa per una sessantina di chilometri lungo l'Appennino.
Gli sciami sismici più recenti nel Reatino si sono verificati nel 1996 e non è affatto detto che la comparsa di uno sciame porti a un forte terremoto, ma secondo gli esperti la situazione merita comunque «particolare attenzione», osserva il dirigente di sala sismica Gianluca Valensise, guardando i monitor. In corrispondenza della zona dell'Aquila, tre stelle segnalano le forti scosse del 6 aprile (magnitudo momento 6,3), del giorno successivo (5,7) e del 9 aprile (5,1). Da allora le scosse non si sono mai interrotte e, come accade sempre per i forti terremoti, andranno avanti per mesi.
«Non è possibile dire molto sull'evoluzione dei terremoti - rileva ancora Valensise - e purtroppo non è possibile escludere che si verifichi una seconda scossa forte anche a distanza di mesi, come è accaduto nei terremoti del 1997 a Colfiorito, del 1976 in Friuli, e poi del 1968 nel Belice». Nel frattempo l'attività di sorveglianza prosegue anche attraverso le previsioni probabilistiche, che in questi giorni vengono aggiornate quotidianamente, dice il responsabile dell'attività di ricerca relativa alle previsioni probabilistiche dell'Ingv, Warner Marzocchi.
Le previsioni di questo tipo riguardano l'eventualità che avvengano forti terremoti (di magnitudo 4 o superiore) nell'Aquilano. «Al momento - osserva Marzocchi - la situazione è sostanzialmente invariata». Anzi, rispetto a ieri si sono leggermente ridotte, passando dal 31% al 29%.

 

 

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