Figel (U.E.): in 5 anni la "Classifica europea" rivoluzionerà le università
Attualità
Lunedì 29 Giugno 2009 18:33
figelIntervista esclusiva a Ján Figel, Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù, sul nuovo sistema di ranking internazionale ideato dall'Unione europea per classificare le migliori università europee e del mondo

Fonte: Votailprof.it
di Daria Raiti

Ormai non sono più casi isolati. Si può parlare di una vera e propria “vague” di ranking internazionali che misurano il sistema universitario. C’è la classifica stilata dal politecnico francese École des Mines. C’è quella dell'olandese Cwts di Leida. L'Heeact, centro taiwanese di valutazione dell'istruzione superiore. E ancora, l'Academic Ranking of World Universities, con le 500 migliori università al mondo, pubblicato dall’Institute of Higher Education dell’Università di Shanghai Jiao Tong. Numerose “superpagelle’’ per i migliori poli universitari che, però, si basano su criteri di valutazione differenti. Dall’offerta didattica alla docenza, dagli sbocchi professioniali all’accessibilità a internet, dalla frequenza di stage e tirocini all’attrattiva della città sede dell'ateneo. Basi del giudizio variabili che, spesso, non convincono. Ecco che la Commissione Europea, ha deciso di introdurre un proprio strumento di valutazione più preciso per fissare obiettivi più concreti.

Una classifica “multidimensionale” che si occupi di educazione, ricerca, innovazione, internazionalizzazione, comunità e occupazione. “Indipendente”, perché non stilata da autorità pubbliche o dalle stesse università. “Trasparente” per una chiara comprensione di tutti i fattori che misurano la performance degli atenei. “Globale” perché non riguarderà solo l’Europa, ma tutto il mondo. “Il progetto nasce – spiega Ján Figel, Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù – dal fatto che i responsabili politici in Europa hanno riconosciuto che la modernizzazione delle nostre università è una condizione essenziale per il successo della "Strategia di Lisbona" . Questa modernizzazione dovrebbe basarsi sui ruoli interconnessi che le università hanno negli ambiti dell’educazione, della ricerca e dell’ innovazione”. “In media, le università europee – continua Figel- hanno un buon livello, ma non hanno prodotto sufficienti ricerche di livello mondiale. Crediamo che le istituzioni accademiche d'Europa debbano essere trasparenti circa il proprio profilo e i propri risultati. Un'informazione accessibile, trasparente e comparabile permetterà agli studenti, agli accademici, ma anche ai genitori di fare scelte più consapevoli tra le varie istituzioni e i loro programmi. La trasparenza aiuterebbe le istituzioni accademiche anche a posizionarsi meglio migliorando al contempo le proprie strategie di sviluppo, qualità e risultati”.

Quando è scattata questa volontà da parte dell’Unione europea di creare un rating ufficiale?

“Fin dal 2005 la commissione europea ha supportato diverse iniziative per migliorare la trasparenza dei risultati e degli obiettivi delle università. Per citare degli esempi: un progetto per "mappare la diversità dei profili delle università" (2005-2009), un progetto pilota per testare la possibile espansione nelle Fiandre e in Olanda della classifica multi-dimensionale dei "College of Higher Education", il progetto "University Data Collection" iniziato nel 2009 o ancora il progetto OECD "Valutazione dell'apprendimento nei livelli di istruzione superiore" (AHELO). Un nuovo impulso per migliorare la trasparenza nel sistema educativo superiore europeo si è avuto nella seconda metà del 2008, sotto la presidenza francese dell'unione europea. In particolare le conclusioni della conferenza di Parigi del Novembre 2008 su "Comparazione internazionale dei sistemi educativi: un modello Europeo?" invitavano ad una mappatura e valutazione dei diversi gradi di eccellenze tra le istituzioni di ricerca ed istruzione superiore. Questo appello allo sviluppo di un modello multidimensionale di classifica e valutazione ha la sua base in sistemi ben conosciuti, come quello del Times (Times Higher Education), o quello "Shangai" dell'università Jiao Tong in Cina. Questi però hanno la tendenza a focalizzarsi sulle ricerche scientifiche maggiori e ignorano altri aspetti qualitativi dei risultati raggiunti dalle università”.

Il progetto sarà esteso a tutte le università del mondo: perchè non focalizzarsi solo su quelle europee?

“L'istruzione superiore si è sempre più diffusa entrando in uno spazio globale, la Commissione crede, quindi, che sia vitale sviluppare una classifica che possa essere usata come strumento di informazione e paragone non solo su scala nazionale o europea, ma anche globale. Per questa ragione le istituzioni fuori dall'Unione europea (Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina, India, Australia) saranno incluse in questo progetto pilota”.

Su quali criteri di valutazione si baserà la vostra classifica?

“La classifica per essere sviluppata dovrebbe essere “multidimensionale”. Nei “Termini di riferimento del bando di gara” per lo sviluppo di questa classifica abbiamo proposto che il ranking includesse varie missioni e risultati dell'università in oggetto, in particolare nell'area dell'istruzione (sui tre cicli: laurea, master, dottorati), della ricerca, dell'innovazione, del coinvolgimento della propria comunità, dell'internazionalizzazione. Ma altri importanti aspetti potrebbero rivelarsi durante l'implementazione del progetto e dovrebbero essere presi in considerazione (come ad esempio l'occupazione dei propri laureati). La forza di un sistema simile è nel fatto che gli utenti finali, studenti, docenti o genitori, possono in base alle proprie priorità ed esigenze creare una propria particolare classifica su misura”.

Quali le differenze tra il sistema di ranking europeo e gli altri?

“I sistemi di valutazione tradizionali, come quello del Times o lo "Shangai", hanno la tendenza a focalizzarsi sulle ricerche scientifiche. Cosi facendo escludono dal giudizio le capacità delle università di fornire un'istruzione di qualità, di innovare, di internazzionalizzarsi, di rendere i propri studenti richiesti sul mercato del lavoro, o magari di connettersi fortemente con il tessuto sociale nel quale si trovano. Si concentrano maggiormente su intere istituzioni accademiche invece che su determinate materie o programmi. La nostra struttura di ranking coprirà, invece, tutti gli aspetti, permettendo agli utenti sia di creare una classifica personalizzata in base alle proprie inclinazioni o interessi sia di valutare i risultati di un'istituzione nei diversi campi di studio”.

Chi guiderà il vostro progetto di graduatoria universitaria e come verrà sviluppato?

“ Nel mese di maggio di quest’anno è stato firmato un contratto tra la Commissione europea e il consorzio vincitore "CHERPA-Network". Sono cominciati così ufficialmente lo studio di fattibilità e il test del sistema di ranking. Il consorzio CHERPA sarà guidato dal "Centro Studio per l'Istruzione Superiore" dell'università di Twente (Olanda) e dal "Centrum fur Hochschulentwicklung" (Germania). Gli altri partner del consorzio sono il "Centro per lo studio della Scienza e della Tecnologia" dell'università di Leiden (Olanda), la divisione ricerca "INCENTIM" dell'università di Leuven (Belgio), l'Osservatorio sulle Scienze e la Tecnica di Parigi, la federazione europea delle associazioni di ingegneri e la fondazione europea per lo sviluppo del Management. Il loro lavoro durerà due anni e il test del modello di valutazione che sarà sviluppato, includerà almeno 150 tra università e centri di ricerca, sia all'interno dell'Unione che fuori”.

Chi saranno i referenti italiani?

“Il consorzio ovviamente si appoggerà e utilizzerà il proprio network di esperte organizzazioni nazionali. In Italia sarà il "Cnr CERIS".

Quali risultati vi aspettate da qui a cinque anni?

“Il nostro sistema di valutazione sarà uno strumento di uso pratico per tutti coloro che sono interessati all'istruzione superiore, sopratutto studenti, personale accademico e dirigenti delle università. Ci aspettiamo un notevole miglioramento rispetto ai sistemi attuali così da permettere una diffusione ampia del nostro sistema europeo. L'utilizzo di un sistema di classifica unito ad altri strumenti di trasparenza, quali regole certe sulla qualità, stimoleranno di certo la modernizzazione e i risultati ottenuti dalle nostre università, per non parlare della mobilità internazionale e la cooperazione di studenti, docenti e personale delle università”.
 

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