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| “Io, borsista dell’Università di Palermo, mollata all’estero senza soldi” |
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| Attualità |
| Giovedì 25 Giugno 2009 |
La permanenza a Dublino e i sacrifici fatti nell’ultimo anno rischiano adesso di andare in fumo, per colpa di una pratica inevasaFonte: Siciliainformazioni.com di Roberto Rizzuto Irene ha 28 anni, è laureata in Lingue, e dal giugno 2008 vive a Dublino, dove, tra l’ottobre scorso e l’aprile di quest’anno, ha frequentato un corso di perfezionamento al Trinity College finanziato dall’Università di Palermo con una borsa di studio di seimila euro. Per poter affrontare al meglio questa esperienza, si è recata in Irlanda con largo anticipo rispetto all’inizio delle lezioni. Lo ha fatto a spese proprie, confidando di ammortizzare i costi, in seguito, con l’incameramento dell’importo garantito dall’Ateneo. A oggi, 24 giugno, tuttavia, Irene ha incassato unicamente il 50% della somma messa a disposizione dall’Università. Della seconda rata della sua borsa, vale a dire tremila euro, nemmeno l’ombra. Un problema non da poco, dal momento che ha deciso di non tornare immediatamente a Palermo per giocarsi le sue carte in Irlanda. Ma senza quei soldi è tutto più difficile. La permanenza a Dublino e i sacrifici fatti nell’ultimo anno rischiano adesso di andare in fumo, per colpa di una pratica inevasa. "Da metà maggio, ovvero da quando ho spedito la documentazione che attesta la conclusione del corso, attendo l’accreditamento dei tremila euro – racconta Irene a SiciliaInformazioni – Quello che dovrebbe essere il normale esercizio di un diritto, riconosciuto da un bando universitario che reca la firma del delegato del Rettore, si sta trasformando in un calvario. Quando ho preso parte alla selezione per l’assegnazione delle borse, nessuno mi ha riferito che la seconda rata sarebbe stata erogata con un simile ritardo rispetto alla fine del corso. Un’attesa di oltre un mese costituisce un disagio notevole per chi vive all’estero ed è costretto a fare affidamento soltanto sulle proprie forze. Se l’Università mi avesse avvisato per tempo dei possibili disguidi magari avrei potuto organizzarmi in modo diverso". Bando alla mano, le ragioni di Irene trovano conferma. Nel documento pubblicato dall’Università di Palermo si precisa che "il pagamento della borsa verrà effettuato in due rate. La prima, pari al 50%, sarà corrisposta all’inizio dell’attività di frequenza, a seguito della comunicazione scritta, da parte dell’Istituzione estera, resa su carta intestata, della data di inizio dell’attività; la seconda, pari al restante 50%, al termine del corso, previa presentazione dell’attestazione di regolare frequenza e conclusione resa dal docente co-tutore della struttura ospitante e di una breve relazione scientifica sull’attività svolta resa e vistata dal docente co-tutore". Obblighi, questi, pienamente espletati da Irene, come detto, un mese e mezzo fa circa. Sono in tutto 56 le borse di studio semestrali messe a concorso dall’Università di Palermo con riferimento all’anno 2008. Tutte del valore di seimila euro, suddivise per 14 aree disciplinari, per un importo complessivo stanziato di 336 mila euro. La copertura economica, secondo quanto si legge nel bando, è garantita dalla disponibilità accertata nell’esercizio finanziario 2008. Irene non è la sola ad attendere sviluppi. Altri venti ragazzi, riferiscono da piazza Marina, si trovano nella stessa posizione. Dagli uffici dell’Ateneo, intanto, giunge una parziale risposta alle richieste di chiarimento sollevate dalla borsista. Il Settore didattica rende noto di aver emesso, il 4 giugno scorso, il decreto di pagamento. La pratica ha quindi proseguito il suo iter burocratico transitando al Dipartimento finanziario, dove resta, al momento, inevasa "per mancanza di liquidità", come puntualizzano proprio dal Settore didattica. Per due giorni SiciliaInformazioni ha cercato di mettersi in contatto con il dirigente ad interim del Dipartimento finanziario, il dottor Calogero Schilleci, il quale, tramite la sua segreteria, ha fatto sapere che la vicenda sarà presa in esame dalla commissione Impegni di spesa. Sui tempi d’attesa, tuttavia, nessuna informazione precisa. Irene e gli altri ragazzi nella sua stessa posizione, insomma, dovranno ancora pazientare. |
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