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Intervista a Mario Monti - L'università? In chiaroscuro, da noi e negli Usa PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 11 Giugno 2009 11:29
montiMario Monti, economista, presidente dell’Università Bocconi di Milano, è stato Commissario europeo per due volte: al mercato interno dal 1994 al 1999 e alla concorrenza, dal 1999 al 2004

Fonte: Almanacco.rm.cnr.it
di Claudio Barchesi

Il 25 maggio scorso, a margine della lezione d’Europa ‘L’Europa, il capitalismo di mercato e la crisi economica’ tenuta presso l’Aula Convegni del Cnr di piazzale Aldo Moro, lo abbiamo intervistato per l’Almanacco della Scienza.

Quando era studente i suoi interessi verso quali materie erano diretti?
Ho frequentato il liceo classico. Non avevo gusti particolari. Mi piacevano molto le materie umanistiche ma andavo bene anche in quelle scientifiche. Ricordo che ero molto incerto su quale facoltà avrei scelto dopo il diploma.

In quale professione si immaginava?
Avevo solo un’idea chiara: non avrei fatto il medico. Mio padre, che aveva studiato economia alla Bocconi ed era dirigente bancario non esercitò nessuna pressione, però forse qualche influenza inconscia la subii. Non avendo vocazioni forti, tranne quella negativa sulla medicina, scelsi la facoltà d’economia perché mi sembrava che questi studi avessero un buon connotato di polivalenza, utile per poter lavorare in diversi campi.

L’attuale crisi economica era stata prevista nella sua drammaticità solo da pochi esperti. Le teorie economiche possono essere assimilate dal punto di vista scientifico a quelle delle scienze naturali, fisiche e chimiche?
E’ una domanda che andrebbe posta a un epistemologo, non a un economista, e che dovremmo porci tra qualche tempo, quando gli effetti della crisi potranno essere meglio compresi sul lungo periodo. L’economia ha i requisiti per poter essere considerata una disciplina scientifica, ma non mi sento di dire che sia assimilabile alle scienze naturali, matematiche e fisiche.

Lei è presidente della Bocconi di Milano. Quali interventi potrebbero dare alla nostra università maggiore efficienza e prestigio, specie nel confronto con gli altri paesi avanzati?
E’ necessario premettere che ci sono strutture del sistema universitario italiano che godono di grande prestigio internazionale. Molti indicatori ci mostrano tuttavia che la nostra università richiede ancora una notevole crescita, sono necessari fondi adeguati, ma ancor più l’ammodernamento della governance e delle regole. Ricordiamoci, tuttavia, che anche negli Stati Uniti non ci sono solo Harvard, Princeton, Stanford, Yale, gli atenei d’eccellenza che tutti conoscono.

C’è chi invoca l’abolizione del valore legale del titolo di studio
Potrebbe essere un punto di arrivo importante. In ogni caso occorre creare maggiore concorrenza nelle e tra le università. Un professore di un ateneo aperto alla concorrenza, se chiamasse i suoi protetti, i suoi parenti, professori non qualificati, perderebbe studenti e credito internazionale, si danneggerebbe da solo.

Investire risorse nella ricerca scientifica è da tutti considerato strategico per ridare competitività alla nostra economia. In quale modo si potrebbero incentivare gli investimenti privati?
Questo è uno degli obiettivi della strategia di Lisbona, l’Europa incentiva fortemente questo meccanismo, tuttavia gli esiti degli investimenti possono essere diversi, a fronte di una spesa si può avere una ricerca efficiente o inefficiente.

La Commissione Europea è particolarmente sensibile ai monopoli nell’ambito delle tecnologie informatiche. Prima Microsoft e poi Intel hanno subito pesanti condanne. Le posizioni dominanti nell’informatica rappresentano un ostacolo per lo sviluppo?
Le regole dei paesi europei ammettono la posizione dominante costruita con l’eccellenza dell’impresa; sono considerati illegali solo gli abusi. Negli anni dell’amministrazione Bush, gli Stati Uniti e l’Europa hanno avuto politiche molto diverse su questi argomenti. Oggi la nuova responsabile dell’Antitrust americano, Christine Varney, ha annunciato l’inizio di un nuovo corso, che guarderà anche per il settore delle tecnologie dell’informazione e di internet all’esperienza europea, che attesta come l’abuso di posizione dominante, teso a escludere i concorrenti, penalizzi gravemente l’innovazione.

Segue le notizie di carattere scientifico?
Mi tengo molto meno aggiornato di quanto dovrei. Ho un limite: occuparmi forse troppo del mio campo di interessi principale e forse troppo poco di quei temi scientifici che comunque oggi condizionano la vita non solo dell’economia, ma di ciascun individuo.

Cosa chiederebbe alla ricerca se potesse indicarle un obiettivo da perseguire?
Le chiederei di inventare una macchina capace di generare una forma di governo perfetto.
 

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