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Assume un laureato? No, grazie, le aziende non vogliono titoli PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 03 Giugno 2009 17:58
offertelavoroDa anni è ormai evidente che il famoso ‘pezzo di carta’ non è un passaporto per un posto di lavoro. Le ultime previsioni occupazionali parlano di una media del 14% di assunzioni. Le imprese chiedono inglese e informatica

Fonte: Il Resto del Carlino
di Fabio Gavelli

Laureato cerca lavoro. La fila dei disoccupati con la pergamena in mano è di 1461 giovani in tutta la provincia, 676 solo a Forlì. Tante sono le persone che hanno lasciato il curriculum ai Centri provinciali per l’Impiego, ma la lista è ancora più lunga se si considerano quelli che bussano alla porta delle agenzie di lavoro interinale. Da anni è ormai evidente che il famoso ‘pezzo di carta’ non è un passaporto per un posto al sole. Anzi.

Quando si chiede agli imprenditori di indicare i profili professonali richiesti (lo fa l’indagine Excelsior), i ‘preferiti’ sono quelli senza titoli di studio. Le ultime previsioni occupazionali parlano di 597 laureati messi sotto contratto a fronte di 2 mila 493 lavoratori privi di qualifiche. La media degli ultimi tre anni è stata il 14%. Segno che è modesta la capacità di assorbimento di risorse intellettuali da parte del sistema produttivo. Considerazione rimarcata dal recente rapporto sull’economia curato dalla Camera di commercio: la percentuale delle assunzioni qualificate (diploma e laurea) è il 49,2%, contro il 61% di Bologna e il 57,2% di Reggio Emilia.

Secondo una ricerca di Alma Laurea, le aziende romagnole chiedono la conoscenza dell’inglese e di un’altra lingua straniera, di sapersela cavare con le tecnologie informatiche, avere capacità relazionali e organizzative. Ma nella torta complessiva degli assunti, resta ridotta la fetta dei più titolati. Appena due anni fa, in base ai dati ministeriali, erano oltre 9 mila 300 gli studenti universitari iscritti alle facoltà italiane, residenti in provincia di Forlì-Cesena. Anche considerando che una parte non giunga a conclusione degli studi, è possibile che si ingrossi il fenomeno della disoccupazione intellettuale.

Negli ultimi anni tuttavia si registrano dei progressi. Il servizio Alma Laurea dell’Università ha svolto un’indagine fra i laureati delle quattro facoltà forlivesi. A cinque anni dal conseguimento del titolo, la grande maggioranza era al lavoro. Tutti o quasi quelli usciti da Economia e Ingegneria. Tre su quattro che hanno completato gli studi nel polo forlivese, a un quinquennio dalla laurea lavorano in Emilia-Romagna. Sempre più spesso lo sportello del Career Service attivato dall’Università si rivela uno strumento utile: l’11% dei neo laureati ha agguantato un posto di lavoro in questo modo.

Ma se si chiede agli ex studenti l’attinenza fra il percorso di studi e l’attività svolta, fa capolino l’altro lato della medaglia. Soprattutto i laureati a Scienze Politiche segnalano un’occupazione assai distante da quanto appreso. Non è raro che giovani che hanno studiato fino a 24-25 anni si trovino a fare i camerieri o i pony express. Ogni lavoro ha dignità, sia chiaro; comunque è un’esperienza. Però questo divario mette in luce oltre a inefficienze del sistema universitario anche un problema della nostra struttura industriale. Formare un laureato è molto costoso, è un grave spreco e ingenera frustrazioni il fatto che non si utilizzi al meglio per le sue capacità.
 

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