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Pasolini al Moma di New York
Attualità
Lunedì 17 Dicembre 2012

Pasolini al Moma di New YorkPasolini: testimone del suo e del nostro tempo. Il Moma proporrà tutti i suoi film in copie nuove di zecca

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Emanuele Bigi

"Pasolini testimone del presente", così si intitola il saggio introduttivo di Roberto Chiesi che apre il libro Pier Paolo Pasolini, il mio cinema, pubblicato dalla Cineteca di Bologna in occasione della retrospettiva (fino al 5 gennaio 2013) che il MOMA di New York dedica al nostro poeta-regista.

Pasolini continua a guardare sul nostro presente per la sua capacità di leggere il tempo, e continua ad essere letto e visto proprio per comprendere le trame che lo hanno guidato così lontano e per decifrare il presente così sfuggente e confuso. Lo scrittore, il poeta, il regista, l'autore teatrale, il saggista e il pittore "è testimone dell'estinzione del mondo popolare, trasformato in massa", prosegue Chiesi.

La causa? Quella che Pasolini chiamava "omologazione". Per combatterla e per raccontarne la pericolosità si affida alla scrittura, ma dall'inizio degli anni Sessanta sperimenta il cinema con "Accattone" (1961), lasciando il segno, "superando le istanze neorealistiche all'insegna di un originale neoespressionismo. [Il suo] è un cinema dalla natura profondamente pittorica, caratterizzato da un'ostentata frontalità". Pasolini impugna l'arma della settima arte, facendola sua, tramutandola in strumento trasgressivo, sia per i temi trattati che per il linguaggio adottato.

Il Moma proporrà tutti i suoi film in copie nuove di zecca, preparate nel corso di due anni dall'Istituto Luce Cinecittà, alcune delle quali sono state restaurate dalla Cineteca di Bologna. Si parte dal periodo "popolare nazionale" in cui si contano tra gli altri "Mamma Roma" (1962), "Il Vangelo secondo Matteo" (1964), e il divertente "La terra vista dalla Luna" (1966). Segue il periodo "impopolare" di "Teorema" (1968), "Porcile" (1969) e "Medea" (1969), in cui l'attacco al consumismo imperante è diretto e affilato.

Chissà cosa direbbe oggi Pasolini, o meglio, che cosa direbbe dei prossimi quarant'anni. Basta osservare il passato, proprio come ha fatto lui girando "Edipo Re" (1967), "Il Decameron" (1971), "I racconti di Canterbury" (1972) e "Il fiore delle mille e una notte" (1974). Solo osservando ciò che è stato possiamo capire ciò che sta accadendo. E infine si arriva all'urlo più forte e trasgressivo, quello di "Salò o le 120 giornate di Sodoma" (1975), bloccato per anni dalla censura, un urlo che si perpetua nel tempo: quello stuolo di corpi sopraffatto dal potere sembra parlarci dell'oggi.

Oltre alla retrospettiva, Pasolini sarà protagonista della mostra allestita nella galleria Location One, che mette insieme oltre 40 disegni e dipinti del poeta italiano, raramente esposti prima, provenienti dal Fondo Pier Paolo Pasolini e custoditi presso l'Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti" del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze.

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