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| Istat, a ingegneria, architettura ed economia il primato di neo-occupati |
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| Attualità |
| Martedì 19 Maggio 2009 18:59 |
Secondo il rapporto «Università e lavoro: orientarsi con la statistica», a tre anni dalla laurea "lunga" lavora il 91% degli ingegneri, con un reddito medio netto di oltre 1.460 euro al meseFonte: Il Sole 24 Ore di Cristiano Dell'Oste Ingegneria, architettura ed economia:l'Istat incorona le lauree vincenti sul mercato del lavoro. E misura il successo in termini di condizione occupazionale e retribuzioni. Secondo il rapporto «Università e lavoro: orientarsi con la statistica», a tre anni dalla laurea "lunga" lavora il 91% degli ingegneri, con un reddito medio netto di oltre 1.460 euro al mese. Un risultato che supera del 15-20% i dati occupazionali di altre lauree considerate deboli, come quelle del gruppo scientifico, letterario e psicologico. E la differenza è sensibile anche in termini di guadagno: da 100 a 300 euro al mese. L'Istituto nazionale di statistica ha condotto oltre 47mila interviste telefoniche su un campione di laureati del 2004. Il quadro che ne è emerso conferma alcuni trend consolidati e offre utili indicazioni agli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori, che presto saranno alle prese con la scelta del corso di laurea. E se è vero che le proprie inclinazioni personali vanno sempre ascoltate, è altrettanto vero che bisogna essere consapevoli delle condizioni di mercato. Chi si iscrive a lettere – solo per fare uno degli esempi possibili – dovrà sapere che incontrerà condizioni tendenzialmente più difficili rispetto a chi ha scelto un percorso tecnico. Allo stesso modo, chi punta su giurisprudenza o medicina dovrà mettere in conto gli anni di praticantato e specializzazione: non è un caso chei giuristi e medici, a tre anni dal titolo, abbiano percentuali di occupazione molto basse ( rispettivamente, 52,6% e 36,4% con stipendi di 1.226 e 1.881 euro). I dati dell'Istat sono suddivisi tra lauree triennali e lauree lunghe, e offrono quindi un elemento diorientamento in più nel tormentato cantiere dell'università italiana, che negli ultimi anni ha visto la riforma del «3+2» e la conseguente esplosione dell'offerta formativa. Una tendenza – quella alla proliferazione dei corsi – che solo a partire dall'anno accademico 2008-09 si è invertita e con cui le matricole dovranno fare i conti ancora per qualche tempo. L'esperienza degli ultimi anni dimostra che la maggior parte dei ragazzi (e buona parte delle imprese) continua a considerare la laurea lunga come la "vera" laurea, assegnando al titolo triennale un peso secondario. La prova del mercato, però, sembra contraddire questa tendenza. E non solo per le lauree triennali indirizzate alle professioni sanitarie, che fanno storia a sé e hanno livelli occupazionali altissimi ( 96,4% di media, che arriva al 98,4% tra infermieri e ostetriche). Le lauree triennali del gruppo economico, ad esempio, hanno un tasso di occupazione del 76,4% con un reddito di 1.317 euro e quelle del gruppo politico-sociale arrivano al 73,7% con 1.187 euro. Il dato sui titoli triennali, tuttavia, risente in parte dei cambiamenti avvenuti nell'università italiana. L'Istat, infatti, ha analizzato la condizione di tutti coloro che hanno ottenuto una laurea di primo livello nel 2004. Ma dietroun titolo identico si celano situazioni diverse: da un lato, ci sono i primi della classe, i ragazzi che si sono immatricolati a uno dei nuovi corsi nell'anno accademico 2001- 02 e hanno finito rapidamente il percorso di studi; dall'altro ci sono i fuori corso del vecchio ordinamento che sono passati al nuovo regime. Qualcosa di simile accade anche con le lauree lunghe. Qui l'Istat ha volutamente trascurato i titoli specialistici (il «+2» del «3+2», per intendersi), mentre ha conteggiato le lauree del vecchio ordinamento e le lauree a ciclo unico del nuovo ordinamento. Un elemento da non trascurare nella lettura dei dati. |
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