Iscrizione Newsletter
Per ricevere periodicamente la nostra newsletter iscriviti inserendo il tuo indirizzo e-mail. Attenzione: il servizio è attivo solo per le caselle @campus.rieti.it rilasciate con la University Card.
| I provvedimenti per l'università italiana. Una riforma? No, un knock out |
|
|
|
| Attualità |
| Mercoledì 13 Maggio 2009 19:28 |
L’università italiana, stravolta dal 3 + 2, costretta a cambiare tutti i corsi di laurea pochi anni fa e costretta a cambiarli nuovamente in questi mesi, è come un pugile messo all’angoloFonte: La Stampa di Paolo Bertinetti (preside della facoltà di Lingue, Università di Torino) L’anno scorso con l’estate giunsero i provvedimenti del ministro Tremonti per l’Università: taglio dei fondi e quasi blocco del turn-over (2 assunzioni ogni 10 pensionamenti). Con l’autunno giunsero le proteste degli studenti e la paura d’un nuovo ‘68. Con l’inverno arrivarono le contromisure. Da un lato la demagogica campagna denigratoria dei politici contro l’Università, basata su magagne e scandalosi casi limite per altro presenti in ogni settore della vita pubblica italiana (quella politica compresa, vedi alla voce «casta»). Dall’altro la riduzione, minima, dei tagli e del turn-over: 5 assunzioni ogni 10 pensionamenti. A inizio 2009 con i rigori dell’inverno giunse un disegno di legge sull’università, per dimostrare che il governo non pensava solo a tagliare. Non risulta che quel testo sia stato oggetto di approfondita discussione nella commissione parlamentare. E tuttavia con l’arrivo della primavera il ministro Gelmini annunciò in tv il varo della riforma. Qualche giorno dopo, altra clamorosa anomalia, prese a circolare un testo (apocrifo? genuino? elaborato nelle stanze ministeriali?) che riscriveva il disegno di legge. Solo l’Andu, l’associazione dei docenti universitari, dava notizia di tutto ciò, criticando severamente i contenuti della proposta. L’accusa principale è contro la «privatizzazione» dell’Università. È lo stesso tema che da mesi ha in gran parte bloccato l’università francese, con scioperi, cortei, occupazioni (Sorbona compresa) da parte di professori e studenti, che sembra abbiano indotto il Presidente e il ministro francese a rivedere la loro posizione. In Italia i rettori tacciono o approvano, un po’ per non inimicarsi il ministro, un po’ perché il disegno di legge prevede più potere per loro. Il progetto italiano prevede però un’ulteriore mastodontica trasformazione. Il testo è volutamente ambiguo. Sembra voler dire che, all’inglese, le facoltà vadano abolite e che i dipartimenti debbano occuparsi sia di didattica, sia di ricerca. Cosa non difficilmente realizzabile nelle facoltà scientifiche (dove almeno la coincidenza di ambiti di studio già c’è); quasi impossibile in molte delle umanistiche, dove si trovano quasi due terzi degli studenti, a patto di non cambiare tutto perché tutto resti come prima. Tuttavia è anche vero che, all’italiana, come alcuni rettori ritengono, la «riforma» consentirebbe invece l’accorpamento delle facoltà esistenti in «scuole», andando quindi nel senso opposto. L’università italiana, stravolta dal 3 + 2, costretta a cambiare tutti i corsi di laurea pochi anni fa e costretta a cambiarli nuovamente in questi mesi, è come un pugile messo all’angolo. Questo potrebbe essere il colpo del k.o. finale. Non si capisce quale altro possa essere l’intento della riforma Gelmini, che infatti ben si guarda dall’intervenire davvero sugli «scandali» dell’università. Quello più clamoroso nasceva dai concorsi locali, addomesticati e non con un solo vincitore, bensì con due idonei. Il disegno di legge prevede (come già dice una legge di ben quattro anni fa e mai attuata) che i concorsi siano nazionali; ma stabilisce che non proclamino dei vincitori, bensì degli «abilitati» tra cui le singole università sceglieranno i professori che vogliono. Dopo avere inveito per mesi contro lo «scandalo» degli idonei, si risolve il problema chiamandoli «abilitati»; e si consente alle singole università di rinnovare la «scandalosa» pratica di promuovere solo i propri docenti. Infatti, inevitabilmente, ogni università metterà a bando solo quei posti che potranno essere assegnati agli «abilitati» che ha in casa. La colpa sarà data naturalmente ai baroni; e in prima fila tra gli accusatori ci saranno gli artefici di questo gattopardesco sistema. |
Ultime Notizie
- Innovazione e ricerca, l'Europa boccia l'Italia
- Serve la cooperazione, non la competitività
- Se la Fornero facesse l'operaia
- Il moralismo trasversale
- Dal ministero per le Politiche agricole quattro borse di studio per laureati
- Rieti. Allarme neve, Bastioni: «Ancora un fine settimana all'insegna dei disagi»
- WebTv da record: più di 2 milioni di utenti per i 60 anni di Vasco
- Obesità, Saverio Cinti: «Scovato il "serbatoio" segreto del tessuto adiposo»
- Così appassionati di videogiochi da farci la tesi? Wired vi premia
- Da Fondazione Crui, 22 tirocini all’Ispra in ricerca e tutela ambientale
Più Lette della Settimana
- Bachelor. Appello al Ministro Fornero: far presto per non dissipare generazioni di neolaureati
- Entro il 2012 la risposta sulla 'particella di Dio'
- "Internet sarà l'equivalente di quello che negli anni '50 era l'automobile"
- Posto fisso, polemica per la “doppia monotonia” della figlia del ministro Fornero
- Rieti. Allarme neve, Bastioni: «Ancora un fine settimana all'insegna dei disagi»
- Schizofrenia e disturbi sociali, studio italiano ne svela la natura
- Volunia, la sfida italiana a Google che rompe le gerarchie del Web
- L'UDU vince il ricorso sui punteggi minimi ai test d'ingresso
- Bere da morire: l'alcol accresce il rischio di sviluppare tumori
- In funzione il cuore che non batte, diventa anche un film





L’università italiana, stravolta dal 3 + 2, costretta a cambiare tutti i corsi di laurea pochi anni fa e costretta a cambiarli nuovamente in questi mesi, è come un pugile messo all’angolo







