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| Università, Gelmini: «Meno corsi e sedi. Aumentiamo le residenze per gli studenti» |
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| Attualità |
| Martedì 05 Maggio 2009 19:28 |
«La valutazione è il cardine della riforma, ditinguere tra il reclutamento dei docenti e la carriera»Fonte: Il Messaggero Meno corsi e sedi distaccate, più residenze universitarie. È l'orientamento del governo per la riforma dell'università, come ha spiegato oggi il ministro dell' Istruzione Mariastella Gelmini. Il testo in elaborazione, ha evidenziato il ministro, prevede una distinzione tra il reclutamento dei docenti e la carriera, e la valutazione è il cardine della riforma. Quanto all'opportunità dell'offerta formativa, Gelmini ha sottolineato la necessità di collegare università e mondo del lavoro. Meno corsi e sedi, più residenze per gli studenti. «Spendiamo le stesse risorse degli altri paesi - ha detto il ministro dell'Istruzione a Radio 24 - ma li investiamo tutti nell'offerta formativa. Abbiamo invece poco residenze e poche borse di studio. Il tentativo che stiamo facendo è quello di invertire l'ottica di spesa: eliminare tanti corsi di laurea, sedi distaccate molte volte inutili dando direttamente risorse alle famiglie. E questo si può fare in accordo con sindaci, lavorando per calmierare gli affitti e per creare nuova ospitalità». Distinguere tra reclutamento e carriera. «Vogliamo distingue - ha detto tra concorso e promozioni: il concorso è fatto per reclutare nuovi docenti e non può essere un escamotage per premiare persone che sono già all'interno dell'università». Anche il reclutamento «va comunque legato alla valutazione assicurando che nel portare aventi la riforma saprà resistere alle pressioni corporative («non ho interessi da difendere»)». L'importanza della valutazione. Un tema fondamentale «è quello della valutazione che viene ancora prima della riforma del reclutamento e del riordino della gestione degli atenei. Questo è un paese che non ha mai avuto fiducia nella valutazione (Berlinguer ha fatto un tentativo ma è stato massacrato) - ha aggiunto la Gelmini - ma dobbiamo ripartire da lì». Il ministro ha quindi ricordato che nel decreto sull' università è già stato previsto che il 7% del fondo di finanziamento ordinario verrà distribuito su base meritocratica, con l'obbiettivo di portare questa percentuale (circa 500 milioni) al 25-30% come avviene negli altri paese europei. Università e lavoro. «Un elemento assente nel nostro paese è il collegamento tra mondo dell'università e mondo del lavoro» ha detto il ministro sottolineando l'opportunità di rivedere l'offerta formativa. Facendo riferimento all'alto numero di iscritti alla Facoltà di scienza della comunicazione, a fronte di un lieve calo degli iscritti in generale e del numero dei laureati, il ministro ha osservato: «Siamo sicuri che un laureato in scienza della comunicazione, anche a prescindere dalla crisi economica in corso, possa trovare lavoro o forse non è meglio cambiare l'impostazione generale?». I dati Eurostat. Il ministro si è quindi soffermato sui dati di una recente indagine internazionale (Eurostat) dalla quale è emerso che in Italia ci sono 19 laureati su 100 a fronte di una media Ue del 30% e di picchi del 40% in paesi come Francia o Gran Bretagna. |
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