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| Tecnologia - L'orecchio? E' antifrode. "Così identifica la persona" |
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| Attualità |
| Mercoledì 15 Aprile 2009 |
Ricercatori britannici: "Emette suoni caratteristici, indicatori biometrici come l'iride e le impronte digitali". Che potrebbero essere usati per garantire la sicurezza di cellulari o transazioni bancarie via telefonoFonte: la Repubblica IL TELEFONINO che si attiva solo se accostato all'orecchio del proprietario. Transazioni bancarie via telefono a prova di frode, senza codici da memorizzare o improbabili password. Dati sensibili comunicati a remoti call center in tutta sicurezza, perché per identificare il legittimo proprietario delle informazioni basterà "ascoltarlo" con molta attenzione. E' tutto lì il segreto: l'ultima frontiera della sicurezza biometrica è l'orecchio, in particolare una serie di minuscoli suoni caratteristici che può emettere, unici, diversi da persona a persona. A fare il punto sulle ultime ricerche in materia è il New Scientist, rivelando potenzialità e possibili applicazioni nel campo della sicurezza tecnologica delle cosiddette emissioni oto-acustiche. L'orecchio, infatti, non solo riceve suoni, ma è in grado di produrne, grazie alla vibrazione delle cellule nervose ciliari nella parte esterna della coclea. Il suono penetra in questa struttura interna dell'orecchio a forma di chiocciola, facendo vibrare le cellule ciliari e trasformando le vibrazioni in segnali elettrici trasmessi lungo il nervo uditivo, che permettono di udire il suono. Ma mentre si contraggono e si espandono, queste cellule emettono anche suoni propri. Suoni che, secondo uno studio condotto dall'Università di Southampton, in Gran Bretagna, potrebbero essere unici e distintivi, in grado di identificare una persona proprio come l'iride o le impronte digitali. Questi suoni, avvertibili solo con microfoni molto sensibili, possono essere provocati facendo sentire una serie di "click" nell'orecchio della persona. Che risponde alla sollecitazione, rilasciando microsegnali di frequenza che va da 0 a 5 kilohertz, variabili in ampiezza. Lo studio britannico dovrebbe terminare entro la metà del 2010 e se i risultati saranno quelli che i ricercatori britannici si aspettano, le industrie elettroniche potrebbero già iniziare a produrre cuffie o telefoni cellulari con microfoni super sensibili da appoggiare all'orecchio, per poter captarne i suoni. La strada, però, è ancora lunga e accidentata. E non mancano i dubbi sulla reale efficacia di un dispositivo di sicurezza basato sull'identificazione dei suoni auricolari. Si può essere sicuri, ad esempio, che questi rimangano identici nel corso degli anni, tanto da poter essere considerati univoci e infallibili come documento di identità, come le impronte digitali? E cosa succede in caso di alterazione da alcool o farmaci, che possono annullare tali emissioni sonore? Questioni che rimangono ancora aperte sul tavolo, da risolvere prima di pensare ad un possibile utilizzo futuro su larga scala delle emissioni otoacustiche. |
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