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Università, verso la scelta dei corsi di laurea: meno finanza, più economia PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 15 Aprile 2009 16:54
studentiL'inversione di tendenza si è già affacciata nelle ultime immatricolazioni, chiuse a novembre quando la crisi muoveva i primi pesanti passi nell'economia reale

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Gianni Trovati

L'economia in frenata cambia anche l'università italiana e mette in crisi una delle abitudini più consolidate negli studenti di casa nostra: quella di scegliere il corso di laurea sulla sola base delle inclinazioni personali (e dei miti del momento), rimandando a dopo la tesi il pensiero delle occasioni reali offerte dal titolo di studio quando si bussa alle porte delle imprese.

L'inversione di tendenza si è già affacciata nelle ultime immatricolazioni, chiuse a novembre quando la crisi muoveva i primi pesanti passi nell'economia reale. La popolazione studentesca scende (-3%, per ragioni demografiche), ma i più solidi fra i «campioni» dell'occupazione non se ne accorgono: a crescere più di tutti è ingegneria industriale (+6,9%), seguita da ingegneria dell'informazione, e anche nei corsi economici più vicini alle imprese le immatricolazioni reggono bene. Non solo: i primi segnali, nelle università che hanno aperto le preiscrizioni per il 2009/2010, dicono che l'anno prossimo questa dinamica sarà decisamente più netta.

Alla Luiss di Roma, per esempio, questa evoluzione si sta registrando in presa diretta. A economia le richieste fioccano (+30% in tre anni), e così a giurisprudenza (+11% rispetto all'anno scorso) mentre scienze politiche è sui livelli del 2008, ma solo perché i corsi su Pubblica amministrazione e relazioni internazionali compensano la caduta di tono delle aree legate alla comunicazione. «È cambiato il vento – conferma Pierluigi Celli, ad e direttore generale della Luiss – e ora cambia anche l'offerta». L'anno prossimo, nelle aule dell'Ateneo romano ci sarà meno finanza e più economia reale e gestione delle imprese, anche per venire incontro alla nuova agenda di studenti e famiglie: perché, spiega Celli, «una crisi come questa fa pulizia a livello culturale, sgonfia il mito della finanza e di Londra e i suoi effetti durano nel tempo. E non è un male».

La parola d'ordine dell'economia reale trova una conferma a ingegneria. Anche il Politecnico di Torino sta raccogliendo le preiscrizioni (c'è tempo fino a maggio) e a correre più di tutti sono i settori più legati all'impresa: l'ingegneria gestionale, che studia l'organizzazione e i processi produttivi delle imprese, e quella industriale. «Il dato è parziale ma chiaro – spiega il rettore, Francesco Profumo – e accentua le dinamiche del 2008/2009, che ha registrato un aumento dell'8% nelle iscrizioni. In tempi difficili le università tecniche sono "anticicliche", ma hanno il compito delicato di preparare al post-crisi con l'innovazione e l'internazionalizzazione».

Già, perché quando si parla di studi bisogna saper distinguere bene congiuntura e futuro. La prima vede nero: la banca dati del consorzio AlmaLaurea, che da anni misura il successo occupazionale degli atenei e oggi offre alle imprese 1,2 milioni di curricula fra cui scegliere, nei primi tre mesi e mezzo del 2009 segnala un crollo (-30%) di richieste dalle aziende, anche dalle parti di ingegneria (-24%) ed economia (-38%), con una controtendenza solo in area informatica e linguistica.
«Ma chi si iscrive oggi non deve guardare questi numeri, ma pensare al 2011-2013, quando uscirà dall'università – spiega Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea –. Anche la formazione è un investimento, e in fasi come questa le scelte privilegeranno le aree di studio tradizionalmente più forti. È un fatto positivo, dopo l'esplosione di fantasia che negli ultimi anni ha caratterizzato l'offerta formativa delle università».
 

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