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Bere molto, anche troppo, senza ubriacarsi. Indipendentemente dalla quantità di alcol che dal bicchiere finisce diritta nel sangue
Fonte: Il Messaggero
È una sorta di "pillola della sobrietà quella a cui sta lavorando un gruppo di scienziati guidati dalla ricercatrice Jing Liang dell'università della California di Los Angeles. La sostanza, un antidoto alla sbronza che dai primi test sugli animali sembra efficace e priva di effetti collaterali, si chiama diidromiricetina (Dhm) e si estrae dalla Hovenia dulcis cinese, pianta nota anche come albero dell'uva passa. In uno studio pubblicato sul "Journal of Neuroscience", Liang e colleghi hanno provato a iniettarla nei ratti insieme a dosi massicce di alcol. Con risultati incoraggianti: non solo il roditore-cavia non si sbronzava, ma perdeva anche la voglia di assumere altro alcol. Da qui l'intenzione dei ricercatori: partire presto con test sull'uomo. La Dhm, dunque, funzionerebbe contemporaneamente come scudo ai danni cerebrali dei drink ad alta gradazione e come dissuasore di bevute a rischio. Ma il progetto di arrivare a una pillola dell'alcol libero ha già iniziato a sollevare polemiche, riporta il "New Scientist". Il timore è che la futura, eventuale disponibilità sul mercato di un farmaco del genere incoraggi al consumo di alcol, invece di allontanare dal vizio. Markus Heilig, direttore clinico del National Institute americano sull'abuso di alcol e l'alcolismo, centro degli Nih di Bethesda, ricorda che in passato il gruppo farmaceutico svizzero Roche ha abbandonato lo sviluppo di un prodotto simile, il composto siglato Ro 15-4513: la sostanza, evidenzia l'esperto, aveva sollevato molti interrogativi sul piano etico e filosofico, perchè l'esistenza di un antidoto "on demand" all'alcol avrebbe potuto fornire un comodo alibi agli amanti del bicchiere. Mentre il Ro 15-4513 causava seri effetti collaterali, inclusi attacchi d'ansia e convlusioni, il Dhm sarebbe sicuro, obietta Liang. Già 500 anni fa gli estratti della pianta asiatica venivano usati in Cina per trattare i postumi della sbornia. Ma ora lo studio condotto da Liang sui ratti ha dimostrato la particolare efficacia e il meccanismo d'azione di una sostanza dell'estratto, appunto la Dhm. Negli esperimenti condotti è stata in grado di prevenire l'intossicazione da alcol sul cervello dei roditori, riducendo al contempo la loro sete di bevande inebrianti. Dopo aver iniettato nell'addome dei ratti un quantitativo di alcol (con o senza l'aggiunta di Dhm) paragonabile a quello che verrebbe assunto da un uomo bevendo 15-20 birre in 2 ore, il team di Liang ha valutato le capacità di coordinazione dei roditori. Ebbene, quelli che avevano ricevuto alcol corretto con Dhm (1 mg per ogni kg di peso corporeo) impiegavano solo 5 minuti - contro i 70 dei compagni sbronzi - a sollevarsi da soli da uno scomodo giaciglio a forma di "V" sul quale erano stati sdraiati di schiena. E ancora: messi all'interno di un labirinto, i ratti del gruppo "alcol + Dhm" assumevano un comportamento simile a quello di ratti sobri, esplorando il dedalo con curiosità, mentre gli animali ubriachi restavano accovacciati in un angolo. Permettendo ai ratti di scegliere liberamente fra 2 soluzioni dolci, una alcolica e l'altra analcolica, si è visto che il Dhm toglieva ai roditori anche la voglia di bere alcol. E somministrata per 7 settimane, la sostanza guariva dalla dipendenza anche gli animali che nell'esperimento avevano ricevuto alcol senza antidoto. Tutti i benefici osservati venivano però neutralizzati somministrando ai ratti anche una dose di flumazenil, un farmaco che agisce bloccando nel cervello i recettori del neurotrasmettitore Gaba. Secondo l'èquipe Usa, questa è la prova che proprio attaccandosi ai recettori Gaba il Dhm evita gli effetti dell'alcol. Anche quando scorre a fiumi nel sangue. «Il dato - commenta David Nutt dell'Imperial College di Londra, ex capo del comitato britannico sull'abuso di alcol, citato dal New Scientist - ne supporta altri che indicano per i recettori Gaba un ruolo chiave nell'azione dell'alcol sul cervello, e che quindi suggeriscono come questi interruttori possano rappresentare un bersaglio accessibile»« per future terapie anti-acolismo. La speranza è che questa strategia sia sicura anche nell'uomo, auspica l'esperto Gb. |