Iscrizione Newsletter
Per ricevere periodicamente la nostra newsletter iscriviti inserendo il tuo indirizzo e-mail. Attenzione: il servizio è attivo solo per le caselle @campus.rieti.it rilasciate con la University Card.
| L'Università di Urbino imbavaglia la rete, è censura o prevenzione? |
|
|
|
| Attualità |
| Mercoledì 11 Gennaio 2012 |
|
Fonte: Controcampus.it La digitalizzazione di ogni sfera della nostra vita, ci fa sentire sopraffatti da essa, e ci spinge a porre dei limiti. All’Università di Urbino si può navigare liberamente, per quello che riguarda il tempo, ma non per le modalità. Non è consentito consultare siti che contengono materiale pornografico, né scommesse né poker on-line, non si possono condividere file come film o musica, ma non si può nemmeno accedere ad alcuni blog della Primavera araba, web tv e canali anche solo lontanamente sospetti. Si potrebbe parlare di una sorta di “emendamento censura" (ricordiamo la “legge bavaglio”, frutto dell’ingegno di Clemente Mastella) che non fa bene alla democrazia. I responsabili amministrativi del progetto informatico ci tengono a precisare che “si tratta di un sistema di sicurezza, garantita dal servizio Garr (Gruppo per l’Armonizzazione delle Reti di Ricerca), una rete telematica nazionale a banda ultralarga che gestisce i servizi internet di oltre 450 enti su tutto il territorio nazionale, a sua volta sottoposta alla rete europea Géant.” Tengono a precisarlo per chiarezza o per fare il cosiddetto scarica-barile? Il dott. Laerte Sorini, Delegato all’Informatica e ideatore del progetto Uwic (Urbino Wireless Campus) ha cercato di tirare un po’ le fila della faccenda, spiegando che, se un ragazzo, connesso attraverso la rete dell’Università, scarica qualcosa che non deve, come un film, può arrivarci una segnalazione dalla Paramount per violazione del copyright attraverso la Garr”. Altro espediente è il Websense, un software di controllo, che lavora “scremando” le pagine web, azionandosi ogni volta che il contenuto appare sospetto e di conseguenza lo blocca. Per capirne il funzionamento facciamo alcuni esempi: Il Websense ha anche un’altra funzione, ovvero quella di prevenire la trasmissione delle infezioni informatiche. Gli studenti hanno pareri contrastanti, c’è chi come Davide, studente di Economia, afferma “perché andare su quei siti di scommesse online, dal momento ch non è proprio giusto”. C’è chi invece come Gennaro di Economia s’interroga: “Dov’è la libertà di informazione?” È un tentativo di mettere il bavaglio a Internet e alla blogosfera? O è solo un modo per proteggerci da ciò che può lederci? Speriamo che la cultura e la politica tengano conto della libertà di espressione e d’informazione e soprattutto delle necessità di chi la Rete, la vive ogni giorno come utente e cittadino. |
Ultime Notizie
- 20 anni dalla strage di Capaci. Lo speciale
- Niente e-book, siamo studenti. All'università domina la carta
- Professioni sanitarie. La bozza di accordo Ministero-Regioni
- «Miss fondoschiena», il sexy-concorso dà scandalo a Cambridge
- Mai più seni «rifatti» per le under 18. È legge il divieto
- Laureati alle prese con la crisi: "Pronti a andare all'estero"
- Università all’estero: quali sono i requisiti per accedere?
- Ecco So.cl di Microsoft
- Nuovi farmaci per curare il tumore senza effetti collaterali sul fisico
- Università americana laurea Francesco Guccini
Più Lette della Settimana
- Immigrazione, Cameron taglia sugli studenti stranieri. Ci rimettono le università
- La Sapienza, scoperto il gene della longevità: si trova negli abitanti di Campodimele
- Il ritorno del Piccolo Principe
- Il robot comandato col pensiero. Così BrainGate aiuta i paralitici
- Terremoto in Emilia: tanti i danni, ma soprattutto la paura
- Documento professioni sanitarie. Proia: “Aperti a tutte le modifiche migliorative”
- Diretta Video - Forum PA al centro dell'Innovazione
- I tablet Acer arrivano sui banchi di scuola
- Progetto Leonardo laureati (prossimi alla Laurea) e diplomati dal titolo 2“Ideare ”- Ideare, Agire, Riflettere e capire, cambiare"
- Il genio di Pompei conteso dai college Usa





È forse dal Memex del 1930, che si discute su quale sia il nostro ruolo rispetto alla tecnologia:siamo oggetti passivi, o soggetti attivi?







