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Indagine dell'Istat. Dottori di ricerca, il 7% svolge attività di ricerca all'estero PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 29 Dicembre 2011

Indagine dell'Istat. Dottori di ricerca, il 7% va all'esteroNon si arresta la fuga dei cervelli all'estero. Su oltre 18 mila dottori di ricerca, quasi 1.300 - il 7% - si sono spostati all'estero. La ricerca riguarda i dottori di ricerca che avevano conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006

Fonte: Il Sole 24 Ore

In sintesi, l'identikit del «dottore di ricerca itinerante» verso altri Paesi può essere così sintetizzato: è originario del Centro-Nord, proviene da famiglia con elevato livello di istruzione (padre o madre quantomeno diplomati), ha conseguito il dottorato in età relativamente giovane (meno di 32 anni), svolge attività di ricerca (almeno in parte) nel lavoro iniziato subito dopo il conseguimento del titolo. Tali caratteristiche accomunano circa il 35% di quanti si sono spostati verso l'estero.

Stando all'Istat, a scegliere l'estero sono soprattutto gli uomini, 7,6% contro 5,1% delle femmine. Dall'indagine, emerge anche che di questi circa 1.300 ricercatori che ora risiedono all'estero, migrano con più frequenza i dottori di ricerca dell'area delle Scienze fisiche (il 22,7%) ma sono attratti dall'estero anche chi ha conseguito il dottorato in ambito matematico e informatico.

La «fuga» rimarca anche, all'interno del Paese, la differenza tra Nord e Sud. Le regioni settentrionali presentano le più elevate quote di spostamenti verso l'estero: si va dal minimo dell'Emilia-Romagna, pari al 6,9% (dei dottori di ricerca residenti prima dell'iscrizione all'università) al massimo del 10,5% della Liguria.

In generale il 74% dei dottori di ricerca che prima dell'iscrizione all'università risiedevano nelle regioni meridionali continua a vivere abitualmente nella stessa ripartizione al momento dell'intervista; la quota sale a oltre l'85% tra chi risiedeva nel Centro e nel Nord. La minore «capacità di trattenimento» del Mezzogiorno si traduce in una mobilità verso il Centro e il Nord (10,8% in entrambi i casi); più contenuta appare quella verso l'estero (4,4%).Gli originari delle regioni settentrionali, invece, sono mobili soprattutto verso l'estero (8,4%).

Inoltre, i dottori di ricerca che hanno trascorso dei periodi in un altro Paese, durante e grazie al corso di dottorato, risultano vivere all'estero al momento dell'intervista in una quota doppia rispetto alla media generale (12,9% contro 6,4%); un risultato, almeno in parte, attribuibile al sostegno della cultura della mobilità da parte delle istituzioni nazionali ed europee.
L'incidenza della mobilità verso altri Paesi cresce all'aumentare del livello d'istruzione dei genitori. In particolare, il 10% dei dottori di ricerca settentrionali con almeno uno dei due genitori laureati vive all'estero.

 

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