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| Leiden ranking, la nuova classifica che misura l’impatto scientifico delle università |
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| Attualità |
| Lunedì 19 Dicembre 2011 |
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Fonte: Universita.it Tra le celebrate classifiche del Times e Qs, le maggiori autorità in materia, ora spunta però un nuovo ranking che professa la propria obiettività grazie a complicati indici bibliometrici. Si tratta del Leiden Ranking 2011/2012, elaborato dal Centre for Science and Technology Studies dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi. Al centro di questa classifica vi è essenzialmente il parametro della qualità della ricerca e quindi l’impatto scientifico delle varie università a livello mondiale. La migliore delle italiane è Milano (271esima), seguita da Trieste (311esima). Ma se anche si tratta di una classifica “made in Europe”, il predominio delle americane non ne esce scalfito. Anzi, nella top 20 non c’è traccia nemmeno di Cambridge (che troviamo solo al 31esimo posto) né di Oxford (in 36esima posizione). Spazio agli atenei svizzeri piuttosto, con l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (12esima) e l’ETH Zurich (18esima), mentre il resto della top 20 è interamente appannaggio delle università statunitensi, che in tutto detengono 127 posti su 500 nella classifica, concentrati naturalmente nella parte alta. La Germania vanta complessivamente 39 atenei in classifica, contro i 26 inglesi, 31 cinesi, 25 italiani. In testa il Massachusetts Institute of Technology, seguito da Princeton e Harvard, che si piazza “solo” al terzo posto. La stella più luminosa fuori dal firmamento accademico europeo e staunitense è l’Hong Kong University of Science and Technology, che incontriamo al 58esimo posto. Il Leiden Ranking 2011 si pone l’obiettivo di offrire indicatori più specifici e precisi rispetto all’impatto scientifico degli atenei e “vanta” una metodologia più trasparente. A differenza del Times Higher Education e del ranking QS, non fa uso di alcun parametro “reputazionale” o di dati forniti dalle università stesse, tacciati di soggettività. Gli indicatori presi in considerazione misurano l’impatto e il numero delle pubblicazioni, il loro grado di internazionalità, con la possibilità di non escludere le pubblicazioni scientifiche in lingue diverse dall’inglese. Per il Bel Paese però non si assiste ad alcun cambiamento di rilievo: come già per molti altri ranking occorre scorrere a lungo la classifica per imbattersi nella prima italiana, l’Università di Milano a quota 271. Seconda l’Università di Trieste (311), a seguire troviamo l’Università di Torino (312), il Politecnico di Milano (323), l’Università di Parma (331), Bologna (332), Verona (335), Padova (340), Pavia (348), mentre il Politecnico di Torino si piazza a quota 350. In classifica, oltre quota 35o anche gli atenei di Ferrara, Perugia, Firenze, Roma Tor Vergata, Pisa, Bari, Genova, Federico II di Napoli, Cattolica del Sacro Cuore, La Sapienza di Roma, Siena, Messina, Palermo e Catania. |
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Anche se c’è chi dubita della loro utilità, i ranking continuano ad essere uno degli strumenti per quantificare la bontà delle università a livello globale







